Noi del POP/PSdL invitamo a votare No all’ ”Iniziativa per l’autodeterminazione” il prossimo 25 novembre.

Nel corso dei secoli, e in particolare a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, l’umanità ha concordato delle convenzioni internazionali volte a tutelare la pace, la libertà, il rispetto dei diritti umani, l’autodeterminazione di ognuno e dei popoli. Dopo i massacri perpetrati dal nazi-fascismo, era forte la voglia di pace e di solidarietà tra i popoli del mondo, e c’era una forte volontà di prevenire conflitti, dittature e violazioni della dignità umana e dei popoli.

La creazione di organismi internazionali per la pace e i diritti umani ha costituito un elemento cardine per il sostegno all’autodeterminazione dei paesi colonizzati e per la nascita di paesi che ancora oggi lottano per la loro sovranità a carissimo prezzo.

Far credere che la Svizzera sia nelle condizioni di questi paesi significa cercare di nascondere il ruolo imperialista che il nostro paese occupa nel modo. La Svizzera non è sottomessa a nessuno se non al gran capitale finanziario, che a partire anche dalle grandissime banche e multinazionali con sede fiscale nel nostro paese domina su quasi tutto il pianeta.

Con l’iniziativa contro i giudici stranieri, l’UDC si permette di paragonare le lotte eroiche per l’ autodeterminazione dei popoli oppressi di tutto il mondo con il suo nazionalismo sciovinista, che si pone non al servizio del popolo ma a quello del grande capitale e del suo braccio armato.

In Svizzera, un paese totalmente dipendente dalla globalizzazione capitalista, senza contestare il sistema economico di rapina che ha sviluppato la borghesia, non c’è nessuna autodeterminazione popolare possibile, tanto meno rigettando il diritto internazionale. Altro che arroganza dei migranti, l’arroganza viene da chi vuole continuare a sfruttare economicamente tutto il pianeta per il benessere di pochi, in barba al diritto internazionale.

Non è dal diritto internazionale che bisogna liberarsi, ma dal ruolo di banca e ambasciatore dei più ricchi ladri e sfruttatori del pianeta che la borghesia svizzera ha dato al nostro paese. Chi ci governa da oltre 100 anni pretende aver inventato un paese dove il capitalismo non conosce crisi, speculando sulle più tragiche disgrazie dei popoli più sfruttati nel mondo; questa illusione è però finita da un pezzo, e questo perché la crisi – oggi chiamata austerità – è ben nota anche da noi.

L’UDC però non si scaglia di certo contro i responsabili della crisi economica e sociale che avanza sempre di più nel nostro paese e soprattutto in Ticino. L’UDC si adopera per costruire delle campagne politiche per mettere in evidenza le contraddizioni secondarie e conseguenti della contraddizione primaria del sistema, che è quella tra sfruttatori e sfruttati, scelta che, fatta di proposito o no, non riuscirà a dare soluzione alla crisi.

Il POP/PSdL sostiene che non tutti gli accordi presi dalla Svizzera siano positivi nella loro sostanza e nella loro forma, anzi noi chiediamo la disdetta degli accordi bilaterali con l’Unione Europea per sostituirli con degli accordi in favore dei lavoratori, perché quelli attuali sono solo in favore del capitale sia in Svizzera che nei paesi d’Europa dove sono stati sottoscritti. Siamo anche contro gli accordi di partenariato militare con la Nato e Israele, perché crediamo in un mondo di pace. Siamo contro gli accordi di doppia imposizione fasulli che la Svizzera impone a oltre cento paesi, con il solo fine di permettere che i governanti di quei paesi e i loro amici possano nascondere al fisco i loro profitti. Siamo contro gli accordi di Schengen e Dublino, contro il Cassis de Dijon e contro tanti altri accordi ancora.

Proprio perché c’è un diritto internazionale, la Svizzera ha la possibilità di disdire questi accordi e di iniziare un cammino nuovo, dove la sovranità popolare possa esprime gli interessi di chi oggi subisce il sistema. Proprio perché esiste nel diritto internazionale il dirittto all’autodeterminazione dei popoli, oggi più che cento anni fa è possibile immaginare un cambio di paradigma nel nostro sistema e l’abbandono dell’utopia di un capitalismo dal volto umano, che per finire ha più le sembianze di uno zombie.

In questa campagna per il voto del 25 novembre, i contrari hanno finora insistito molto sul rischio di perdere la stabilità se dovesse passare l’iniziativa; certamente l’UDC ha l’intento di destabilizzare le istituzioni, perché è un partito che mira a prendere il potere in maniera assoluta, ma il sistema si destabilizza da solo, per cui non è questo che ci preoccupa.

Ci preoccupa piuttosto il fine di chi provoca questa destabilizzazione. Oggigiorno sul piano internazionale chi manca di rispetto ad ogni occasione al diritto in internazionale sono principalmente USA, Israele, Arabia Saudita, Gran Bretagna, Francia. Da decenni l’impero statunitense e i suoi alleati hanno macchiato di sangue le parole come libertà, democrazia, diritti umani, con le loro guerre contro i popoli che lottano per le proprie sovranità e indipendenza. La destra conservatrice è sempre stata in prima fila, non soprende quindi che voglia cercare di svincolarsi da qualsiasi giudizio internazionale sui crimini commessi all’estero, basti pensare alla Eternit di Schmidheiny, condannato per strage in Italia.

In diversi ambiti dei diritti fondamentali il nostro bel paese non è sempre illibato, anzi! Un esempio lampante e centrale è la libertà sindacale. La Svizzera è stata più volte oggetto di osservazioni da parte dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), in particolare per quanto concerne il diritto di organizzare una rappresentanza dei lavoratori in seno alle aziende senza rischio di licenziamento. Secondo il Comitato per la Libertà Sindacale dell’ILO in Svizzera tale diritto non è tutelato efficacemente, ciò che rende impossibile un partenariato sociale sufficientemente equo. Anche nel diritto internazionale ci sono degli appigli per il movimento operaio e per le sue organizzazioni, al fine di condurre le battaglie necessarie a costruire l’unità degli sfruttati, affinché il movimento cresca forte e capace di dare il là al cambiamento.

Noi crediamo che, se dovesse passare il sì, tutti gli accordi utili a perpetrare il sistema imperialista verrebbero salvaguardati, non risolvendo quindi le contraddizioni presenti e tangibili nella società, ma si renderebbero molto più precari quei trattati che costituiscono delle conquiste per i lavoratori, per le donne, per i bambini, per i disabili, per le minoranze e per le persone migranti.

Per questi motivi,

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