No alla base legale per la sorveglianza degli assicurati

Nel mese di marzo, il Consiglio Nazionale, seguendo ancora una volta il parere del potente gruppo di pressione formato delle compagnie assicurative, ha approvato la nuova “Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali”, gettando di fatto le basi per permettere la sorveglianza delle assicurate e degli assicurati.

Questa legge è nata come risposta alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che nell’ottobre del 2016 aveva imposto alla Svizzera di cessare le osservazioni segrete delle assicurate e degli assicurati, poiché non c’erano le basi legali per continuare a violare la privacy delle cittadine e dei cittadini.

La Svizzera, attraverso la nuova legge preparata su volontà delle lobby, ha voluto dunque stabilire una base legale che permetta, attraverso tutta una serie di mezzi, alle compagnie di assicurazioni private di sorvegliare le persone sospettate di frode.

I mezzi permessi che saranno concessi vanno dalle riprese video alle registrazioni sonore, fino all’utilizzo di tracciatori GPS piazzati nelle automobili.

In questo modo saranno accordati paradossalmente più permessi di sorveglianza (anche all’interno della propria proprietà privata) a dei detective privati contrattati dalle assicurazioni di quelli che possono essere utilizzati dalla polizia nel corso di un’inchiesta penale.

Dunque, ancora una volta, il Parlamento si esprime su volontà delle lobby contro i più vulnerabili, che sono spesso e volentieri le persone che beneficiano giustamente dei servizi sociali. Assicurazioni che riguardano potenzialmente tutte e tutti, poiché il processo di trasformazione sociale in corso nella nostra società capitalista prevede che ogni lavoratrice e lavoratore viva al limite dell’esclusione e in situazione di vulnerabilità permanente, sia sul piano lavorativo quanto su quello sociale.

Inoltre, l’individualizzazione in corso nella nostra società tende a far sentire colpevoli le singole persone della loro situazione socio-economica, senza considerare che l’attuale sistema di produzione è intrinsecamente un produttore di diseguaglianze. Gli strumenti di spionaggio previsti nella legge non sono dunque altro che un’aggiunta di deterrenti in mano ai privati, utili soprattutto per evitare che le persone si rivolgano in caso di bisogno alle assicurazioni sociali, rafforzando il pregiudizio che chi non può lavorare o sopperire ai suoi bisogni primari è a priori un potenziale approfittatore.

Se da una parte è vero che le frodi ai danni delle assicurazioni sociali hanno effettivamente un costo che ricade sulla collettività, dall’altra però le cifre di potenziali risparmi sono infime se messe a confronto con quelle che riguardano le frodi fiscali. In effetti miliardi di franchi finiscono ogni anno in paradisi fiscali, sfuggendo alle tassazioni in Svizzera. Il nostro Parlamento, in mano ai partiti di destra, preferisce però ancora una volta puntare il dito contro i più vulnerabili, non andando a prendere i soldi là dove ci sono, ma piuttosto fomentando una guerra fra poveri che gli permetta di continuare a regnare indisturbato.

Per queste ragioni, noi del POP/PSdL ci opponiamo alla base legale per la sorveglianza degli assicurati e invitiamo a votare NO il prossimo 25 novembre.

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