Iniziativa per la “falsa” autodeterminazione, Incontro con Melik Özden, direttore del CETIM (Europa centrale e Terzo mondo) e responsabile del programma per i diritti umani.

Intervista di Amanda Ioset, segretaria generale “ Solidarité sans frontières”

L’iniziativa UDC “per l’autodeterminazione” sarà sottoposta a votazione popolare il 25 novembre. Essa prevede che il diritto internazionale non imperativo sia subordinato al diritto svizzero.Secondo l’UDC, l’iniziativa “per l’autodeterminazione” mira a salvaguardare la sovranità e l’indipendenza della Svizzera. Questi valori sono davvero in contraddizione con il diritto internazionale?

Il diritto internazionale non è incompatibile con la sovranità. Certamente, quando uno Stato ratifica un trattato internazionale, cede un pezzo della sua sovranità. I trattati internazionali prevedono meccanismi di controllo ai quali gli Stati devono sottostare. Nei paesi democratici, d’altro canto, la ratifica di tale trattato deve sempre essere convalidata dal Parlamento. Se il Parlamento non è d’accordo, può rifiutare la ratifica. Se, al contrario, il Parlamento accetta il trattato e, dopo un certo periodo, il trattato non è più appropriato, può denunciarlo. Quindi, il diritto internazionale consente norme comuni e una vigilanza reciproca, ma nulla è vincolante per sempre. Detto questo, oggi è illusorio voler vivere in autosufficienza, data l’interdipendenza dei paesi in molte aree del mondo.

Per gli oppositori dell’iniziativa, si tratterebbe di un velato attacco alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU). L’UDC sostiene che non c’è bisogno di “giudici stranieri” per far rispettare i diritti umani perché sono sanciti dalla Costituzione. Chi ha ragione?

C’è molto da dire a questo proposito. In primo luogo, le decisioni dei giudici nazionali non sono immuni da errori politici e pregiudizi, che a volte possono essere corretti da un’ottica esterna. In secondo luogo, dobbiamo ricordare che, a differenza della maggior parte degli Stati europei, la Svizzera non dispone di una corte costituzionale, il che significa che il Parlamento può approvare leggi contrarie alla Costituzione. È quindi interessante disporre di un meccanismo di monitoraggio esterno. Infine, la discussione si concentra molto sulla CEDU, ma non dimentichiamo che il diritto internazionale è molto più ampio! Penso, ad esempio, alle norme dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) in materia di lavoro o alle norme ambientali come la Convenzione di Basilea sulle spedizioni di rifiuti pericolosi. La maggior parte di queste norme non si trovano nella Costituzione svizzera.

Secondo l’UDC, gli accordi di libero scambio e il trattato che istituisce l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) sarebbero perfettamente compatibili con l’iniziativa. Il diritto internazionale è quindi positivo quando tutela gli interessi delle imprese transnazionali (TNC)?

È chiaro che ci sono più interessi in gioco. L’OMC dispone di un organo di risoluzione delle controversie, ossia di “giudici stranieri” che sanzionano tutto ciò che ritengono contrario al libero scambio, con la possibilità di decidere sanzioni economiche immediate. L’UDC, che sostiene di difendere la sovranità e la libertà, dovrebbe piuttosto attaccare l’OMC, che ha ripetutamente dimostrato di essere dannosa per la legislazione nazionale. Analogamente, i sostenitori dell’iniziativa parlano molto della CEDU, ma non credo che abbiano già denunciato l’ICSID (Centro internazionale per la risoluzione delle controversie sugli investimenti), questo organismo sovranazionale gestito dalla Banca mondiale, dinanzi al quale le multinazionali possono trascinare gli Stati che ostacolano i loro interessi economici.

A differenza dell’UDC, il CETIM ritiene che il diritto internazionale sia un buono strumento per difendere i popoli e i loro diritti. Potrebbe fornirci alcuni esempi concreti?

Abbiamo condotto una campagna che culminerà presto in una dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei contadini. Questo nuovo strumento di diritto internazionale offre una migliore protezione agli agricoltori, tenendo conto delle loro esigenze specifiche (terra, sementi, accesso alle risorse naturali). Sarà inoltre riconosciuto il loro ruolo nella protezione dell’ambiente, della biodiversità e dei cambiamenti climatici. L’adozione della presente dichiarazione contribuirà a migliorare le condizioni di vita nelle zone rurali in modo sostenibile e su scala mondiale. Da tempo, inoltre, ci impegniamo a rispettare gli standard internazionali vincolanti per le multinazionali. Se oggi la sovranità viene messa in discussione, è attraverso l’azione di queste società che sfuggono a qualsiasi controllo giuridico e democratico.

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