Tutti e tutte alla manifestazione contro il razzismo del 27 ottobre

Il Partito Operaio e Popolare sostiene il Collettivo R-ESISTIAMO, nato in aprile dall’unione fra persone residenti in Ticino dei più disparati orizzonti e le persone collocate in centri per richiedenti d’asilo nel Cantone. Grazie a questo incontro si sono potute scoprire e denunciare innanzitutto le degradanti condizioni in cui delle persone sono collocate nel centro della protezione civile di Camorino, ma siamo intervenuti anche contro i tentativi di rimpatri forzati di famiglie monoparentali, allargando così la nostra critica dalla cattiva gestione cantonale delle soluzioni abitative per i richiedenti d’asilo a più in generale la politica migratoria ticinese, che si basa su principi totalmente sbagliati, come il razzismo, l’isolamento e lo sfruttamento.

La Croce Rossa e i responsabili cantonali della Divisione dell’azione sociale e delle famiglie non hanno però mai voluto considerare le critiche presentate in forme ed istanze diverse. Ma, anzi, hanno optato per la repressione e la calunnia di noi contestatari per mano delle forze dell’ordine e di alcuni media. Basti ricordare l’intervento massiccio nel bunker di Camorino nello scorso luglio e la recente violenza perpetuata dalla polizia ai danni di militanti del collettivo durante la presentazione a Chiasso, nonché la tolleranza dei metodi violenti del municipale leghista di Coldrerio, ma si devono anche aggiungere le pressioni che alcuni militanti con permesso F ricevono nei centri.

Il collettivo R-ESISTIAMO, così come noi del POP, non temiamo le intimidazioni, ma prendiamo ulteriore slancio da queste provocazioni. Negli ultimi mesi abbiamo dunque reso visita al centro della Croce Rossa di Cadro, a quello di Paradiso e al Bunker di Camorino. Il 27 ottobre il Partito Operaio e Popolare sarà presente alla manifestazione antirazzista di Bellinzona con lo slogan “solidarietà con chi subisce, lotta a chi opprime”.

Noi del Partito Svizzero del Lavoro / Partito Operaio e Popolare (PsdL/POP) ci battiamo da sempre nei diversi Cantoni per una politica migratoria inclusiva e che consideri i Diritti Umani, ed in particolare il diritto ad una vita dignitosa, al lavoro, alla formazione e allo svago per tutte e tutti senza distinzione.

La Svizzera, così come tutti i paesi d’Europa, è confrontata con l’arrivo di milioni di persone in fuga da guerra, sete, fame, disastri ecologici, nonché da dittature o da paesi in crisi economica per volontà dell’imperialismo. Questo flusso migratorio è dunque direttamente causato dallo sfruttamento delle persone e dell’ambiente che le multinazionali occidentali perpetuano in quei territori e dalle guerre condotte dai paesi europei e nord-americani, volte a creare la destabilizzazione necessaria per potersi accaparrare le risorse e togliere la sovranità ai popoli esclusi dalla autoproclamata “comunità internazionale”.

In questo contesto l’Europa, dominata dalla politica dell’Unione Europea, ha risposto in modo unanime, la migrazione è diventata una questione militare. I flussi migratori di donne e uomini che si lanciano in rischiose traversate del deserto e del mare Mediterraneo, nelle quali quotidianamente perdono la vita, sono repressi con la forza delle armi. La politica migratoria siglata negli accordi di Schengen e Dublino si sta realizzando con avamposti militari europei in Africa, a partire dalle colonie spagnole di Ceuta e Melilla fino ai nuovi centri di prigionia in Libia. Un secondo muro è retto alle frontiere esterne partendo con la persecuzione al largo delle coste del Mediterraneo, tra le altre con l’Operazione denominata Sophia e i centri di detenzione dove chi sbarca viene imprigionato e schedato e sempre più spesso rimpatriato. Un terzo muro rimane quello nazionale, ossia dei limiti alla libertà di circolare all’interno dell’Ue, che in molti Stati va fino alla prigionia vera e propria per chi proviene dalla maggior parte dei paesi extra-comunitari senza un soldo in tasca, senza documenti e attende una procedura d’asilo.

La Svizzera nonostante le politiche Ue è confrontata con la forza di chi si muove per disperazione. Anche il governo del nostro paese fa da modello nella risposta in linea con quanto vuole l’Ue. Al contrario di quanto i media cercano di far credere, non è stata l’accoglienza, né tanto meno la messa in discussione dello strozzinaggio dei paesi del sud del mondo, a venir applicate, bensì delle leggi xenofobe (come la legge sull’Asilo, la legge sugli stranieri e l’Accordo di Dublino). L’attuale situazione è il risultato dell’inganno organizzato dalle potenti lobby UDC con campagne di marketing anti-stranieri fortemente razziste che da anni infestano il paese.

Noi comunisti in Svizzera affermiamo che non tutta la ricchezza svizzera è prodotta sul nostro territorio, di conseguenza, se dai territori derubati dalle multinazionali rossocrociate e martoriati dalle guerre degli imperi che il nostro governo appoggia, delle persone migrano per cercare un futuro migliore, non è ammissibile non accoglierle. Cercare di nascondere il fenomeno della migrazione è un atto di guerra del nord contro il sud.

A questa situazione la Confederazione, dominata dalle forze reazionarie, risponde con la classica retorica pseudo-umanitaria e non fa nemmeno il minimo necessario. Con i liberali-cristiani a negare la crisi economica, i socialisti a rivendicare un capitalismo più umano sotto l’egida dell’Ue e i comunisti divisi e continuamente ostacolati, la Svizzera ha il partito di estrema destra più forte tra tutti i paesi d’Europa: l’UDC. Fomentando paure assurde nella popolazione, portando avanti le politiche di “prima i nostri”, l’estrema destra affronta la crisi con la caccia allo straniero, per mascherare lo scontro di classe che esiste, anche all’interno del fenomeno della migrazione. L’Udc e la Lega occupano il ruolo dell’opposizione “di” sistema e non “al” sistema, come invece facciamo noi del POP assieme a tutte quelle forze sociali che costituiscono un fronte d’opposizione al sistema razzista, classista e capitalista.

Il PS è al Governo da molti anni, e anche in questo caso non si può certo salvarne l’operato. La politica migratoria svizzera in sostanza è fatta dai più forti e per fomentare una guerra tra i poveri, utile unicamente alla divisione dei lavoratori, anche con una socialista alla testa del dipartimento federale. La Svizzera è tra i paesi più solerti nei rimpatri Dublino (verso il primo paese Ue in cui le persone migranti vengono registrate con le impronte digitali), ma anche verso il paese d’origine e in modo coatto (con i cosiddetti “voli speciali”). Le persone richiedenti l’asilo subiscono procedure infinite, per anni dall’entrata in Svizzera vivono nell’incertezza. I centri per richiedenti l’asilo non sono altro che prigioni, in particolare i bunker e i centri in cui sono costrette le persone che attendono il rimpatrio. In generale la maggioranza degli alloggi temporanei sono senza privacy, con condizioni igieniche pessime, alimentazione scadente, molto spesso non garantiscono le minime condizioni necessarie per la salute psico-fisica e le attività di svago, mentre il diritto al lavoro è quasi sempre negato.

In Ticino, dove è un partito di estrema destra ad avere la maggioranza relativa, e intorno al quale girano tanti altri partiti accondiscendenti, l’applicazione delle leggi federali viene fatta con inquietante zelo quando si tratta di reprimere e senza alcuna considerazione per i diritti umani fondamentali

Noi rivendichiamo, come già abbiamo fatto il 16 giugno a Berna, un cambio radicale nella politica migratoria svizzera:

Basta all’esclusione, ai centri di detenzione ai rinvii forzati – SI alla libertà di movimento 

Basta alle punizioni e agli alloggi come prigioni – SI a dei luoghi di vita aperti e vicini alla popolazione.

Basta alla repressione e molestie della polizia – SI alla regolarizzazione di tutti i sans-papiers.

Basta ai rinvii Dublino – SI a un vero diritto d’asilo in Svizzera e in Europa

Basta alle politiche d’austerità – SI a una vita degna per tutte e tutti, basta al saccheggio dei paesi del Sud.

Basta con la criminalizzazione della solidarietà – SI ad una società aperta, impegnata e coraggiosa

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