Corteo contro le frontiere, contro ogni razzismo, contro ogni espulsione, contro ogni isolamento

Ritrovo:Sabato 27 ottobre, ore 14.00, Piazzale Stazione, Bellinzona.

A Cadro, in un “centro di accoglienza”, una donna eritrea con i suoi/e due bambini/e, una delle quali in sedia a rotelle, viene prelevata alle 5 del mattino dalla polizia cantonale, ammanettata e portata in aeroporto a Zurigo per essere deportata a Brindisi.

A Camorino, da anni, decine di persone richiedenti l’asilo vivono ammassate in un bunker sotterraneo della Protezione Civile in condizioni agghiaccianti: cimici nei letti, sovraffollamento, aria soffocante che in estate arriva fino a 33 gradi, acqua giallastra, minacce e ritorsioni da parte degli agenti di sicurezza, della Croce Rossa e dei funzionari della Segreteria di Stato della Migrazione (SEM).

A Chiasso, alla stazione ferroviaria ogni giorno le guardie di confine continuano a mettere in atto una selezione razziale (racial profiling) delle persone in transito in dogana, fermando chiunque non rientri negli standard di “bianchezza”. A Balerna/Novazzano, la Confederazione vuole costruire un centro federale d’asilo per implementare la velocizzazione delle procedure d’asilo e le conseguenti espulsioni; un progetto di recinzioni di due metri e mezzo d’altezza dotate di filo spinato, perquisizioni all’entrata e all’uscita, videosorveglianza e celle di isola-mento…

Questi sono solo alcuni esempi della politica migratoria svizzera, che da una parte, ufficialmente, chiede a chi scappa da guerra e povertà di integrarsi in una società profondamente xenofoba, mentre dall’altra isola, criminalizza e rinchiude, fomentando di fatto isolamento e segregazione. Il Ticino, nello specifico, terra di confine e a predominanza leghista, è senza dubbio uno dei territori dove queste politiche si sperimentano e si costruiscono.

Un vero e proprio laboratorio d’avanguardia che trova terreno fertile in un contesto di chiusura e ostilità verso qualsiasi forma di diversità. Perché in Ticino si muore sui confini: a Brissago, Karan è ucciso da un poliziotto, a Balerna Diakité è folgorato su un vagone di un treno, a Maroggia D. annega nelle acque del lago. I media ufficiali, complici dell’avanzata delle destre in tutta Europa che hanno normalizzato le posizioni razziste anche più estreme, si rallegrano del “calo delle domande d’asilo” senza indagare sui perché di questa diminuzione, ossia degli accordi stipulati tra i governi europei e quelli di regimi dittatoriali in Turchia e Libia, al fine di rafforzare le frontiere esterne della fortezza Europa. Il governo del fascista Erdogan, in cambio della promessa di un’entrata nell’Unione Europea, e di milioni di euro, si è impegnato a rafforzare le proprie frontiere e a “farsi carico” di tutte le persone che nel loro viaggio verso l’Europa giungono sulle isole greche (territorio UE) e vengono deportate in Turchia, considerata dall’Europa come un “paese sicuro”. Per bloccare le entrate sulla rotta del Mediterraneo centrale invece, l’Unione Europea e la Svizzera collaborano con la Libia, rendendo ancora più difficile la traversata alle migliaia di persone che tentano la sorte su quella via, trasformando il mare in una vera e propria fossa comune.

La Svizzera collabora attivamente con le autorità libiche e ha messo 1 milione di franchi a disposizione dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM), destinato alla formazione e all’equipaggiamento delle guardie costiere libiche incaricate d’intercettare le imbarcazioni di migranti e di riportarlx in territorio libico, dove nei campi di internamento, il traffico di esseri umani, la tortura, gli stupri e le esecuzioni sono stati documentati a più riprese. I partiti politici e i mass media cercano di alimentare una guerra fra sfruttati/e, in cui la persona migrante è vista come una minaccia o una piaga che pesa “sulle tasche dei/delle contribuenti”. In realtà il regime migratorio svizzero è una macchina da soldi, i cui ingranaggi sono le aziende detentrici dei mandati che ne traggono enormi profitti e dove a rimetterci sono sempre e comunque le persone migranti. I proprietari delle strutture “d’accoglienza”, le agenzie di sicurezza come Securitas e Rainbow, chi si occupa degli alloggiamenti e dei lavori di pubblica utilità (pagati 3 franchi all’ora) come ORS, Caritas e Croce Rossa e tutti coloro che collaborano con questo sistema migratorio, lucrano sulle vite di queste persone. Se da una parte si alimenta il razzismo con il terrorismo psicologico, dall’altra c’è chi guadagna grandi cifre mascherando prigionia, sfruttamento e segregazione con la millantata accoglienza. Senza dimenticare chi rende possibile tutto questo scrivendo leggi e regolamenti disumanizzanti e che con un timbro decide del destino di altri esseri umani emanando decreti di “non entrata in materia”(NEM) e di espulsione: la Segreteria di Stato della Migrazione (SEM) e i partiti politici complici ed artefici della politica migratoria svizzera.

Bisogna contrastare questo sistema, le aziende che ne traggono profitto, chiunque voglia negare la libertà a ogni essere umano e cominciare a spezzare l’isolamento: parlare con le persone che vivono in questi centri potrebbe essere un inizio per rendersi conto di come funzioni realmente e creare in seguito lotte contro le frontiere, per la libertà di movimento e in solidarietà con le persone migranti.

Da sempre esistono esseri umani che migrano e quelli che oggi, nel sistema capitalista in cui viviamo, riescono a varcare le frontiere di un’Europa sempre più chiusa, fuggono dalle condizioni di vita intollerabili create dalla sete di potere di Stati e multinazionali, ossia guerre, saccheggio delle risorse e sfruttamento delle popolazioni. La storia ritorna, e oggi più che mai il fatto che la ricchezza di alcuni si fonda sullo sfruttamento di altrx è sotto gli occhi di chiunque abbia l’onestà di vedere. Il colonialismo non è un retaggio del passato, ma ha solamente cambiato faccia. Di fronte alle politiche migratorie svizzere ed europee che reprimono, segregano e uccidono, contro l’avanzata dell’estrema destra in tutta Europa, il razzismo diffuso sui media, fomentato nei discorsi dei politici e applicato attraverso le leggi dello Stato e in solidarietà con tutte le persone che vivono nei bunker e nei centri “di accoglienza” in Ticino e con chi un documento non ce l’ha, lanciamo una manifestazione antirazzista.
Scendiamo nelle strade e prendiamo posizione contro il razzismo e ogni sua frontiera! Bunker, espulsioni e luoghi di segregazione razziale: non ne vogliamo più!

 

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