Trasparenza! Il contenuto dell’accordo quadro con l’UE deve essere reso pubblico

All’inizio di agosto i sindacati hanno annunciato che non avrebbero partecipato ai negoziati relativi all’adattamento delle misure di accompagnamento sulla libera circolazione con l’UE. In effetti, essi rifiutano di rimettere in questione le misure di accompagnamento che il Consiglio Federale una volta considerava come una cosiddetta “linea rossa da non valicare” nei negoziati con Bruxelles. Una posizione che non ha mantenuto. Dopo l’annuncio del ritiro dei sindacati dai negoziati, assistiamo a un fiorire di dichiarazioni apocalittiche a proposito della morte dell’accordo quadro istituzionale tra la Svizzera e l’Unione Europea. Pertanto, il Consiglio Federale mantiene la sua strategia e prosegue con i negoziati con l’UE.

Ciò che appare curioso è che si parla in questi ultimi tempi molto di misure di accompagnamento (e a proposito ci rallegriamo della posizione dei sindacati), ma non si assiste quasi a nessun dibattito sull’accordo in quanto tale. Per forza: finora nessun cittadino e nessuna cittadina ha potuto vederne una bozza. Anche se il Consiglio Federale annuncia di aver promosso e di voler ancora promuovere “diverse consultazioni”, la popolazione semplicemente non è informata sul fondo di questi negoziati.*

Come può aver luogo un dibattito democratico se non si sa di che cosa si parla? Per esempio: che cosa significa “una ripresa dinamica ma non automatica del diritto comunitario”? Vista l’importanza di ciò che è in gioco, il PST-POP domanda che il contenuto dei negoziati sull’accordo quadro siano resi pubblici, in maniera che la popolazione possa formarsi un’opinione sul soggetto. Solo la trasparenza può garantire un vero dibattito democratico.

Il PST-POP si oppone agli accordi bilaterali come esistono attualmente. È favorevole a rinegoziare questi accordi a favore delle classi popolari. Noi ci opporremo a qualsiasi accordo che implicherebbe una ripresa automatica del diritto comunitario, poiché nessun paese democratico può accettare che una parte essenziale della sua legislazione sia dettata dall’estero. Rifiuteremo anche ogni accordo che peggiori ancora di più le condizioni delle classi popolari, delle lavoratrici e dei lavoratori.

Partito Svizzero del Lavoro – POP, 24 agosto 2018

*Sulla pagina del sito internet della Confederazione consacrata all’accordo e intitolata “Questioni istituzionali” si trovano appena due miseri paragrafi segnalanti che dei negoziati sono in corso. Qualche documento è a disposizione, come un Powerpoint che riassume a grandi linee la “politica europea della Svizzera”, una “cartella di informazione” di una pagina e mezza sulle “questioni istituzionali” che non ci informa di più, uno scambio di due lettere tra Eveline Widmer-Schlumpf e Manuel Barroso del 2012, un rapporto di esperti del 2011 e una lettera del Consiglio Federale del 2011 indirizzata al Tribunale Federale per l’apertura di uno “Scambio di opinioni” (questi due ultimi documenti sono disponibili solo in tedesco). Dei comunicati stampa laconici sono regolarmente pubblicati, ma non danno alcuna informazione interessante (l’ultima: “ Scambio informale tra il consigliere federale Ignazio Cassis e il commissario europeo Johannes Hahn”).

Per il resto possiamo solo rimetterci a quanto riportano i media.

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