La scuola che verrà non vale la pena

Noi del Partito Operaio e Popolare ci opponiamo alla sperimentazione del progetto “La scuola che verrà”.

Siamo coscienti che un ripensamento strutturale della scuola dell’obbligo sia necessario, in modo da poter creare una scuola più inclusiva che insegni agli allievi a porsi in modo critico verso le problematiche della nostra società, ma riteniamo che questa riforma, nonostante i presupposti iniziali, stia andando nel senso opposto.

Già agli albori il progetto portato avanti dal ministro Bertoli ha presentato tutta una serie di punti critici, ma è attraverso la politica dei compromessi, tanto cara al Partito Socialista, e l’insistenza del Consigliere di Stato a voler portare avanti la “sua” riforma, che il progetto è diventato di fatto una riforma “di destra”.

La consultazione con i professionisti del settore avrebbe già dovuto sancire la fine di questa riforma, vista la scarsa adesione che i docenti avevano mostrato nei confronti del progetto, così come la scelta di certi istituti scolastici di non partecipare alla sperimentazione.

Oggi ci troviamo a votare la sperimentazione di un progetto che è il risultato di un rimaneggiamento del progetto originale e che rappresenta per lo più una riforma regressiva della scuola.

L’approccio per competenze non è altro che un abbandono di un sistema scolastico che dovrebbe basarsi sullo sviluppo delle conoscenze. Questo tipo di riforma porterà automaticamente ad un’ipervalutazione dell’allievo, caricando da una parte i docenti di un onere di lavoro maggiore e aumentando dall’altra le esigenze di riuscita dell’allievo.

Siamo quindi lontani dal creare una valutazione che sia partecipativa, non individualizzata e che prenda in considerazione integralmente l’allievo favorendo la sua capacità di autocritica.

Inoltre, pur sostenendo il necessario aumento dei docenti a disposizione previsto dalla riforma, non riteniamo che questo passo sia sufficiente per diminuire la mole di lavoro alla quale saranno sottoposti i professionisti che dovranno programmare e gestire ulteriori laboratori e ore di classe durante l’anno.

Infine, ci rifiutiamo di cedere alla politica del “meno peggio”. Siamo coscienti che una parte dei referendisti militano per la privatizzazione della scuola e invocano un modello che perpetui il funzionamento di discriminazione classista della nostra società, ma non per questo accettiamo una riforma “edulcorata”.

La riforma della scuola dell’obbligo che la sinistra deve proporre dev’essere composta da massicci interventi statali, orientata alla formazione di allievi che sappiano essere coscienti delle sfide che l’attuale sistema ci pone davanti, con una maggiore educazione alla differenza di genere e con l’obbligatorietà fino ai 18 anni. Questa è l’unica scuola del futuro che noi del Partito Operaio e Popolare saremmo disposti ad accettare.

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