La sovranità alimentare, una sfida cruciale della nostra epoca.

Magari vi chiederete perché un’associazione che lavora nel sostegno delle persone migranti si mobilita per un’iniziativa sulla politica agricola. La sovranità alimentare è un concetto globale, che concerne l’umanità aldilà delle nostre frontiere e che ingloba un’enormità di aspetti che non si considerano a prima acchito. Comincerei per citare Aminata Dramane Traoré, ex-ministra della Cultura in Mali che ci ricorda come “i migranti sono i rifugiati di una guerra economica”. Il modello attuale dell’agricoltura industriale fa parte di questa guerra economica che devasta l’emisfero Sud distruggendo i mercati agricoli locali e che priva i piccoli contadini delle risorse necessarie per il loro approvvigionamento. Dappertutto nel mondo, i diritti dei contadini sono violati in continuazione. Ancora oggi, in molti paesi, le comunità contadine sono vittime di spostamenti forzati, di persecuzioni e di incarcerazioni ingiustificate. E nel contempo le scietà transnazionali dell’agroalimentare prosperano e si accaparrano centinaia di miglia di ettari, contaminano i suoli attraverso l’instaurazione di monoculture e l’utilizzo massiccio di pesticidi e fertilizzanti. Tutto questo per poter vendere i prodotti nel mercato mondiale, molto più redditizio di quello locale.

Quando si prende coscienza di questa situazione, non ci si può più nascondere dietro espressioni come “motivo di fuga” al momento di parlare di migrazione. In realtà, siamo di fronte ad una distruzione organizzata (anche attraverso gli accordi internazionali di libero-scambio) degli eco-sistemi e dei mezzi di sussistenza di miliardi di persone al mondo. Non possiamo dunque sorprenderci se così tanti contadini, impoveriti, privati delle loro terre e delle loro risorse decidono di diventare dei rifugiati nel loro proprio paese e, delle volte, abbandonarlo per cercare fortuna altrove. Non possiamo negare la responsabilità del nostro modello economico e nemmeno la parte di responsabilità dei nostri stessi governi che scelgono ripetutamente il campo delle società dell’agrobuisness piuttosto che quello dei piccoli produttori.

La sovranità alimentare rappresenta un cambio di prospettiva assolutamente necessario per mettere fine al saccheggio delle terre e delle risorse, per far sì che tutti i paesi possano svilupparsi liberamente e offrire un futuro alla propria popolazione. Sì, certo, la sovranità alimentare applicata unicamente in Svizzera non risolverà tutti i problemi, ma l’iniziativa tocca sicuramente dei punti fondamentali:

  • Il problema dell’importazione in Svizzera di alimenti per il bestiame. La Svizzera dipende sempre di più dall’estero per alimentare il proprio bestiame, favorendo l’estensione di monoculture a scapito dell’agricoltura contadina dei paesi esportatori.

  • L’enorme problema delle sovvenzione all’esportazione. Si applica la teoria del “libero mercato” nei paesi del Sud (forzandoli attraverso dei piani strutturali) favorendo però allo stesso tempo la penetrazione dei nostri prodotti sovvenzionandoli e mettendo delle barriere doganali alle loro produzioni. In questa battaglia, il Nord e il Sud non giocano ad armi pari, poiché i paesi del Sud non hanno spesso fondi pubblici sufficienti per poter sovvenzionare a loro volta i loro prodotti agricoli. L’iniziativa chiede che la Svizzera non conceda più nessuna sovvenzione all’esportazione dei prodotti agricoli e delle derrate alimentari.

  • Il problema delle condizioni di lavoro disastrose nel settore agricolo in Svizzera, conseguenza della quasi impossibilità di essere redditizi in un mercato nel quale, da dopo il 2000, i prezzi dei prodotti sono diminuiti del 12% per i contadini, aumentando in contemporanea del 5% per i consumatori. Ricordiamoci che la riserva di manodopera dell’agricoltura sono le e i migranti, provenienti principalmente dall’Europa dell’Est. Infatti, chi altro vorrebbe lavorare, per esempio, come “stagiaire” nell’agricoltura intensiva, più di 50 ore a settimana per solo 2’510 franchi al mese? Non per niente sulle quasi 30’000 persone esterne alla famiglia che lavorano nell’agricoltura svizzera, 14’000 non hanno un passaporto svizzero (senza contare i sans-papiers che si stima siano intorno agli 8’000, ma che non appaiono nelle statistiche). L’iniziativa chiede delle condizioni di lavoro giuste ed equitabili per lavoratori dell’agricoltura.

La sovranità alimentare è una sfida cruciale della nostra epoca. Si tratta di rimettere al centro delle nostre preoccupazioni l’essere umano e la natura, piuttosto che il profitto a tutti i costi. È per questa ragione che l’Iniziativa sulla sovranità alimentare è senza dubbio la votazione più importante sulla quale le svizzere e gli svizzeri sono chiamati ad esprimersi quest’anno.

Amanda Ioset, segretaria generale di Solidarité sans forntières.

13 agosto 2018 – Conferenza stampa per la Sovranità Alimentare

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