Denis De La Reussille sulla sovranità alimentare vota sì. Bisogna ripensare la filiera alimentare

L’iniziativa popolare “Per la sovranità alimentare. L’agricoltura ci concerne tutte e tutti” è stata depositata il 30 marzo 2016, munita di circa 107000 firme valide. Il Partito Svizzero del Lavoro – Partito Operaio e Popolare fa parte delle organizzazioni che hanno sostenuto l’iniziativa dall’inizio della raccolta delle firme. Mentre tre aziende agricole scompaiono ogni giorno, il Consiglio Federale tergiversa senza tregua quando si tratta di difendere non solamente la nostra agricoltura, ma anche i nostri contadini, appellandosi costantemente agli accordi di libero scambio. L’iniziativa del sindacato Uniterre permetterebbe non solo alla popolazione di avere delle garanzie su che cosa si trova nel piatto, ma anche di riservare ai nostri agricoltori una rimunerazione decente, garantendo loro la possibilità di mantenere in vita la propria attività, la quale ci sembra molto più indispensabile della cura del paesaggio. Noi crediamo che la popolazione abbia il diritto di essere informata chiaramente sull’origine e sulla qualità dei prodotti che consuma, ossia sul modo in cui sono stati prodotti gli alimenti da un punto di vista ecologico e sociale, tra le altre cose anche le condizioni di lavoro degli operai agricoli. L’iniziativa di Uniterre permetterebbe non solamente di assicurarsi dell’origine, della qualità e delle condizioni ecologiche della produzione, ma anche della maniera in cui è trasformata, imballata, trasportata e messa sul mercato. Quando la questione del riscaldamento climatico preoccupa sempre di più la popolazione del nostro paese, sviluppare un’agricoltura di prossimità è sempre più cruciale. Dobbiamo essere sicuri che I prodotti che consumiamo non hanno effettuato delle migliaia di chilometri in camion o in aereo, mentre avrebbero potuto essere prodotti vicino a noi. Per evitare dei trasporti troppo lunghi e costosi e un bilancio ecologico catastrofico, il testo che ci è sottoposto favorisce anche il mantenimento e addirittura la creazione di strutture regionali di trasformazione, di commercializzazione e di stoccaggio, ciò che permette pure di creare dei posti di lavoro. Un altro scopo dell’iniziativa è quello di assicurare un’informazione chiara al consumatore attraverso un sistema preciso di etichettatura, mentre il principio del “Cassis di Dijon” riduce questo livello d’informazione, permettendo di conseguenza gli scandali alimentari ai quali abbiamo assistito negli ultimi anni, per esempio con le famose “lasagne alla carne di cavallo”. Dal punto di vista delle lavoratrici e dei lavoratori della terra, che siano contadine/i o operaie/i agricoli, l’iniziativa favorisce una migliore rimunerazione di tutte le persone del settore imponendo la pratica di prezzi equi. Ciò che permetterebbe pure un’armonizzazione a livello federale dei contratti di lavoro degli operai agricoli sia rispetto ai salari che agli orari di lavoro. Ricordiamo infatti che al momento gli orari variano tra le 45 ore di lavoro settimanali del canton Ginevra, per esempio, alle 66 del canton Uri. Il mondo agricolo è costantemente sotto la pressione della grande distribuzione. I produttori non sanno mai a quale prezzo i loro raccolti saranno comprati, né in quali quantità, né per quanto tempo ancora. L’iniziativa ridà ai contadini la gestione delle quantità da produrre, che saranno determinate secondo i bisogni della popolazione e non più secondo le esigenze dell’industria. Di conseguenza l’iniziativa sostiene la vendita diretta, sostenendo la creazione di filiere di distribuzione di prossimità . Il progetto di Uniterre assicura ugualmente il mantenimento della biodiversità, conservando la produzione di sementi contadine, evitando così l’introduzione di OGM, dei quali la popolazione non vuol sapere. Gli allevatori potrebbero pure ricevere un aiuto alla valorizzazione dei foraggi indigeni, evitando così l’acquisto di proteine importate che possono contenere OGM senza che gli allevatori ne siano informati. Infine, l’iniziativa permetterebbe di rilanciare un settore in grande difficoltà, favorendo la diversità delle strutture, sia nella dimensione che nella forma giuridica. Non si tratta solamente di mantenere il numero delle aziende agricole, ma anche di sostenere la creazione di nuove aziende favorendo l’accesso alle terre, dando la possibilità di suddividere le attuali aziende in più aziende, ciò che significherebbe il riconoscimento delle associazioni di contadini. In vent’anni sono scomparsi più di 100’000 impieghi nell’agricoltura, ma questa non è una fatalità. I contadini svizzeri devono poter contare sul nostro sostegno. In conclusione, l’iniziativa popolare di Uniterre “Per la sovranità alimentare. L’agricoltura ci riguarda tutte e tutti” rimette al centro del dibattito un elemento essenziale della nostra società: le condizioni sociali e ecologiche della produzione alimentare, e merita ampiamente il nostro sostegno.

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