Appello per l’unità della sinistra, non solo alle elezioni

Appello per l’unità della sinistra, non solo alle elezioni

Nelle diatribe che hanno animato le cronache politiche della sinistra nei recenti giorni, noi del Partito Operaio e Popolare (POP), sezione ticinese del Partito Svizzero del Lavoro, riteniamo importante esprimere la nostra chiara posizione a favore dell’unità della sinistra e del movimento popolare contro il capitalismo.

Crediamo che questi confronti sterili sulla stampa non portino niente di utile alla causa delle classi popolari.

La nostra recente alleanza elettorale con il Movimento Per il Socialismo (MPS) nasce da una loro proposta, prevenutaci nel mese di aprile, alla quale abbiamo aderito sulla base del documento “MPS POP una lista d’opposizione anticapitalista alle prossime elezioni cantonali”. I primi a parlare sulla stampa di unità della sinistra erano stati i compagni del Partito Comunista (PC), invitando all’unità PC, MPS, POP e Forum Alternativo (FA), ma non abbiamo mai ricevuto proposte concrete. Il Forum Alternativo sembra lasciare i propri militanti presentarsi sulla lista del PS e non ha mai preso posizione sulle elezioni cantonali. Alle assemblee territoriali pubbliche nessun rappresentante del PC e del FA ha partecipato, un peccato perché indubbiamente avremmo potuto iniziare a superare i personalismi in favore dell’unità d’azione.

Alla proposta concreta dell’MPS abbiamo aderito, sottolineando però che da parte nostra non ci sarebbe stato alcun veto all’inclusione nella lista di qualsiasi forza politica di sinistra presente in Ticino, ponendo come unica condizione la condivisione di un testo programmatico in costruzione, che è stato presentato in un ciclo di assemblee unitarie aperte al pubblico (che hanno riscosso un buon successo) e che sarà finalizzato in autunno. All’MPS abbiamo detto che l’alleanza allo stadio attuale vale sul piano cantonale, quindi in primo luogo sull’analisi della situazione politica cantonale, mentre abbiamo rifiutato di condividere le posizioni di politica internazionale con le quali siamo spesso in profondo disaccordo.

La nostra posizione oggi rimane invariata, poiché riteniamo che una lista unica che faccia confluire le forze della sinistra combattiva sia utile se favorisce l’unità tra i movimenti sociali, di fronte ad un contesto sempre più difficile per le lavoratrici e i lavoratori in Ticino. Una politica di opposizione sociale unita, e quindi forte, è necessaria in un contesto in cui i partiti borghesi la fanno da padroni, e non deve soprattutto dipendere dai giochi elettorali.

Durante l’ultima legislatura abbiamo seguito con interesse e, dove necessario, sostenuto il lavoro portato avanti dai due deputati della lista MPS/PC. Certamente tra i due deputati quello che ha saputo meglio fungere da megafono delle classi popolari è il compagno Pronzini. Il segretario del PC è intervenuto in alcune vicende, ma non è riuscito a usare il parlamento come un comunista dovrebbe fare per far crescere il movimento. Noi scegliamo di stare con chi si lancia contro il sistema, non con chi si adopera per migliorarlo.

Sul territorio abbiamo collaborato con l’MPS in più occasioni, come per esempio nella recente campagna contro il PV2020 e la riforma fiscale cantonale. Ora collaboriamo con il Partito Comunista della Svizzera italiana nel comitato a favore della votazione sull’iniziativa per la Sovranità Alimentare del prossimo 23 settembre. I fronti di lotta sono molti e nessuna forza si può dire egemone del movimento generale.

Il nostro interesse primario è che si possa creare un’alleanza dei movimenti sociali in un movimento popolare d’opposizione forte che si consolidi negli anni, non sul piano elettorale in primo luogo, ma piuttosto in tutte le lotte che si devono affrontare.

L’11 novembre ricorreranno i cento anni dello sciopero generale del 1918, momento storico che ha profondamente marcato il movimento operaio e tutto il paese. Fu il frutto dell’unità delle lavoratrici e dei lavoratori, che nelle grandi difficoltà in cui vivevano le classi popolari hanno trovato il coraggio di sfidare la borghesia.

Quest’anno, a cento anni di distanza, tra le lavoratrici e i lavoratori in Ticino ognuna e ognuno ha delle buone ragioni per partecipare ad una manifestazione contro l’attuale andamento del mondo del lavoro, per chiedere più diritti e una maggiore ridistribuzione della ricchezza.

Per questo, proponiamo di discutere un piano di mobilitazione sociale, che ci porti l’11 novembre a manifestare a Bellinzona contro la politica del governo e del padronato e che mostri una sinistra unita in piazza, dove si gioca davvero la costruzione di una società più giusta. Una società che dev’essere finalmente guidata dalle classi lavoratrici, verso il socialismo e il comunismo.

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