Iniziativa per la moneta intera: un sì critico

Regolare e imbrigliare l’economia finanziaria imponendo le regole del gioco. Questo è nelle grandi linee lo scopo dell’iniziativa. Essa afferma, e a ragione, che la politica finanziaria deve essere regolata da leggi che siano nell’interesse del Paese. Devono essere in particolare sorvegliate la correttezza e le condizioni contrattuali di chi offre servizi finanziari, la necessità di ottenere autorizzazioni, l’esistenza di controlli per chi opera nell’ambito delle finanze, la limitazione dell’auto contrattazione. e l’incentivazione dell’investimento di mezzi propri. Solamente la Confederazione potrebbe creare denaro, nelle forme delle banconote, delle monete e del denaro virtuale, come mezzo di pagamento legale. Questa è l’essenza dell’iniziativa. Le Banche potrebbero prestare solamente il denaro che hanno effettivamente ricevuto, dai risparmiatori, le imprese, altre banche, assicurazioni, o la Banca nazionale. In questo modo, secondo gli iniziativisti, le Banche sarebbero parificate agli altri attori del mercato, privati o istituti, che possono prestare solo il denaro che hanno.

Purtroppo, nessuna statalizzazione

Per quanto nobile può apparire lo scopo, in realtà l’iniziativa riduce l’essenza del capitalismo alla creazione di denaro, senza tener conto del plusvalore, dello sfruttamento dell’uomo e della natura nell’interesse di pochi. Secondo gli iniziativisi le Banche sono la causa di ogni male, e ingabbiarle la soluzione necessaria e sufficiente.

È vero, le Banche sono squali nello stagno del sistema finanziario, ma non sono gli unici. Ora come sempre la causa prima di ogni male è il sistema capitalista.

Gli iniziativisti non si stancano di ripetere che si impegnano per una riforma “sociale” del sistema, per un’economia di mercato corretta. Questo pensiero è molto ingenuo, perché non si può contenere una belva assetata di sangue.

L’iniziativa rifiuta il concetto di statalizzazione delle Banche e questo per non essere relegata nell’”angolino” della sinistra, e ridurre ulteriormente le possibilità di successo. Eppure, la statalizzazione sarebbe la miglior soluzione al problema.

Il sistema funziona?

L’iniziativa esprime un desiderio piccolo borghese, che non sfiora e non vuole sfiorare l’essenza dei rapporti di forza nel sistema. Di questo il PsdL è perfettamente cosciente. Tuttavia, si è deciso di sostenere l’iniziativa, seppure in modo critico. Perché? Paradossalmente, gli argomenti si trovano nella tesi dei contrari. Per esempio, la Banca Nazionale ha prodotto documentazione in abbondanza a sostegno dell’attuale sistema, che non presenta problemi di sorta e ha permesso di uscire dalla crisi.

Inutile dire che il nostro Partito la vede in tutt’altro modo, e a questo proposito due semplici domande:

Per chi funziona bene il sistema? Quali categorie ha protetto? O, più semplicemente, chi ne approfitta? La politica è sempre una questione di classi e pertanto di lotta di classe, ciò che hanno ben capito i contrari all’iniziativa, ma non i suoi fautori.

Piccola limitazione

Secondo la Banca Nazionale l’iniziativa aumenterebbe pericolosamente la richiesta per il finanziamento di molti compiti statali, e indebolirebbe la posizione di indipendenza politica della Banca stessa. In realtà l’influenza della politica sarebbe minima, ma per la Banca nazionale comunque troppa. La Banca Nazionale, a nome di tutte le Banche, si oppone ad ogni intervento democratico nei suoi affari. Il motto è: la politica faccia quello che vuole, ma non si immischi dei nostri affari. L’iniziativa disturba questa cerchia. Il nostro sì critico attesta che questa cerchia invece deve essere disturbata, ma ancora di più, affinché il sistema bancario sa posto sotto il controllo democratico della popolazione.

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