NON DIMENTICHIAMO LE VITTIME DELLE FRONTIERE

Un anno fa, il 27 febbraio 2017 è stato un giorno che non potremo mai dimenticare per una questione di dignità   umana e di responsabilità come individui. Quel giorno il Mediterraneo è arrivato alle nostre porte.

Diakite Youssouf, un ragazzo di 20 anni è morto drammaticamente sul tetto di un treno tentando di attraversare la FRONTIERA tra Italia e Svizzera. Diakite è stato spinto a compiere questo gesto perché non aveva il documento giusto, la pelle del colore adatto, le origini adeguate.

Le persone che muoiono sulle frontiere non muoiono per incidenti casuali: le morti sono conseguenza delle decisioni, delle leggi, dei modi di fare degli stati che ci governano, dei rappresentanti pubblici. Vi verrebbe mai in mente di entrare in un altro paese sul tetto di un treno? Di andare da un paese a un altro in un gommone di plastica con la vostra famiglia? Di dormire nascosto in inverno per strada? Certo che NO. Neanche a loro, e se lo fanno è perché si vedono costretti a causa dell’attitudine disumana e razzista di questo sistema, di questo Occidente.

Diakite era l’ennesimo morto, l’ennesimo morto in un luogo di confine. Oggi, a un anno dalla sua morte, sappiamo che il problema non è stato risolto, altri come lui hanno subito la sua stessa sorte. Un anno fa mettevamo in guardia la società sostenendo che se non si faceva nulla dopo l’accaduto di Diakite altri sarebbero morti. È passato un anno e fra Balerna e Chiasso nel frattempo è morto un altro essere umano che migrava. Qualche settimana dopo Diakite un altro giovane è rimasto gravemente ferito e resterà invalido e mutilato per il resto dei suoi giorni. Un altro ancora è riuscito a salvare la vita per pochi centimetri. Queste persone sono state spinte a sfidare la morte nello stesso luogo dove oggi tutti noi viviamo. Per alcuni la vita, per altri la morte, quando il sangue dei nostri corpi ha lo stesso colore.

La prossima volta che voteremo per un’ulteriore chiusura delle frontiere e per il peggioramento delle condizioni dei diritti dei migranti, tutte quelle sofferenze, tutti quei morti peseranno ancor di più sulla coscienza.

Chi viene in Europa non lo fa per piacere come facciamo noi quando andiamo in vacanza, non lo fa perché ci odia e vuole rubarci le case e il lavoro. Loro vengono perché le loro terre e le risorse sono state sfruttate da secoli e le guerre o le miserie hanno condizionato il futuro di intere generazioni.

La migrazione è un fenomeno intrinseco dell’essere umano: da millenni i popoli si sono spostati da un luogo all’altro per diversi motivi, pretendere di frenare questo fenomeno è come voler mettere il mare in un bicchiere. C’è bisogno che si accumulino i morti davanti alle nostre case per farci cambiare atteggiamento?

Anche se ci vogliono separati dobbiamo rimanere uniti, solo tramite la solidarietà e l’appoggio mutuale potremo costruire un mondo migliore, un mondo di pace e di uguaglianza. I migranti e le migranti sono esseri umani come tutti noi e dobbiamo accoglierli con amabilità, e con il rispetto del loro diritto alla vita.

Oggi sono loro, domani forse saremo noi e non ci piacerebbe essere trattati come cani, o sapere dopo mesi che un nostro figlio, fratello, padre, amico è morto, come in questi casi, folgorato sopra il tetto di un treno o travolto da un convoglio.

I popoli sono quelli che scrivono la storia, scriviamo una pagina che potremo far leggere agli altri, fieri di sapere che quello che non volevamo per noi non lo abbiamo voluto per gli altri.

Il Gruppo NON DIMENTICHIAMO di Balerna fa un appello alla popolazione per ritrovarsi 

Domenica 4 Marzo davanti alla Stazione di Balerna alle 14.00 

PER RIFLETTERE E RICORDARE LE VITTIME DELLE FRONTIERE. OGNUNO POTRÀ ESPRIMERSI COME CREDE OPPORTUNO E LA PAROLA SARÀ DATA A CHIUNQUE LO DESIDERI.

CON CHI SCAPPA DA GUERRA E POVERTÀ.             NESSUN ESSERE UMANO È ILLEGALE !

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