Il Presidente del PSdL dice NO a “NO billag”

L’iniziativa popolare “Sì all’abolizione del canone radiotelevisivo (abolizione del canone Billag)” chiede l’abolizione delle tasse di ricezione destinate alle emittenti radio e televisive che sono attualmente titolari di una concessione, come pure l’abbandono di altre sovvenzioni dirette destinate alle emittenti. Per capire meglio la posta in gioco, è importante ricordare cosa chiede esattamente l’iniziativa:

La Costituzione federale è modificata come segue:

Art. 93

3 La Confederazione mette periodicamente all’asta concessioni per la radio e la televisione.

4 La Confederazione non sovvenziona alcuna emittente radiofonica o televisiva. Può remunerare la diffusione di comunicazioni ufficiali urgenti.

5 La Confederazione o terzi da essa incaricati non possono riscuotere canoni.

6 In tempo di pace la Confederazione non gestisce emittenti radiofoniche e televisive proprie.

Sappiamo bene quanto i sostenitori dell’iniziativa odiino il servizio pubblico in generale, sostenitori che vanno dall’estrema destra alla destra più radicale. Conosciamo pure il loro mantra ideologico: qualsiasi cosa che permette di guadagnare deve essere privatizzata, mentre il resto rimane a spese del contribuente, anche cose inutili, e potremmo farne una lunga lista.

Allo stesso modo immaginiamo bene che hanno il sostegno attivo e soprattutto finanziario di qualche magnate del mercato televisivo, ossia le televisioni private. Perché per quella gente qualsiasi cosa è merce che serve a realizzare profitti.

Il titolo ingannevole dell’iniziativa ne è la prova, molte persone credono che si tratti semplicemente di abolire la tassa. Tuttavia gli iniziativisti non dicono che in seguito per guardare la televisione bisognerà abbonarsi alle emittenti private. Ogni volta che si vorrà guardare una partito di calcio, di tenniso o di hockey bisognerà pagare. Allo stesso modo per un film, una serie tv, un documentario,…e per le informazioni! In fin dei conti il tutto diventerà quindi molto più caro dei 450.- fr annui che paghiamo attualmente. La messa all’asta delle concessioni significa inoltre che saranno solo i grandi gruppi o i più ricchi che potranno permettersi di pagarle. Saranno quindi queste aziende che decideranno del contenuto dei programmi, quali film, quali partite e soprattutto : quale informazione !

Al contrario di chi sostiene l’iniziativa, noi non pensiamo che l’informazione sia una merce, ma deve essere la più neutra e la più oggettiva possibile. Sentiamo regolarmente la destra lamentarsi, pretendendo che l’informazione della SSR/SRG/RSI sia di sinistra !!! Se fosse veramente così, noi dovremmo esserne al corrente da molto tempo. Al contrario, sappiamo che, essendo sovvenzionate dallo Stato, la SSR/SRG/RSI e la sua informazione rappresentano l’ideologia del loro finanziatore. Basti ricordare lo spazio riservato alle nostre opinioni per rendersene conto. All’annuncio dei risultati delle ultime elezioni federali, per i piccoli partiti regionali (Ticinesi o Ginevrini) hanno indicato il nome del partito e il numero dei deputati. Invece scrivere Partito Svizzero del Lavoro faceva troppa paura, e hanno scritto “altri”. Sappiamo che l’informazione è ideologica, non siamo ingenui. Ma al contrario degli iniziativisti abbiamo visto cosa succede in altri paesi, anche vicini, quando l’essenziale è lasciato al privato. Non vogliamo una televisione sul modello berlusconiano, né tanto meno una televisione blocheriana, anche se in parte essa già esiste. Immaginiamo che questa sostituisca la SSR/SRG/RSI, con il presentatore del telegiornale con dei poster del tribuno dietro di lui ! Solo pensarci mette i brividi e sicuramente non potremo più guardare il telegiornale mangiando per quanto toglie l’appetito.

La SSR/SRG/RSI serve anche alla promozione della cultura, i 5000 artisti e creatori che hanno preso posizione non si sbagliano, musicisti, cineasti e altri attori della cultura non sopravviverebbero con la scomparsa del Servizio Pubblico. Un iniziativista, commentando questa presa di posizione con il tipico disprezzo che li contraddistingue, afferma che la SSR/SRG/RSI non è un ministero della cultura bis! Il problema è che da noi non esiste un ministero della cultura vero e proprio!

L’abolizione del canone significa non solamente la fine della SSR/SRG/RSI, ma anche di tutte le televisioni e le radio regionali, vale a dire di circa 10’000 posti di lavoro. .

Durante l’ultimo Comitato Direttore del PSdL abbiamo deciso di scrivere al direttore della SSR/SRG/RSI per fargli sapere che, malgrado i trattamenti che ci riservano, ci battiamo per salvare, tra gli altri, anche il suo posto di lavoro.

Gavriel Pinson

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