Le officine FFS di Bellinzona non si toccano

Alle Officine siamo tornati alla casella di partenza. Dal 2008 ad oggi le FFS hanno preso in giro le maestranze, le autorità e la popolazione del cantone Ticino, da una parte firmando lettere d’intenti e convenzioni, mai rispettate, e dall’altra diminuendo i volumi di lavoro e azzerando gli investimenti, per ottenere un lento declino della struttura produttiva e quindi la sua futura chiusura.

Siamo ritornati al 2008, le FFS già allora avevano intenzione di chiudere le Officine di Bellinzona, e in tutti questi anni hanno aspettato il momento di poter mettere in pratica tale intenzione.

Di fronte al declino programmato e al fallimento del Centro di Competenze, le autorità comunali e cantonali calano le braghe, ormai impotenti davanti all’arroganza delle FFS, e firmano una nuova dichiarazione d’intenti con queste ultime. Un progetto senza nessun contenuto, che provvederà a smantellare tutte le attività sviluppate in questi anni dalle maestranze, ma in compenso alle FFS si darà la possibilità di vendere una parte del terreno a più di 2000 fr al metro, dopo averlo ricevuto gratuitamente, e di sfruttare l’altra parte del terreno per speculazioni immobiliari.

Siamo ritornati alla casella di partenza, quindi bisogna ricominciare a mettere in pratica le misure di lotta che nel 2008 sono riuscite a bloccare la chiusura delle Officine di Bellinzona. Deve cominciare una lenta ma costante mobilitazione contro le FFS, contro le autorità accondiscendenti e colluse, contro il loro nuovo progetto, che vuole in pratica diminuire i posti di lavoro, smantellare la struttura e speculare sul terreno delle Officine.

Sosteniamo quindi la risoluzione votata il 16 dicembre 2017 dall’assemblea dell’Associazione Giù le mani dall’Officina e dai partecipanti alla riunione popolare in Pittureria, corrispondente a quanto emerso dall’assemblea dei lavoratori del 12 dicembre 2017.

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