Argo 1 e il fallimento della politica migratoria svizzera

Il Partito Svizzero del Lavoro (PSdL-POP) ha sempre attaccato e combattuto la politica svizzera di segregazione dei migranti in condizioni di prigionia, privati di numerosi diritti umani e rifiutati perché originari di paesi poveri e spesso in guerra. L’esclusione dei migranti serve a nascondere le responsabilità politiche di chi ci governa, perché il “problema” lo hanno creato e alimentato loro, sostenendo la guerra imperiale dell’Occidente contro i popoli del mondo intero.

I migranti poveri in provenienza dai paesi extra Ue vengono rinchiusi in alloggi di protezione civile e nei bunker, anche in alta montagna come a Peccia, oppure lasciati senza fissa dimora per 12 ore al giorno come sul Ceneri, privati del diritto di mantenersi con il proprio lavoro. Queste sono le condizioni.

L’idea imposta dalla destra che i migranti siano pericolosi e vadano tenuti lontani dalla popolazione è stata tradotta con l’apertura di numerosi centri di “accoglienza”, dove essi sono tenuti sotto stretto controllo, registrati e in molti casi espulsi verso il primo paese Ue in cui sono arrivati, o addirittura verso il loro paese d’origine (presunto).

Questa politica costa e le casse cantonali e federali sono vuote: così ci ripetono in continuazione, ma per le politiche securitarie i soldi non mancano mai. In Ticino, per tagliare sulla spesa pubblica, il Consiglio di Stato ha privatizzato, dando mandato a delle agenzie private di gestire i centri destinati ai migranti. Il Dipartimento della Socialità e della Sanità, diretto da Beltraminelli, è designato responsabile per la firma dell’appalto. Nel 2014, a scadenza del mandato, il DSS decide di cambiare ditta per i servizi richiesti nei centri di Camorino, Lumino e Peccia, senza nessun concorso d’appalto, e gli alti funzionari, in accordo con il Consigliere di Stato, danno  il mandato alla Argo 1, firmando il contratto solo 3 mesi dopo l’inizio dell’attività.

La scelta di Beltraminelli non poteva essere meno azzeccata. La Argo 1 ha dimostrato in modo lampante che il sistema di repressione e di apartheid che in molti hanno denunciato più volte esiste ed è gestito da criminali.

  • la Argo 1 è una SA rinata 4 volte ed è passata tra le mani di mafiosi della Ndrangheta
  • il titolare è stato arrestato ed è sotto inchiesta per aver usato violenza contro almeno un migrante minorenne e per aver praticato l’usura nei confronti dei suoi dipendenti;
  • il titolare era stato sconsigliato dalla Polizia Cantonale a due ditte con cui collabora il Cantone.
  • un dipendente era sotto sorveglianza della polizia federale e della polizia cantonale già da prima di cominciare a lavorare per Argo 1, ma nessuno ha detto niente né si è accorto di come stavano le cose;
  • un dipendente è partito per la Siria, dove è morto combattendo tra le fila di Al-Nusra.

Da questi fatti il POP rileva due questioni politiche profondamente sbagliate:

andando ad analizzare la somma di 3.4 milioni in oltre due anni che la Argo 1 avrebbe ricevuto per assolvere il proprio mandato, si poteva facilmente dedurre che si è puntato solo sul risparmio, anzi si è voluto incitare al furto il titolare dell’agenzia, soprattutto da parte di coloro che sapevano quanto costavano i medesimi servizi in altri centri, o potevano confrontare la spesa per gli stessi centri già affrontata in passato.

Si può infatti tranquillamente affermare che la somma calcolata sulla base di 35.- fr per ora di servizio pagata dal cantone alla Argo non copre nemmeno le spese salariali. Considerando il salario minimo di categoria di 25.- fr all’ora, più i giorni festivi, gli straordinari, le 4 settimane di vacanza, gli oneri sociali, moltiplicati per un monte ore necessario a garantire una presenza costante nei centri di almeno due agenti 24 ore su 24 per Peccia e Lumino e 12 ore su 24 per Camorino per 365 giorni, ci si rende conto che solo i costi del lavoro superano il mandato ricevuto. Occorrerebbero, solo per i salari e gli oneri sociali, 1,5 milioni all’anno, senza considerare le altre spese connesse a simili attività.

Questo significa, nell’era neo-liberale, che solo per la sicurezza nei centri per i richiedenti l’asilo, senza calcolare la gestione logistica, le spese amministrative, ecc., si spendono molti soldi pubblici per una politica sbagliata, per poi ridurre i costi anche in quest’ambito, provocando un ulteriore peggioramento delle condizioni dei migranti.

Cambiando politica d’accoglienza, oltre ad offrire un diritto d’asilo più umano, si potrebbe rinunciare alla spesa inutile della sicurezza nei centri. Purtroppo siamo rimasti in pochi a mettere in discussione la legge sugli stranieri e la legge sull’asilo, nonché le normative Ue ad esse legate, che sono il prodotto di una politica di destra xenofoba e razzista, per cui il dibattito politico/giornalistico si concentra sulla procedura di assegnazione dell’appalto.

D’altra parte vi è una questione politica di notevole importanza, che è “l’infiltrazione” di Al-Nusra in Argo 1 e nei centri per i richiedenti l’asilo. Non si tratta di banalizzare la maniera mafiosa con cui è stata assunta la Argo 1, ma non bisogna nemmmeno dimenticare che quando parliamo di Al-Nursa parliamo di quelli che hanno messo a ferro e fuoco la Siria, foraggiati e finanziati dall’Occidente attraverso le monarchie petrolifere del Golfo.

La Svizzera non è certo alleata di Bashar El Assad, ma a parole nemmeno sostiene il terrorismo, come è possibile che la polizia federale e la polizia cantonale abbiano tollerato la presenza di un attivista del movimento terrorista Al-Nusra in un centro per i richiedenti l’asilo quale agente di sicurezza, il quale viene poi condannato per aver inviato due persone al fronte, quali mercenari contro lo Stato Siriano e lo Stato Iracheno ? Queste due persone sono morte.

Nella politica nessuno sa come mai è stata assunta Argo 1, figuriamoci se qualcuno saprà dirci qualcosa in merito a come è stato possibile che Argo 1 assumesse un reclutatore di Al-Nusra, ossia un mercenario al soldo della Nato per sostenere la strategia di destabilizzazione del Medio Oriente perseguita da anni dagli strateghi militari del Pentagono. Certamente se volessero potrebbero dirci come sono andate veramente le cose, ma sicuramente nessuno vuole lasciarci il posto o peggio, e per il momento al gioco del dilemma del prigioniero li stanno salvando.

Di fronte ad un tale scandalo, Beltraminelli dovrebbe farsi da parte e chiedere scusa ai cittadini, probabilmente lo farà quando sarà riuscito a far sparire le tracce di tutta questa operazione. Per il POP le dimissioni di Beltraminelli non bastano. Restando nel tema del mandato, il dipartimento delle finanze non sorveglia, nessuno si accorge che a livello gestionale la Argo 1 fa acqua da tutte le parti ? Il minimo è mettere in discussione le competenze e il funzionamento del controllo, richiamiamo anche Vitta alle sue responsabilità, alle quali vanno ad aggiungersi quelle di Gobbi e di Zali. I leghisti sono coinvolti nell’operatività del mandato Argo 1, in qualità di responsabile delle guardie di confine e della polizia per Gobbi, e di amministratore della logistica cantonale per Zali.

In particolare Gobbi, già investito dallo scandalo dei permessi poche settimane prima che il caso Argo 1 arrivi alla ribalta, è il capo del dipartimento di giustizia e polizia, è auspicabile che in quanto tale sia al corrente dell’attività dei suoi funzionari, in particolare quando si tratta di temi sensibili per la sicurezza nazionale. Invece Gobbi e i capi della polizia non sapevano che nei centri per i richiedenti l’asilo di Camorino, Peccia e Monte Ceneri lavorava un sorvegliato speciale della polizia federale, sotto inchiesta per terrorismo.

Dopo quasi 9 mesi si è arrivati a decidere di istituire una commissione parlamentare d’inchiesta. Il Partito Operaio e Popolare non si illude che questa sia garanzia di trasparenza. Quando il quotidiano più letto del cantone, controllato dalla fazione politica sotto inchiesta, scrive informazioni totalmente fuorvianti e sbagliate, sostenendo addirittura che i lavoratori iscritti al sindacato che rivendicano i propri diritti siano infiltrati di Unia per fini politici, significa che il fascismo avanza strisciante. Quando i dirigenti del DSS sotto inchiesta chiedono ad una ditta privata di licenziare un suo dipendente, perché testimone chiave di quanto avveniva alla Argo 1, siamo davanti ad una democrazia finta.

I poteri dominanti (politici, economici, mass-mediatici) non hanno interesse a che venga fatta luce fino in fondo, perché sono loro che hanno infiltrato lo Stato con i loro interessi privati, e uno scandalo come questo li mette tutti nello stesso brodo, alla stregua di tutti i Bush, Obama e Trump. Fortunatamente alcuni hanno iniziato ad aprire gli occhi e non mollano la presa, ma bisogna riuscire a organizzare una forte lotta popolare per rimediare seriamente a questo scandalo.

Il PSdL-POP ribadisce che solo uniti in un movimento popolare ampio si potrà ottenere una politica meno securitaria e più umana, che sarebbe meno costosa e anche più efficace in ottica di prevenzione anti-terrorista. Lasciamo che sia il popolo svizzero ad accogliere chi scappa da guerra e fame, basta bunker, basta sfruttatori. Finiamola con le politiche razziste e di destra.

Lottiamo per un mondo di pace e di libertà.

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