Colpevoli di solidarietà

Accusata di aver aiutato 24 persone ad attraversare il confine tra l’Italia e la Svizzera, Lisa Bosia Mirra è stata condannata giovedì 28 settembre a 80 aliquote giornaliere, vale a dire 8’800 franchi, pena attualmente sospesa per due anni con la condizionale. I fatti risalgono all’estate del 2016, durante la quale la deputata socialista, in quanto presidente dell’associazione Firdaus, offriva pasti caldi alle persone migranti accampate alla stazione di Como. La condanna è di ripetuto favoreggiamento all’entrata, al soggiorno e alla partenza illegale di stranieri, per la maggior parte si tratta di minori non accompagnati provenienti dall’Eritrea e dalla Siria. La granconsigliera ha ammesso tutti e nove gli episodi contenuti nel decreto d’accusa della procuratrice pubblica Margherita Lanzillo e ha dichiarato in un’intervista al Corriere del Ticino che “non c’era una maniera legale per aiutarli”.

Per quanto riguarda le parole del giudice Siro Quadri, gas social parla di una “vittoria morale per Lisa, al di là dell’ovvio e indiscutibile dovere per i magistrati di applicare le leggi vigenti”. Quadri ha infatti elogiato lo spirito e l’impegno sociale di Bosia Mirra, sottolineando però che le affermazioni fanno esclusivamente riferimento al suo operato a Como, e cioè oltre il confine nazionale ed entro i limiti della legge.

Gauchebdo, giornale del Pop romando e “tribuna degli uomini e delle donne che resistono, voce di coloro che vogliono cambiare la società”, afferma che la Bosia è stata “condannata per delitto di solidarietà”. Il Partito Operaio e Popolare aderisce pienamente alla posizione e denuncia la decisione del tribunale, considerando tutt’altro che “indiscutibile” l’operato dei magistrati. Nell’intervista rilasciata a Gauchebdo, la parlamentare afferma che le sue azioni si situano a cavallo tra la disobbedienza civile e l’azione umanitaria, sottolineando il peso di quest’ultima.

La sezione ticinese del Partito Svizzero del Lavoro considera la disobbedienza civile un dovere etico e politico di chiunque voglia opporsi a leggi ingiuste e procedure disumane come quelle che vengono praticate al confine e che non fanno altro che accanirsi sulle persone migranti in nome della paura fomentata dalle destre xenofobe.

Come Pop, consideriamo profondamente incoerente la politica di chiusura della Svizzera e di molti altri paesi europei che non vogliono assumersi la responsabilità dei conflitti che loro stessi continuano ad alimentare in paesi come la Siria. Ripudiamo i miliardi di investimenti nell’industria bellica da parte delle grandi banche e delle casse pensioni. Vigliamo un paese aperto che accolga tutte e tutti senza discriminazioni di genere, di classe o provenienza. Crediamo nel diritto alla libertà di movimento senza eccezioni e condanniamo i privilegi concessi esclusivamente a turisti e imprese, simbolo della sottomissione del sistema alla logica del profitto, che non fanno altro che accrescere il divario tra ricchi e poveri. Rivendichiamo un’altra forma di ricchezza, quella della condivisione tra esseri umani che va al di là delle culture e di tutte le frontiere, materiali e immaginarie. Rivendichiamo il diritto fondamentale di ogni persona ad esistere, a vivere dignitosamente e a decidere del proprio destino, spingendosi oltre le barriere imposte per realizzarlo.

Anche noi siamo colpevoli, colpevoli di solidarietà nei confronti di Lisa Bosia e del suo coraggio.

Partito Operaio e Popolare

Ottobre 2017

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