¡Hasta siempre comandante!

A 50 anni dalla morte del Che, vogliamo ricordarlo con le parole del Subcomandante Insurgente Galeano, uno dei portavoce dell’EZLN (Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale), movimento rivoluzionario indigeno del Sud Est messicano.

“Sullo scenario mondiale tutto sembrava prevedibile e semplice…. ma poi è arrivato Fidel. E “la problema”, come dicono i compagni, è che non è arrivato da solo, ma portava con sé un tal Camilo che di cognome aveva la sua definizione, e con questa coppia tremenda arriva anche un argentino-medico-fotografo-asmatico, senza un nome rilevante nell’albero genealogico delle rivoluzioni mondiali e senza un ruolo in nessuna struttura. Pochi mesi dopo il pianeta intero lo conoscerà con solo tre lettere: Che.
 
Poi accadde quel che accadde e la luce che ha illuminato il Caribe in quei primi anni della ‘60 è diventata, senza volerlo, un virus che ha contaminato tutto il continente. Dopo tanti anni di sconfitte in questo dolore chiamato latinoamerica, un popolo intero organizzandosi cambiava il suo destino e diffondeva il suo nome.
 
Dopo la sconfitta dell’invasione mercenaria con patrocinio nordamericano, Cuba si chiamò Fidel e Fidel Castro fu a “Cuba” il nome che significava resistenza, ribellione e lotta.
 
Il paese più piccolo, il più disprezzato, il più umiliato si ribellava e la sua azione organizzata cambiava la geografia mondiale.
 
Lo statista che il popolo di Cuba mise a capo, in pochi anni cancellò, praticamente, gli altri “leader mondiali”, e come deve essere, attorno alla sua figura si raccoglievano gli estremi: pochi per adularlo molti per attaccarlo.
 
Solo pochi guardarono e capirono che qualcosa di nuovo era nato e che la rivoluzione cubana non solo aveva rotto il dominio che sull’intera America imponeva l’impero a stelle e strisce, il “nord confuso e brutale”.
 
Non solo, aveva dato un calcio alla già malconcia teoria sociale promossa dai commissari che in tutto lo spettro politico sono la costante e mai l’eccezione.
 
Nonostante tutto, 60 anni dopo non manca un vecchio commissario che “eroicamente” trincerato in un’accademia e con la rete sociale come arma, vuole dettare al popolo di Cuba quello che deve o non deve fare o non smettere di fare.
 
Alieno alla masturbazione teorica delle articolazioni accademiche, il popolo di Cuba ha iniziato il suo lungo cammino di resistenza proseguito in condizioni avverse senza precedenti.
 
A tutt’oggi prosegue il blocco economico più esteso ed intenso della storia mondiale. Non solo, ha resistito anche ad attacchi terroristici, è stata invasa militarmente, e nonostante tutto ha procurato al superbo zio Sam la sua prima sconfitta nel continente, e con tutto e tutti contro, ha costruito il proprio destino.
 
Ma non ha subìto gli attacchi solo della destra mondiale, ma anche della sinistra che contro questo popolo ha scagliato il suo scudo fatto di cliché e luoghi comuni che ignorano non solo la realtà cubana, ma soprattutto l’eroico sforzo per sollevarsi da errori e fallimenti.
 
Con l’unico obiettivo di aggraziarsi la destra, la sinistra istituzionale in tutto il mondo ha attaccato la rivoluzione cubana ripetendo i motti della destra e seguendo la moda di turno.
 
[…]
 
Ancora una volta il denaro cercherà di sfasciare la storia importante. E ancora una volta sarà sconfitto. Come in un mese di aprile di 56 anni fa, a Playa Girón, una generazione intera prenderà il controllo del gioco e si ribellerà non fidandosi del destino imposto.
 
Quel giorno si torneranno ad ascoltare, con un’altra voce, le parole che il popolo di Cuba ha rivolto a chi voleva sconfiggerlo:
 
“Non sfuggiranno nemmeno al verdetto dalla storia, che non sarà un semplice verdetto a parole, ma il verdetto che segna inesorabile il destino degli sfruttatori di tutto il mondo, come un orologio che dice ‘i tuoi giorni sono contati, la fine del tuo sistema sfruttatore è vicina.”
 
Subcomandante Insurgente Galeano
 
Aprile 2017
 
Hasta siempre comandante!
 

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