Una donna vale di più

La revisione del sistema pensionistico che ci viene proposta in votazione in 24 settembre prossimo lascia dell’amaro in bocca a molte donne.

Si assiste a un balletto di cifre che cerca di rassicurare come il compromesso ottenuto sia il migliore possibile. Ecco cosa non piace soprattutto alle donne: innalzamento dell’età di pensionamento, sempre accompagnato da un salario inferiore a quello degli uomini nella professione e da ostacoli alla carriera, un abbassamento del tasso di conversione della LPP, l’aumento della tassa antisociale dell’IVA. Tutto questo appare come una misura per nulla accettabile anche perché c’è anche chi afferma che questa riforma rappresenta un risparmio di 1,3 miliardi sulle loro spalle.

In Svizzera, il 40% delle donne anziane beneficia unicamente dell’AVS e riceve pertanto una prestazione complementare. Ebbene, sembra che i 70 franchi aggiuntivi promessi verrebbero annullati dalle riduzione delle prestazioni complementari.

Qualora la nuova revisione fosse accettata, avremmo inoltre delle differenze fra le donne che sottostanno all’attuale prestazione e coloro che saranno sotto nuove disposizioni: le pensionate di oggi avranno una rendita diversa da quelle di domani. E questo è una disparità che mina i principi dell’AVS.

Le donne meritano di più, anzi hanno il diritto di avere rendite che permettano loro di vivere autonomamente, di avere la sicurezza finanziaria per una vera qualità di vita.

Con la consapevolezza di aver dato tanto nella professione, nella cura e nell’educazione come nella ricerca di un equilibrio fra le esigenze della vita intera, molte di esse chiedono alla politica di avere uno sguardo diverso nei loro confronti quando raggiungono l’età del pensionamento.

Un NO secco e deciso alla Riforma 2020 e all’aumento dell’IVA rappresentano non solo un rifiuto ma un messaggio chiaro di disapprovazione verso una politica che continua a discriminarle e si ricorda della parità solo per peggiorare la loro situazione.

Una donna vale di più di 70 franchi al mese e dei compromessi.

Sonja Crivelli, Sorengo

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