Manifesto della lista MPS-POP-Indipendenti per le elezioni comunali del 2 aprile 2017

Una città al servizio dei cittadini e delle cittadine, non del profitto!

Questo manifesto segnala i punti di forza sui quali i rappresentanti della lista MPS-POP-Indipendenti vogliono porre l’attenzione durante la campagna per le elezioni comunali. Alcuni di essi sono stati i temi sui quali ci siamo già mobilitati nel recente passato (e ci mobilitiamo tuttora); su di essi e sugli altri il nostro impegno e la nostra mobilitazione continueranno al di là della campagna elettorale.

La “nuova” Bellinzona

Le prossime elezioni comunali si svolgeranno all’insegna della “nuova” Bellinzona. L’aggregazione diventa il tema del dibattito politico e, da molte parti, si punta a fare di questo “successo” un elemento di consenso politico.

Così tutti rivendicano il successo dell’aggregazione (finora riuscita solo sulla carta), come se essa fosse, in quanto tale, una garanzia o uno strumento di miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro di tutti coloro che vivono e lavorano in questa “nuova” città.

In realtà questo progetto si è realizzato su una base sostanzialmente “amministrativa”. E non è stata posta alcuna premessa affinché i problemi economici, sociali e ambientali attuali dei comuni che partecipano al progetto possano in qualche modo essere affrontati.

L’aggregazione, in quanto tale, non lo è: basterebbe vedere quanto è successo in situazioni – come quella di Lugano – che hanno operato partendo da premesse economico- finanziarie ben migliori.

Da questo punto di vista sono evidenti i limiti di una politica di orientamento neoliberale condotta tutta all’insegna delle logiche dominanti in materia di politica finanziaria, dettate a livello cantonale e alle quali le amministrazione comunali si attengono scrupolosamente. Orientamenti che, nella più stretta ortodossia liberale, spingono ad una politica di contenimento del debito pubblico con pesanti conseguenze sulla spesa pubblica corrente e, in particolare, coi tagli al funzionamento delle amministrazioni comunali, ai servizi ai cittadini e alle cittadine, alla spesa sociale nel suo complesso. Diciamo che se i partiti di governo cantonale – con le loro politiche di risparmio e contenimento della spesa – danno il tono e l’orientamento di fondo, le amministrazioni comunali sono gli strumenti – docili e complici – di questa politica. Un atteggiamento che non trova differenze di fondo nemmeno quando l’orientamento politico delle amministrazioni comunali è sulla carta di un “colore” politico diverso.

Bellinzona e i comuni che hanno dato vita alla “nuova” Bellinzona non sfuggono a questo orientamento e non saranno certo gli “interrogativi” che il comune, con qualche lettera e presa di posizione, pone in occasione di decisioni federali e cantonali a modificare il dato di fondo. Anche perché si tratta quasi sempre di interventi che non contestano le misure prese, ma si limitano a lamentare le conseguenze che queste avrebbero sulle finanze comunali.

La nostra lista si muove in una prospettiva anticapitalista, rimettendo in discussione la logica neoliberale. Noi pensiamo che sia necessario rompere con questa logica. Pensiamo sia necessario non solo combattere con proposte concrete questo “ingabbiamento” delle possibilità politiche dei comuni (ad esempio a livello delle disposizioni di tipo finanziario – debiti, ammortamenti, fiscalità, etc.); ma anche attraverso una politica attiva di disobbedienza che rifiuti le compatibilità imposte da ordinamenti superiori che procedono da scelte politiche assolutamente non condivisibili e che pregiudicano le possibilità di rispondere alle esigenze di chi vive e lavora nelle città e nei comuni.

 

Giù le mani dall’Officina: una priorità!

 Abbiamo detto e lo ripetiamo che l’Officina non solo va difesa, con le sue conoscenze e i suoi posti di lavoro; ma deve diventare il fulcro di uno sviluppo produttivo nel settore dei trasporti (centro di competenza). Un progetto che sulla carta tutti dicono di condividere, ma per il quale pochi si danno veramente da fare.

Difendere l’Officina ed il sito industriale sul quale essa si trova significa anche avere un’idea diversa da quella che sembra oggi prevalere sul futuro di Bellinzona e della regione. Oggi chi governa Bellinzona ci propone un futuro incentrato su una fitta urbanizzazione, in parte anche disordinata, tutta tesa a fare di Bellinzona (della “nuova” Bellinzona come si ama dire) un centro “competitivo”, una sorta di Lugano del Sopraceneri, un modello i cui limiti ormai la stessa Lugano ha da tempo mostrato. Ed è chiaro che se questa è la direzione, prima o poi si rischia di sedersi attorno a un tavolo con le FFS per permetterle di realizzare i loro assurdi progetti immobiliari sul sedime dell’Officina…

Bellinzona lo sta confermando in modo chiaro: è la volontà di profitto a tutti i costi che spinge le FFS, ormai da un decennio, a cercare di liberarsi dell’Officina, per realizzarvi una struttura speculativa immobiliare. Un orientamento che potrebbe avere conseguenze pesantissime sul futuro di Bellinzona.

Quindi la lotta e la mobilitazione in difesa e per lo sviluppo dell’Officina deve essere la priorità politica della “nuova” Bellinzona una città che, nelle prime fasi del proprio sviluppo, perde il proprio polmone produttivo e occupazionale non va da nessuna parte!

Diciamo un chiaro NO ai progetti delle FFS, sostegno incondizionato all’Officina e ai suoi lavoratori.

 

Per la difesa dell’Ospedale San Giovanni, contro il suo smantellamento

Pochi mesi fa si è votato sulla nuova pianificazione ospedaliera. Bellinzona ha espresso un voto chiaro contro un progetto che, tra le altre cose, tendeva a ridimensionare l’Ospedale regionale di Bellinzona e Valli. Malgrado questa opposizione, la politica del governo e della direzione dell’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) continua in questa stessa direzione.

La “nuova” Bellinzona deve proseguire la mobilitazione in difesa dell’Ospedale regionale di Bellinzona e Valli, in particolare contro l’idea di portare a termine lo smantellamento degli ospedali di Faido e Acquarossa e dei loro Pronto soccorso e non dare per scontato, come fa l’attuale Municipio, che “e “oggi i pericoli maggiori paiono scongiurati e all’ospedale garantita un’attività in linea con la sua tradizione e le sue competenze”

È facile immaginare quali conseguenze possa avere questa chiusura per i cittadini e le cittadine di Bellinzona e di tutta la regione: diminuzione dei posti letto, sovraccarico del Pronto soccorso (già oggi ampiamente problematico), diminuzione della qualità delle cure e della presa a carico.

Oggi questa politica è entrata in una nuova fase attraverso il progetto di “privatizzazione” delle sale operatorie per gli interventi di Day hospital. È di fatti di poche settimane fa l’annuncio della creazione, da parte di una ditta privata, di due-tre sale operatorie che prenderebbe il posto dell’ospedale pubblico che, come ha annunciato senza vergogna il direttore del San Giovanni, assicurerà a questa “nuova iniziativa una base di pazienti grazie ai quali potrà svilupparsi e un supporto anestesiologico”. In altre parole: il pubblico è pronto a sostenere attivamente il successo dell’iniziativa privata, cedendogli i pazienti!

Per questo, proprio nelle scorse settimane, abbiamo lanciato una petizione per impedire un’ulteriore tappa nello smantellamento del San Giovanni a favore di una SA che aprirà sale operatorie private a Bellinzona.

 

Una politica sociale contro la precarietà e la povertà

Sul terreno sociale non vi sono dubbi che le maggioranze politiche uscenti hanno segnato il loro deficit maggiore. Raramente sono state proposte misure e interventi che avessero come preoccupazione la necessità di rispondere ai problemi sociali con i quali molti di coloro che vivono e lavorano a Bellinzona sono confrontati.

Partendo dall’idea che l’intervento sociale sia o debba essere appannaggio del Cantone o di altri enti, Bellinzona – vecchia e nuova – ha fatto poco o nulla.

È necessaria una svolta che porti allo sviluppo di una politica sociale specifica della città, indipendente da quella del cantone. Una politica che risponda ai bisogni degli abitanti: lavoro, reddito, formazione, alloggio, prevenzione della precarietà fra gli anziani devono essere le preoccupazioni principali di un’amministrazione che voglia effettivamente andare incontro ai problemi ed alle preoccupazioni dei cittadini e delle cittadine.

È in quest’ordine di idee che potrebbero essere realizzate, ad esempio, proposte quali il sostegno attivo da parte dell’amministrazione comunale ai disoccupati e alle disoccupate in cerca di un nuovo lavoro, la creazione di più posti di apprendistato nell’amministrazione comunale, la creazione di alloggi a pigione moderata, la necessità di introdurre strumenti di controllo sui livelli degli affitti che – complice anche l’apertura del tunnel ferroviario e un certo boom edilizio – tendono e tenderanno ad aumentare, la concessione della gratuità del trasporto pubblico (con ricadute evidenti anche dal punto di vista ambientale).

 

Ambiente e territorio: contro la speculazione!

Gli anni recenti hanno visto un fermento immobiliare sul territorio della “nuova” Bellinzona. Non solo Bellinzona, ma altri comuni (a cominciare da Giubiasco) hanno visto sorgere nuovi palazzi, con decine e decine di nuovi appartamenti.

Anche le amministrazioni sono andate in questa direzione: a Bellinzona, ad esempio, questa volontà si è manifestata (e si sta manifestando) nelle continue proposte di urbanizzazione. Alla base di questo fervore c’è l’idea che una forte urbanizzazione sia un veicolo fondamentale per lo “sviluppo” della città, visione ormai dominante dopo l’apertura del tunnel di base del Gottardo.

In questa direzione insiste anche la nuova “visione 2035” del Programma d’agglomerato di terza generazione PAB3, appena presentata, che di fatto sdogana la densificazione già in atto, della quale possiamo ammirare la “qualità edilizia” fatta di scatoloni e cemento a presa rapida. Quello stesso documento chiarisce subito che la nuova Bellinzona sarà “centripeta” : “il centro urbano tra Bellinzona e Giubiasco” dove si concentreranno “gli abitanti, i posti di lavoro e i principali servizi pubblici e privati a carattere regionale; esso deve assumere una forte connotazione urbana, sia come densità, sia come qualità dell’edificazione e degli spazi pubblici”.

In questo contesto altre priorità, quelle che hanno fatto la “fortuna” (dal punto di vista urbanistico) di diversi comuni del Bellinzonese, vengono così messe in secondo piano.

Pensiamo qui in particolare allo sviluppo delle zone pedonali, alle aree verdi e di svago (parchi pubblici), agli orti urbani collettivi, alle piste ciclabili (vere piste ciclabili, separate dal traffico veicolare), alla moderazione del traffico e alla sua diminuzione – in particolare nei centri abitati. Anche il progetto di promozione della mobilità lenta per il tragitto casa-scuola (Meglio a piedi) dopo una prima fase nella quale sono state attuate alcune misure sicuramente importanti (fermate scendi e vivi, messa in sicurezza di alcuni tragitti) sembra ora essersi arrestato e alcune delle misure proposte, come quella della messa in sicurezza del sottopassaggi o della rivalutazione dei piazzali scolastici sono finiti in qualche cassetto.

 

Rispondere alle esigenze dei giovani

 Nel corso dell’ultima legislatura l’unico atto concreto in ambito di politica giovanile è stato…l’abbattimento della “casetta” in zona ex-campo militare, per anni al centro di progetti per un centro giovanile autogestito.

Basterebbe richiamare questo paradossale avvenimento per sintetizzare il bilancio assolutamente negativo delle amministrazioni dei comuni che danno vita alla “nuova” Bellinzona. Potremmo passare in rassegna tutte le attività di tipo sportivo, culturale, ricreativo che sono state al centro (da anni ormai) di richieste giovanili (petizioni, iniziative, etc.) e arrivare alla conclusione che nulla, ma proprio nulla, è stato realizzato.

Ancora recentemente le speranze di un centro giovanile (che avrebbe dovuto nascere nel quadro di un’iniziativa immobiliare di alcune associazioni) sono miseramente fallite a seguito delle rinuncia di quelle associazioni a realizzare quel progetto.

È quindi necessaria una svolta decisiva. In questa prospettiva dovrebbe rientrare la realizzazione di misure quali la gratuità dell’uso dei mezzi pubblici, la gratuità di accesso a spettacoli cinematografici, teatrali, etc., la creazione di centri giovanili autogestiti (sulla base della distribuzione della popolazione nei quartieri), il sostegno finanziario e logistico ad attività culturali (musicali, teatrali, etc.) rivolte particolarmente ai giovani, la messa a disposizione di spazi/infrastrutture per libere espressioni artistiche, la valorizzazione di alcune zone (per esempio zone ponte Carasso) a fini balneari e ricreativi.

 

Politica scolastica e di sostegno alla conciliazione lavoro famiglia

In questi ultimi anni la situazione in ambito scolastico e di servizi di mensa e doposcuola non ha subito importanti cambiamenti. In molti casi le sedi di scuole dell’infanzia sono state a più riprese sovraffollate con 25/26 alunni per classe. L’apertura della nuova sede a Giubiasco che ospita anche bambini di Bellinzona è sicuramente un elemento positivo, ma non permette di risolvere il problema di fondo. Anche a livello di scuole elementari si assiste ancora a una gestione poco chiara della ripartizione dei bambini nelle diverse sedi dando vita a classi spesso molto numerose.

Per quel che riguarda il servizio di mensa e doposcuola i posti disponibili non rispondono alle esigenze delle famiglie. Inoltre la gran parte di questi servizi è gestita da associazioni private che non sempre garantiscono qualità nel servizio e condizioni di lavoro e di salario adeguate per il personale che vi lavora. Le tariffe sono inoltre spesso elevate. Tutto questo porta ancora oggi a far ricadere sulle famiglie, e in particolare sulle donne, la questione della conciliazione tra lavoro professionale e lavoro domestico.

Per questo rivendichiamo la creazione di mense scolastiche comunali per tutte le scuole della città, la creazione di asili nido comunali che rispondano alla crescente domanda, una politica di diminuzione del numero di allievi per sezione, lo sviluppo massiccio del doposcuola, sia di sorveglianza che di aiuto allo studio.

 

Per la difesa del servizio pubblico

Bellinzona ha caratterizzato la sua storia recente per la sua sistematica opposizione ai processi di liberalizzazione nel settore pubblico. Basti ricordare qui come i cittadini e le cittadine di Bellinzona, con il sostegno in modo particolare dalle forze che oggi si riconoscono nella lista MPS-POP-Indipendenti, hanno a due riprese respinto proposte di vendere e privatizzare le Aziende Municipali di Bellinzona (eravamo nei primi anni 2000).

Grazie a quelle decisioni le AMB hanno potuto prosperare, offrire un servizio pubblico ai cittadini e alle cittadine di Bellinzona e affrontare, senza particolari problemi, il processo di liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica voluto e imposto dai partiti maggioritari a livello nazionale.

Questo orientamento deve restare. In particolare alla luce dei tentativi fatti negli ultimi anni (e che continueranno) di aprire le AMB alle partecipazioni di capitale privato (mosso da altre logiche) o di modificarne il modo di funzionamento, sottraendo l’azienda – come si sta tentando di fare – al controllo pubblico e popolare.

In questa prospettiva buone condizioni di lavoro per il personale possono garantire la qualità del servizio pubblico. Negli ultimi anni (in particolare il comune di Bellinzona, ma anche gli altri) abbiamo visto peggiorare le condizioni di lavoro e di salario del personale comunale. Seguendo la politica di austerità realizzata a livello cantonale, i Municipi si sono spesso adeguati, ad esempio eliminando alcune importanti indennità che concorrevano a formare il salario effettivo. Da qui alcune legittime rivendicazioni del personale – e in particolare di coloro che hanno salari bassi – di poter contare su possibili rafforzamenti del salario (ad esempio attraverso la remunerazione delle ore supplementari in salario e non in tempo libero).

Da qui la necessità di migliorare le condizioni di lavoro e pensionistiche del personale, in particolare attraverso un’armonizzazione verso l’alto delle condizioni del personale della nuova città, una diminuzione dell’orario di lavoro, una valorizzazione dei salari e lo sviluppo di diritti di partecipazione per il personale.

 

Per una città per tutti e tutte / Per una politica per tutti e tutte

Il Municipio di Bellinzona è da sempre un bastione quasi unicamente maschile. La scelta della nostra lista di candidare ben cinque donne all’esecutivo (ben più di tutte le candidate delle altre liste messe insieme) vuol dunque essere un segnale forte in favore di una politica realmente paritaria. In seguito alla fusione, la “nuova” Bellinzona è ormai l’undicesimo comune svizzero: e come in molti altri comuni le donne costituiscono la maggioranza degli abitanti.

È quindi necessario sviluppare ad ogni livello una politica tesa a lotta contro le discriminazioni salariali, formative, sociali che tendono a colpire un numero sempre più ampio di donne e che, malgrado le leggi sulla parità, non hanno, in questi ultimi anni, conosciuto significative evoluzioni positive.

Per lottare contro le numerose discriminazioni che ancora colpiscono le donne, chiediamo l’apertura di un Centro-donne, che offra consulenza professionale, giuridica, sociale e psicologica e in cui svolgere attività negli ambiti della parità di genere, della prevenzione della violenza sulle donne, dell’integrazione delle donne migranti e della promozione della salute (in particolare sessuale e riproduttiva).

 

Una città partecipativa e democratica

Non ci sono dubbi che uno dei punti dolenti delle aggregazioni in Ticino sia e sia stato quello che possiamo chiamare il “deficit democratico”. Tutti questi progetti, Bellinzona compresa, hanno promesso maggiore partecipazioni, più diritti, più “democrazia”. E, finora, tutti questi progetti hanno messo a nudo la natura puramente amministrativa di queste operazioni di aggregazione, prive di qualsiasi progetto politico, sociale e culturale e che hanno inoltre impoverito la già debole partecipazione democratica. 

Se vogliamo una città democratica e partecipativa è necessario superare i meccanismi istituzionali attuali e optare per strutture di consultazione permanente e democratica di tutta la popolazione residente sul territorio della nuova Bellinzona (svizzeri e stranieri).

In questa prospettiva potrebbe essere creato uno strumento come il referendum consultivo comunale. Ad esso si affiderebbe la città in occasione di scelte politiche fondamentali. Pur restando formalmente attivi e decisivi gli organismi previsti dalle leggi cantonali, questo strumento permetterebbe di orientare in modo decisivo le scelte di questi organismi.

Ad esso andrebbero affiancate delle vere assemblee di quartiere, dirette e in grado di esprimere i desideri, le critiche, le preoccupazioni della popolazione dei quartieri.

 

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