Previdenza vecchiaia 2020 – Comunicato stampa del PSdL/POP

Il Consiglio degli Stati ha discusso ieri della riforma “Previdenza per la vecchiaia 2020”. Come lasciava presagire la posizione della sua commissione per la sicurezza sociale e la salute pubblica (CSSS-E), non ha voluto seguire la linea “dura” del Consiglio Nazionale. A questo punto, delle importanti divergenze tra le due Camere restano.

Ricordiamoci che il Consiglio Nazionale aveva adottato, durante la sessione d’autunno, un “meccanismo d’intervento” che avrebbe portato ad un aumento automatico dell’età di pensionamento a 67 anni, nel caso in cui l’AVS si trovasse in una cattiva situazione finanziaria. In questo caso questo meccanismo sarebbe messo in pratica senza che una votazione parlamentare o popolare potesse contestarlo. Per il popolo non sarebbe più possibile opporsi.

Ieri i deputati/te del Consiglio degli Stati hanno rifiutato di entrare in materia su questo aspetto della riforma. Non perché si oppongono a questo meccanismo, ma piuttosto perché pensano che aggiungendolo alla riforma attuale, quest’ultima rischia di non essere accettata dal popolo!

Seconda differenza importante con il Consiglio Nazionale: il Consiglio degli Stati ha mantenuto il suo progetto d’aumentare l’importo delle rendite AVS di 70 franchi al mese e di 226 franchi per le coppie, ma solo per i nuovi pensionati. Questo per compensare l’abbassamento previsto del tasso di conversione del secondo pilastro, anche se nel complesso ci sarebbe un importante diminuzione delle rendite di vecchiaia. Il Consiglio Nazionale non ne ha voluto sapere di questa proposta del Consiglio degli Stati e quindi tutto è rinviato alla primavera prossima.

Le divergenze tra le due Camere, anche se importanti , non ci devono far dimenticare che fondamentalmente Consiglio Nazionale e Consiglio degli Stati sono sulla stessa lunghezza d’onda. Tutti e due difendono l’aumento dell’età di pensionamento delle donne a 65 anni, come pure l’abbassamento del tasso di conversione del secondo pilastro da 6.8% a 6%. Due assi portanti della riforma che il PSdL/POP ha sempre combattuto e continuerà a combattere. D’altronde le poche “concessioni” fatte alla sinistra da parte del Consiglio degli Stati sono soprattutto motivate –questo traspare nettamente dalle parole stesse dei deputati- dalla volontà che il progetto, grazie a dei contentini, sia accettato dal popolo. Questo genere di argomenti mostrano chiaramente la fragilità delle promesse.

Il PSdL/POP si è sempre battuto per un sistema di pensioni popolari basato sul modello dell’AVS. Da sempre il PSdL/POP sostiene che le casse pensioni private sono pericolosamente sottomesse ai capricci delle borse e speculano con i soldi dei nostri pensionati. Negli ultimi anni questa realtà è stata percepita da molte persone. Per questo il PSdL/POP è convinto che la sola soluzione sarà un consolidamento dell’AVS grazie all’incorporazione del secondo pilastro nel primo. Nessuno dei due progetti di “Previdenza 2020” va in questa direzione. Al contrario tutte e due sono un ennesimo tentativo di smantellare lo Stato sociale. In Parlamento il solo esito favorevole sarebbe che il progetto si sbricioli a causa delle divergenze tra le due Camere. Se non succederà questo e un accordo deleterio sarà trovato, il PSdL-POP sarà in prima linea nel lancio del referendum.

 

PSdL/POP

14 dicembre 2016

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