La violenza non è una questione privata

Avremmo voluto un anno senza femminicidi, ma non è stato così nel Mondo come in Svizzera.

La parola “femminicidio” suona male ma serve. Indica una categoria ben precisa di omicidio, quello doloso o preterintenzionale di una donna, un delitto di genere. E queste uccisioni avvengono quasi sempre in modo atavico, con un’arma da taglio, un bastone o persino a mani nude.

E’ risaputo che la violenza domestica è la prima causa di morte delle donne prima dei 50 anni, più degli incidenti e del cancro.

Donne uccise da fidanzati, mariti, spasimanti, vittime di qualcosa che gli assassini si ostinano spesso a chiamare amore, un amore tutto loro che li fa credere talmente potenti o onnipotenti da arrivare a togliere la vita a un’altra persona.

L’Ufficio federale di statistica mette a disposizione cifre dettagliate sui reati in ambito domestico e questo permette di avere indicazioni precise sul fenomeno della violenza sulle donne. Nel 2015, la polizia ha registrato 17.297 segnalazioni di violenza domestica, il 10% in più rispetto alla media degli anni 2009-2014. Nello stesso anno, vi sono state 36 uccisioni tra le mura di casa, una media di 3 al mese. Fra queste persone, il 61% erano donne.

Va poi aggiunto che le donne sono anche vittime di rapinatori violenti, talvolta per futili motivi o scarsi bottini come di soprusi sessuali.

Si può affermare, senza essere accusata di allarmismo, che si tratta di un fenomeno sociale diffuso. Non basta certo parlarne un giorno all’anno a novembre per sperare che le cose cambino.

La campagna di sensibilizzazione “posto occupato”, promossa dal Coordinamento donne della sinistra e del Gruppo donne USS Ticino e Moesa è un gesto concreto che vuole ricordare in ogni luogo pubblico le donne vittime di violenza. Perché la violenza nasce da lontano e ha molte radici. Inizia con l’esclusione, l’isolamento, la privazione di indipendenza domestica ma è veicolata anche dal linguaggio, dal voyeurismo che viaggia alla velocità della luce, dall’offuscamento del ruolo della donna nella società, dalla volgarità in politica, dalla disparità salariale.

Occorre al più presto promuovere in ogni luogo e ad ogni livello una nuova cultura di relazione tra donna e uomo. Occorre favorire e non ostacolare, come avviene purtroppo da più parti, un’educazione sessuale nelle scuole di ogni ordine e grado, come indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il fine dell’educazione sessuale è permettere alle bambine ai bambini di ricevere informazioni su specifici argomenti prima di averne bisogno. Una buona educazione sessuale porta a maggior rispetto dell’altra e dell’altro e quindi anche alla prevenzione di violenza.

Le istituzioni hanno una grande responsabilità: la violenza sulle donne non è una questione privata ma politica.

 

Sonja Crivelli

 

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