Crisi sanitaria che diventa crisi del capitalismo

Accanto alla crisi sanitaria del COVID-19, si profila una crisi economica e sociale di ampiezza eccezionale. Come nel 2008, i nostri dirigenti si trovano nell’obbligo di fare appello allo Stato per salvare il settore privato. Ma come hanno dimostrato le misure di austerità successive alla crisi precedente, lungi dal chiedere il conto ai responsabili, la borghesia farà pagare pesantemente la fattura a tutta la popolazione. L’istaurazione di una “Tassa di solidarietà Anti-coronavirus”, come propone il PSdL-POP, darebbe un segnale diverso.

Dopo la crisi sanitaria, la crisi economica e sociale.

La Segreteria dello Stato all’economia (SECO) ha recentemente rivisto le proprie previsioni economiche: la recessione sarà più profonda di quanto previsto all’inizio, con inoltre un tasso di disoccupazione che potrà raggiungere il 7%. L’economia viaggia al rallentatore e i Cantoni più toccati hanno rapidamente deciso di chiudere i cantieri e Ticino anche tutta la produzione non essenziale. Il 4 aprile, la Radio Televisione Svizzera indicava che ormai un quarto delle persone attive erano in disoccupazione parziale. Le testimonianze dei piccoli indipendenti in difficoltà si moltiplicano. La nostra economia, nel suo funzionamento attuale, non era preparata a far fronte all’imprevisto. Questo è dovuto, in gran parte, alle politiche liberali degli ultimi decenni. Riduzione del tasso d’imposizione delle imprese, privatizzazione del settore della salute e degli altri servizi pubblici e altro ancora hanno indebolito le capacità di reazione dello Stato.

Ritorno in auge dello Stato.

La reazione di numerosi paesi di fronte alla pandemia COVID-19 ha dimostrato come la pretesa impossibilità di intervento dello Stato nell’economia non era altro che un mito. In pochi giorni, il Consiglio federale ha potuto agire in variati settori, liberare molti soldi e imporre regole severe alle imprese. La stessa cosa è successa altrove, nel Mondo. La Spagna ha nazionalizzato gli ospedali privati, l’Italia una compagnia aerea e, persino negli Stati Uniti, un’impresa delle dimensioni della General Motors è stata costretta a produrre materiale sanitario.

Lo si può constatare: senza intervento dei poteri pubblici nell’economia, non c’è salvezza di fronte all’epidemia. Perché, è ormai chiaro che nessuna “legge di mercato” permette di reagire efficacemente di fronte a una situazione dove la vita delle persone è in pericolo. Ma non bisogna illudersi. Come l’hanno dimostrato i dieci anni di austerità, con misure simili prese nel 2008 per salvare il settore privato, i liberali al comando faranno pagare in modo salato all’insieme della popolazione questo schiaffo che prende attualmente il mito liberale.

Tocca a coloro che hanno approfittato passare alla cassa

Per proteggere il settore privato in difficoltà, la Confederazione ha promesso di indebitarsi fino a 40 miliardi di franchi. Un aiuto alle persone indipendenti e alle piccole imprese è essenziale in tempi di krach. Ma occorre, già da oggi, preparare la risposta di fronte al contro-attacco che avverrà appena la crisi sarà passata. Perché, senza questo, si rischia di sentire lo stesso ritornello: “Il nostro paese è indebitato e le casse sono vuote, è necessario procedere a tagli nel sociale, nella sanità, l’educazione…” sempre accompagnato dal ritornello xenofobo “Gli stranieri sono la causa di tutti i problemi”.

Per il PSdL-POP, la Confederazione deve mettere in atto un piano di salvataggio dell’economia, ma a condizione che siano coloro che hanno approfittato dei decenni di politiche liberali a passare alla cassa. In Svizzera, la ricchezza accumulata da una minoranza di persone sulle spalle della popolazione è tale che una tassa unica del 2% sulla totalità di questa fortuna porterebbe più di 17 miliardi di franchi allo Stato. Abbastanza per salvare i nostri posti di lavoro e proteggere gli indipendenti, i lavoratori e le famiglie in difficoltà.

Pensiamo al dopo-Corona

Il compito del Governo e del Parlamento sarà di reagire per metterci al riparo da questo genere di crisi sanitarie ed economiche. Una “Tassa di solidarietà anti-coronavirus” sarebbe un segnale forte ma dovrebbe andare oltre ed essere accompagnata da una politica economica al servizio del più grande numero di persone: armonizzazione della fiscalità a livello federale, aumento dell’imposizione alle grosse imprese e alle holdings, nazionalizzazione del sistema sanitario (cassa malati pubblica e unica, nazionalizzazione delle cliniche private..) e bancario, estensione delle assicurazioni sociali e altro ancora.

Paris Kyritsis e Amanda Ioset.