Collettivo R-Esistiamo: di quale violenza parliamo?

Riportiamo in seguito la presa di posizione del Collettivo R-Esistiamo che ricostruisce i fatti avvenuti fuori dal bunker di Camorino il 2 luglio scorso. Condannando la violenza istituzionale e mediatica portata avanti dalla dipendente del DSS Carmela Fiorini e dal Consigliere di Stato Norman Gobbi. Situazioni che lasciano presagire un’estate molto calda sul fronte della migrazione, ma che al contempo dimostrano che l’ottimo lavoro del Collettivo R-Esistiamo sta dando i suoi frutti.

La presa di posizione:

Alcune precisioni in merito alle ultime accuse rivolte in questi giorni al Collettivo R-Esistiamo.

1. Ma… di quale violenza stiamo parlando?
Una breve ricostruzione dei fatti davanti al bunker di Camorino, di martedì 2 luglio.
Chiediamo: la dipendente del DSS (presumiamo ci si riferisca alla Signora Carmela Fiorini) citata nell’articolo di Ticinonews, nel quale un presunto poliziotto testimonia essere stata aggredita, quel giorno di fronte a un nostro presidio, si è fermata di sua spontanea volontà? Sì!
La signora Fiorini ha abbassato il finestrino di sua spontanea volontà? Sì!
Alla domanda: ma allora sto bunker si chiude o no? No! Non dipende da lei, è Berna che decide!
Alla domanda: ma cosa ci faceva a Bormio con i soldi dei contribuenti: non ha risposto …. e, parecchio infastidita, ha immediatamente schiacciato il piede sul gas ignorando le persone presenti.
In risposta sono arrivate due manate sull’auto. A cui ha fatto seguito un dito medio, spuntato dal finestrino della sua rombante Mercedes prontamente ripartita.
Di quale violenza stiamo parlando?
Di una manata sul bolide della signora Fiorini o di quella perpetrata nei confronti di persone costrette a vivere sottoterra nella paura e nell’incertezza ?
Non son forse rispettabili agenti comunali e cantonali, legittimati dai propri superiori, a prendere le persone a calci e pugni? A ricattare e imbavagliare esseri umani per deportarli? Ad ammanettarli alle docce e umiliarli? Spaccando denti e costole in nome della legge quando va bene, o uccidendo in nome della “legittima difesa” quando va male? Non è forse violenza restare a guardare e non agire quando ogni settimana decine e decine di persone muoiono annegate nel Mediterraneo o nel tentativo di attraversare le frontiere della fortezza Europa in cerca di una vita migliore?
Appunto … ma di quale violenza stiamo parlando!

2. In risposta al social-intervento dell’on. Norman Gobbi.
Ci sembra di notare un certo nervosismo nell’onorevole Gobbi. Sarà la recente scottante delusione, sintomo di una chiara sconfitta politica, della mancata introduzione dei controlli del volto negli stadi ticinesi o la pressione in quanto co-responsabile dello scempio all’interno del bunker ma, dall’alto della sua posizione, ci appare una reazione piuttosto scomposta e maldestra. Che ci ricorda quelle del ministro dell’interno della vicina penisola, già da più parti accusato di posizioni razziste e fasciste.
D’altronde le somiglianze nei tanti atteggiamenti – dal linguaggio aggressivo, all’ipermediatizzazione, alle politiche securitaire – ci sembrano piuttosto evidenti.
Ma torniamo alle accuse lanciate dal ministro:
Primo. “Il presunto sciopero della fame”. Lo sciopero sarà durato quello che è durato, una giornata o giù di lì. Ma il problema non è quello. A parte il fatto che sentire parlare di lavoratori un personaggio che ci sembra non abbia lavorato un solo giorno in vita sua, ci fa per lo meno sorridere ma la ragione per cui lo sciopero è terminato, Signor Gobbi, è dovuta al fatto che i ragazzi rinchiusi nel bunker sono stati trasferiti, divisi e smistati in altri centri! O, come successo a James pochi giorni dopo e che in sciopero ci voleva ritornare, per essere stato prelevato dalla polizia cantonale, portato alla SEM e infine venire rinchiuso nel carcere amministrativo di Coira, dove si trova tuttora. Altro che “caso Dublino”: James è stato semplicemente buttato in una carcere svizzera come ulteriore vendetta punitiva verso chi osa ribellarsi e alzare la testa.
– Secondo. “Le condizioni pietose causate dagli stessi migranti”. Ossia, se non capiamo male, secondo il consigliere di Stato Gobbi, gli stessi migranti si auto inserirebbero le cimici nei materassi, accenderebbero di proposito i riscaldamenti in estate per arrivare agli oltre 30 gradi con un alto tasso d’umidità e auto-inquinerebbero l’acqua per farla fuoriuscire giallognola e imbevibile. Che tristezza Signor Gobbi. Un po’ di sana onestà intellettuale non sarebbe male di fronte a condizioni da più parti giudicate impietose. Altro che wi-fi gratuito…
– Terzo. “Quello che gli immigrazionisti non dicono”. A parte che basta una piccola ricerca per rendersi conto che tale dicitura è usata soprattutto da una certa schiera di destra fascio-sociale europea, da Casa Pound a Génération Identitaire. Ma quello che il “ministro-lavoratore” omette volutamente di dire è che i migranti ancora presenti a Camorino sono persone in assai precarie condizioni di vita, al cui medico incaricato è addirittura negato l’accesso al bunker!

Persone rimpallate da una situazione all’altra, da parecchi anni in Ticino e con differenti situazioni giuridiche mai risolte. Il problema non è solo quello del bunker ma pure e soprattutto quella di una chiara volontà politica di non concedere alcun tipo di permesso e di regolarizzare tali situazioni!
Sentire infine parlare, da un esperto costruttore della paura quale Gobbi, di “storie farlocche” fa davvero tenerezza. Insomma lo stesso che ha costruito la sua carriera politica gonfiando notizie e lanciato allarmi improbabili – tipo l’invasione di migranti di qualche anno fa (“che in frontiera a Chiasso si costruisca un muro, con la presenza fissa dell’esercito”) ora ci propina lezioni di etica.
D’altronde non era lo stesso Gobbi che allarmava già nel 2012 – pensando ai flussi migratori dall’Africa verso l’Europa (in particolar modo ai magrebini) – che questi sarebbero causa di futuri problemi d’ordine pubblico. Più che resistere a “fake sentimental stories”, da anni ci stanno inondando di “fake fear stories”, vere e proprie storie e propaganda della paura, che l’onorevole Gobbi ben conosce.
Ma è chiaro, sono “sensibilità” diverse: quelle di chi l’immigrazione la vive come problema principale, ne fa il suo cavallo di battaglia elettorale, legandola unicamente a una questione di legalità e d’ordine pubblico e chi invece la inserisce in un contesto di possibilità e di dignità per tutte e tutti. Quando poi il Consigliere di Stato parla di “legalità”, ci chiediamo se intende pure quella usata dalla Confederazione Svizzera nel respingere “legalmente”i perseguitati dal regime nazista.
Anche in quel caso l’onorevole stava “con chi dice le cose come stanno e con chi rispetta le regole?”
Ma non ci stupisce, il Signor Gobbi. Basterebbe ripensare a certe sue esternazioni del passato. O, meglio ancora, rileggersi (e vi invitiamo a farlo!) il dossier pubblicato alcuni anni fa (https://frecciaspezzata.noblogs.org/files/2016/12/lettura.pdf) che faceva luce sulle sue sospette compagnie e amicizie nella galassia dell’estrema destra (l’amico Mascetti e i suoi compagnucci di merende non le dicono niente onorevole? https://frecciaspezzata.noblogs.org/post/2018/07/18/4548/).
O ancora, riprendere l’articolo elCaffè (http://caffe.ch/stories/inchieste/50235_terra_insubre_raccontata_dallestremismo_norvegese/) che nel 2015 narrava dell’incontro e dell’accoglienza data dall’associazione Terra Insubre (a quei tempi presieduta proprio dall’onorevole Gobbi e finanziata pure con dei fondi Swisslos), a vari associazioni tra cui il collettivo norvegese Malmannen, di chiara ispirazione nazi-fascista, durante l’Università d’estate sul passo del Gottardo.
E per colui che presiede varie commissioni di lotta agli estremismi, non è propriamente un biglietto da visita ottimale.
Per cui no, non presagiamo proprio nulla di buono.
Se non che quel bunker va assolutamente chiuso – e subito! – e che alle persone segregate là sotto venga fornita la necessaria assistenza medica, che vengano seguite e risistemate in situazioni degne.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *