Abitanti protagonisti della propria storia. Venezuela – Nel contesto della Gran Misiòn Vivienda Venezuela

Migliaia di famiglie sviluppano un modello cooperativo e autogestito della propria vita.

“Nueva Comunidad Socialista Amantina”. Il nome è dipinto sul muro, accanto a un ritratto gigante del Comandante. Ci accoglie Renny Paruta, fiero di questo quartiere che le 130 famiglie della comunità hanno costruito con le proprie mani. “Amantina è il nome di una tribù indigena che viveva qui all’epoca pre-colombiana”, ci spiega. “L’abbiamo scelto al momento della creazione del nostro Campement dei pionieri, nel 2011. Scopriamo così la storia di un movimento sociale e politico che ci era totalmente sconosciuto fino a quel momento: il movimento delle abitanti e degli abitanti del Venezuela. Questa piattaforma popolare lotta dall’inizio degli anni 2000 – in un paese dove quasi il 90% della popolazione vive in zone urbane – per una città più giusta, il diritto a un alloggio degno, la costruzione del socialismo e del potere popolare. Fra le differenti organizzazioni che compongono la piattaforma, i Campement dei pionieri e le nuove comunità socialiste organizzano le famiglie senza alloggi in progetti collettivi autogestiti, sulla base della proprietà collettiva e del lavoro solidale.

Tra il 2002 e il 2011, in Venezuela sono stati fatti passi in avanti in materia di diritto all’alloggio, soprattutto nel campo giuridico. “Ma è nel 2011, con il lancio della Gran Misiòn Vivienda Venezuela che è stato fatto un enorme salto qualitativo e quantitativo, con la materializzazione del diritto umano a un alloggio degno”, sottolinea il Movimento delle abitanti e degli abitanti in un documento del 2015, destinato al Comitato dei diritti economici, sociali e culturali dell’ONU. E’ in questo periodo che Amantina riceve un terreno nella parrocchia civile di Antimano, situata nella Municipalità di Libertador di Caracas. “L’impresa alimentare Polar non utilizzava più questo grande terreno lasciato in stato di abbandono. Questo è stato espropriato e il Governo ce l’ha ceduto, proprio a noi che non avevamo alloggio”, precisa Renny. E’ lo Stato che mette pure a disposizione tutti i materiali necessari come il cemento e l’acciaio ma anche le macchine edili. Le famiglie si riuniscono in assemblea tutte le settimane e gestiscono queste risorse in maniera collettiva.

Panetterie popolari

All’entrata del quartiere vi è una panetteria CLAP (Comitati locali di approvvigionamento e di produzione) dove lavora la madre di Renny. Sono state create un centinaio di queste panetterie popolari nel 2017 per far fronte ai grandi distributori di farina sovvenzionata i quali fanno aumentare artificialmente i prezzi. “Quando è iniziato il blocco, era molto difficile”, ci dice. “Non si trovava più del pane tutti i giorni.” Qui, gli abitanti e le abitanti del quartiere ricevono la farina direttamente dal Governo. Qui si produce e si vende il pane ai membri della comunità, una prossimità che permette di tenere sotto controllo questo alimento indispensabile. Fuori, nel cortile, le bambini e i bambini giocano. I lavori non sono ancora terminati ma la maggior parte delle famiglie ha già potuto traslocare. Renny sorride: “Qui si lavora al ritmo del popolo. Inoltre è difficile procurarsi i materiali necessari a causa della guerra economica. Ma noi abbiamo ormai quasi raggiunto il nostro obiettivo.

Incontriamo un gruppo di donne del quartiere. Per costruire questo immobile, esse hanno imparato a guidare le macchine edili, a fare ogni tipo di lavoro faticoso. Si percepisce una grande fierezza. Quando domandiamo qual è stato il loro ruolo nella presa di decisioni, una di esse ride e ci mostra i balconi. “Vedete? Gli uomini volevano che il balcone fosse davanti al soggiorno, per poter restare sul divano e uscire senza fare troppi passi! Ma noi, che trascorriamo molto tempo a cucinare per la famiglia ci siamo battute affinché il balcone fosse davanti alla cucina!” Risultato: i balconi si estendono su tutta la lunghezza degli immobili. E’ questo genere di cose, concrete, della vita quotidiana che vengono discusse durante le loro assemblee. Una nuova forma di democrazia e di gestione collettiva prende forma in questo progetto innovativo. Amantina? Un quartiere dove le abitanti e gli abitanti diventano protagonisti della loro storia.

Amanda Joset

di ritorno dal Venezuela

apparso su Gauchebdo n. 20 – 17 maggio ’19

dav

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