Segregazione istituzionale

Condividiamo in seguito l’articolo del compango Gianfranco Cavalli comparso recentemente nei media e che contesta la volontà del DECS di creare una classe separata per i richiedenti d’asilo e i loro figli in età scolastica nel futuro centro di registrazione di Novazzano.

 

La scuola è il primo luogo nel nostro percorso di crescita che deve garantire l’accessibilità per tutte e tutti alla cultura generale e alla mutua conoscenza con persone di storie di vita diverse. Un posto di socializzazione che ci dà un’idea di com’è strutturato il mondo che ci circonda.
Nel mio personale percorso scolastico da migrante, ho imparato molto dal confronto con i miei pari ticinesi sulla lingua e i codici sociali non scritti del luogo, grazie al fatto che ho condiviso con loro le stesse classi.
Anche per chi è nato qui, confrontarsi con persone che arrivano da culture e società diverse può essere estremamente arricchente sul piano personale ed aiutare a sviluppare nel tempo maggiori capacità di empatia e solidarietà.
Questa è una caratteristica del sistema scolastico ticinese, l’unico in Svizzera che cerca ancora oggi di essere inclusivo e di non separare in scuole o classi diverse le scolare e gli scolari secondo i voti.
Ma è anche il risultato di un percorso storico e culturale legato alla nostra lingua e alla storia del nostro territorio. Già nel XIX secolo Stefano Franscini, padre dell’istruzione pubblica e democratica del nostro Paese, lottava per un’istruzione che doveva essere accessibile anche a fanciulli di “mediocri fortune”.

L’attuale proposta di fare una classe separata all’interno del futuro Centro richiedente d’asilo di Novazzano va contro questi principi. L’idea difesa dal capo della Divisone scuola Emanuele Berger è un affronto ai principi stessi della democraticità della scuola.
L’articolo 80 della Legge sull’asilo non impone infatti di creare una separazione apposita, ma di farlo solo se viene ritenuto necessario. Non si può dire che sia il caso nel nostro Cantone, in quanto le strutture scolastiche presenti nel territorio potrebbero garantire facilmente l’inserimento dei bambini che arrivano in Ticino.
Viene dunque da chiedersi se la necessità non sia piuttosto quella di nascondere alle bambine e ai bambini che  frequentano le nostre scuole le ingiustizie del sistema migratorio svizzero.

In Svizzera infatti il trattato di Dublino viene applicato più severamente che in qualsiasi altro Stato in Europa e ciò significa che i richiedenti d’asilo vengono facilmente rispediti nel primo Paese in Europa nel quale il loro arrivo è stato registrato.
Nei casi trattati nel nostro Cantone significa spesso rispedire intere famiglie in Italia, che si troveranno a vivere in situazioni di estrema incertezza e precarietà. Opporsi all’idea di una classe segregata non significa unicamente esigere una maggiore integrazione scolastica, ma anche difendere il cuore stesso dell’istruzione pubblica ticinese.
Un sistema che è sempre più sotto attacco, ma che riesce a conservare la sua preziosa particolarità di garantire agli scolari la possibilità di confrontarsi con un contesto sociale pieno di diversità, una ricchezza che vale molto più di quanto i manuali scolastici possano insegnare.

Gianfranco Cavalli, Partito operaio e popolare

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