Etica dantesca e politica cantonale

  • Virgilio ?

  • Dimmi Bea.

  • L’amico mio, e non della ventura,

    ne la deserta piaggia è impedito,

    sì nel camin, che volt’è per paura;

  • Eh ?

    Parla come mangi.

  • Vai a recuperare quel rincoglionito che si è perso nella Selva Oscura e si sta cacando sotto ??

  • Vado…ma te lo dico : io lo accompagno fino al Purgatorio, poi sono fatti tuoi !

Secondo la Rete, pare che oggi sia necessario introdurre così le e gli studenti alla Commedia di Dante, quando funziona la “chat” fra il Paradiso e il Limbo. La buona scuola, la scuola che verrà ? Nella mia attività professionale, sono sempre partito dal Canto XVII del Purgatorio, che illustra le inclinazioni delle donne e de- gli uomini verso il male, le cosiddette “passioni” o i cosiddetti “vizi”. Solo inclina- zioni, senza passaggio all’atto, perché in tal caso sarebbero “peccati”, cioè, guar- da guarda, “reati”. Vi ricorda qualcosa di recente nel nostro amato Cantone ? “Non mi dimetto perché non è stato rilevato il penale.”.

Il materialismo dialettico mi ha insegnato che tutti i fenomeni devono essere a-

nalizzati nelle loro relazioni reciproche, pertanto mi sono divertito a studiare il

nostro mondo politico sulla base delle inclinazioni opposte.

Premesse importanti : non mi interessano l’atteggiamento individuale dei singoli politici, e nemmeno la loro buona o cattiva fede, bensì il funzionamento colletti- vo del loro apparato. Inoltre, indietro non si torna, nessuna nostalgia.

L'”avarizia” è il motore primo di tutto l’agire della classe dominante, nel suo dop-pio significato secondo l’uso toscano : avidità, bramosia, cupidigia, da una parte, e grettezza e meschinità, dall’altra. Non si spiegano altrimenti la perdita dei valo- ri radicali dei liberali, interamente consegnati all’economia del denaro (finanzia- ria) e alle logiche mercantili, denunciata in due recenti saggi importanti da Ar- naldo Alberti e da Andrea Ghiringhelli, e in vari quasi patetici interventi dal quo- tidiano La Regione, e nemmeno i costanti insistiti sgravi fiscali alle imprese, i ta- gli alle spese sociali, il disgustoso tiraemolla sul salario minimo garantito e il mantra della riduzione del debito pubblico. All'”avarizia” si aggiunge la “super- bia”, la trasformazione di un sentimento positivo, l’amore di sé, il desiderio di eccellenza, nella passione di essere unici, soli, dunque di escludere tutti gli altri. La Casta, insomma, con tutti i privilegi (magari pensionistici ?) e la mancanza di obblighi (pagare il telefonino ?). Paradossalmente, però, oggi i superbi sono dei narcisisti patologici, che hanno bisogno degli altri per essere invidiati, per avere successo, per essere considerati importanti. E allora osservate il linguaggio del corpo durante i dibattiti, quando intevengono degli avversari : le smorfie, i sorri- sini, gli sbuffamenti, gli scrollamenti del capo…

Qui si inserisce il controcanto della classe subalterna, che inclina verso le tre passioni successive : “invidia”, “ira” e “accidia”.

L’invidia orienta l’attenzione su ciò che non si ha, su quello che manca, e trova ra-

gione di esistere nell’esasperato individualismo promosso dalla rivoluzione neo- liberale, l’unica che ha avuto successo. Le persone, di qualunque partito o movi-

mento, mirano ad essere ammesse, accettate e ascoltate nel e dal novero della classe dominante. Chi ha permesso, o facilitato, o addirittura realizzato gli obiet-

tivi della classe dominante ? Blair, Gonzalez, Schröder, D’Alema. Chi ha privatizza-

to i nostri gioielli di famiglia, PTT e FFS ? Leuenberger, con i suoi Gygi e Weibel.

Guardate nel vostro Consiglio Comunale, nel vostro Municipio, nel Gran Consiglio e nel Consiglio di Stato, come tutte e tutti le/i socialpetalose/i calano le brache e si ammanicano con gli altri esponenti. Il “bene comune”…Ma per cortesia ! Le re- sponsabilità dei partiti socialdemocratici sono immense. Il compito della nostra politica di vera opposizione è trasformare l’invidia sociale in coscienza di classe.

La scelta politica del consenso ad ogni costo suscita le due passioni successive : c’è chi si “incazza” e chi si rassegna.

L'”ira” nasce da un sentimento ferito di giustizia, da un legittimo senso di rivolta per un bene mancato che pure ci spettava, per un torto subito. Spesso la soluzio- ne, nell’individualismo esasperato di oggi, consiste in atti inconsulti, di ribellione appunto, personali e collettivi. Sono un uomo d’ordine, un comunista di destra, e non mi sono mai piaciute le manifestazioni di strada e di piazza spontanee e sen- za organizzazione, e vi ho partecipato solo per disciplina di partito. Il compito della nostra politica di vera opposizione è assumere la direzione dei movimenti,

per indirizzarli verso una vera alternativa di società.

L’accidia si manifesta con l’astensione dal voto, in questo particolare contesto, o nel migliore dei casi con il ricorso alla scheda senza intestazione, ma è una pas- sione particolarmente pericolosa nella vita della società. Ogni cosa perde di inte- resse e di consistenza, non c’è nulla per cui valga la pena di lottare o di rischiare, “tanto fanno quello che vogliono loro”, impossibilità di concentrazione, sconforto che confina con la depressione, rifiuto degli altri e della precarietà e dell’insicu-

rezza del reale, ricerca esagerata di certezze, bisogno ossessivo di proteggersi da ogni rischio. Il compito della nostra politica di vera opposizione è coinvolgere queste persone e dar loro il senso di contare qualcosa per davvero.

Sulla “gola” e sulla “lussuria” mi riservo di intervenire in un secondo momento.

Gianpiero Bernasconi, candidato al Gran Consiglio per la lista MPS-POP-Indipendenti

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