I comunisti devono essere al fianco dei popoli

Ci sono alcuni partiti che si fregiano del nome comunista ma in realtà sono opportunisti, nazionalisti e sciovinisti. Non c’é bisogno di andare lontano: la posizione del Partito comunista ticinese sul problema kurdo rappresenta un bel esempio.

La politica internazionale di questi partiti non sta più dalla parte dei popoli oppressi. Dopo la caduta del muro di Berlino e la scomparsa dell’URSS alla fine del anni novanta la sinistra in generale e alcuni partiti comunisti in particolare hanno perso la bussola che avevano una volta. E non hanno ancora trovato la bussola nuova per andare avanti come si deve. Perciò bisognerà attendere per avere un nuovo programma e una nuova strategia.

Parlo in particolare dei problemi e della tragedia curda. I Kurdi non sono riconosciuti, rimangono divisi fra quattro nazioni: Turchia, Siria, Iraq e Iran. La loro lingua e la loro cultura sono proibite. Si tratta di circa quaranta milioni di persone che da sempre sono vittime di massacri, assimilazioni forzate e genocidio. Nella lotta di liberazione, per l’unità e la pace sono stati uccisi circa mezzo milione di persone. Un popolo così in difficoltà da secoli non viene sostenuto da certi partiti che pur si definiscono comunisti. Essi si schierano dalla parte dei paesi capitalisti, colonialisti e egemonici. Cioè: Turchia, Iran, Siria e Irak. Il Kurdistan una prima volta fu diviso fra impero Ottomano e Farsi nel 1639. La seconda volta venne diviso in quattro con un patto nel 1923 firmato a Losanna fra paesi imperialisti. Con questo patto il Kurdistan é stato diviso in quattro colonie.

Con la loro lotta dura, resistente, dinamica e difficile i Kurdi hanno sempre combattuto contro l’ingiustizia dominante per ottenere i diritti fondamentali popolari. Con la guerra in Irak nel 2003, e la lotta contro Saddam Hussein Kurdi Iracheni hanno acquisito una maggior autonomia. Con la guerra in Siria nel 2011 i curdi Siriani, lottando contro i terroristi dell’ISIS, hanno conquistato per ora anche loro una certa autonomia. Invece in Turchia e in Iran tutto continua ad andare avanti come prima.

Nel 21.esimo secolo i paesi potenti e imperialisti fanno a gara ancora con diverse guerre per dividere il mondo e i popoli. Nel Medio Oriente due blocchi si stanno affrontando: da una parte gli USA, l’UE e altri alleati e dall’altra parte la Russia, la Cina e i loro sostenitori. I Kurdi cercano una strategia e una tattica per approfittare di queste guerre e sfruttare le contraddizioni fra questi paesi potenti. Finora nessuno ha dato un mano ai Kurdi per riavere i loro diritti. Ultimamente questi paesi e blocchi di potenti fanno a gara per aggregare i Kurdi ai loro rispettivi campi. Perciò si comincia ad aiutare e riconoscere il problema perché adesso senza i Kurdi nel Medio Oriente nessuno può pretendere di avere una politica giusta e realizzabile. Ora più nessuno può negare il diritto ad un certo tipo di autonomia kurda. D’altra parte gli Stati Uniti sono composti da 50 stati, la Russia ha già una sistema federale con diversi popoli, in Cina diversi popoli hanno un’autonomia, la UE presenta 27 nazioni associate, in Svizzera ci sono 26 cantoni e quattro lingue nazionali. Certi paesi e blocchi potenti spingono gli stati colonialisti per il riconoscimento di una certa autonomia dei Kurdi ma non é facile, fanno fatica. Ci vorrà ancora del tempo per giungere ad un riconoscimento pieno, ad un’autonomia e al raggiungimento dei diritti del popolo kurdo.

Questa autonomia non è accettata dagli stati colonialisti quali laTurchia, l’Iran, l’Irak e la Siria. In generale i partiti di destra, borghesi e nazionalisti ma anche alcuni partiti di sinistra o comunista come il PC ticinese sostengono questa posizione in nome dell’integrità territoriale nazionale. Questi partiti stanno dalla parte dei paesi e degli stati colonialisti e capitalisti che sono contrari all’autonomia e la liberazione di questo popolo oppresso. Questo appare normale per i partiti di destra conservatori e nazionalisti, molto meno per partiti che pretendono di essere di sinistra.

Hursit KASIKKIRMAZ, Lugano

candidato sulla lista MPS, POP, indipendenti per il Gran Consiglio

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