Salario minimo, ancora troppo basso e se non si scende in piazza non aumenta.

In vista delle elezioni cantonali, in panico di consensi, il presidente della commissione della gestione, nonché candidato di punta del PPD per la corsa al Consiglio di Stato, in tutta fretta accelera sul salario minimo e ripropone praticamente la stessa cifra che già circolava oltre un anno fa: 19.- franchi all’ora.

Con una proposta del genere, dopo un anno non possiamo fare altro che ripeterci: le proposte borghesi non servono a niente. Numerosi posti di lavoro saranno ancora accessibili solo a frontalieri, quei lavoratori e quelle lavoratrici residenti che accetterano un salario così basso continueranno ad essere poveri. Infatti con la proposta di De Rosa circa 10’000 persone guadagnerebbero di più, ma non si toglierebbe nessuno dalla povertà. Lo Stato continuerebbe a finanziare le casse malati con i sussidi cassa malati, dei quali molti lavoratori continuerebbero ad aver bisogno.

Per il Pop-PSdL la rivendicazione lanciata nel 2013 anni fa di 22.- franchi all’ora deve adesso essere adeguata al costo della vita, nel 2019 proponiamo quindi una salario minimo a 23.- franchi. Il salario minimo deve servire a ridare potere d’acquisto alla classe dei lavoratori e delle lavoratrici, non a renderli un po’ meno indigenti. Ovviamente il salario minimo deve essere uguale per le donne e per gli uomini. Inoltre, non accettiamo che i lavoratori dell’agricoltura, come braccianti ed operai agricoli, siano esclusi da questa legge, quando sarebbero quelli ad aver più bisogno di migliori condizioni di lavoro.

Di principo continuiamo a sostenere che l’introduzione di un salario minimo legale sarebbe una conquista storica, che permetterebbe un forte miglioramento delle condizioni quadro della lotta di classe. Inoltre nello stato di crisi in cui versa il mondo del lavoro ticinese l’introduzione di un salario minimo adeguato anche da un profilo dell’applicazione si deve fare nel più breve tempo possibile.

La sinistra in tutte le sue sfumature e il movimento sindacale gridano al referendum, 19.- franchi sono uno scandalo, e intanto il tempo passa. Per Albertoni, Modenini, Regazzi e compagnia il referendum è la miglior cosa, prendono tempo e continuano a pagare anche al disotto di 19.- franchi. Il movimento sindacale deve invece esercitare una pressione, nei luoghi di lavoro e nelle piazze, con una grande campagna di mobilitazione generale che spinga la proposta della politica verso l’alto. Solo se queste azioni saranno risultate insufficienti si potrà lanciare con successo un referendum contro un salario minimo da fame.

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