Montre Bré: il coraggio di non avere un prezzo

All’inizio del secolo scorso, in Ticino si concretizzava lo spopolamento delle valli del nostro
Cantone, conseguenza di un’industrializzazione che, con i suoi nuovi modi di percepire il lavoro e
la vita quotidiana, prendeva il posto della laboriosa e lenta vita in valle. Un esodo silenzioso
scendeva verso le città lasciando alle spalle terreni inutilizzati ma pieni di storia, che ben presto
fecero gola a chi faceva i soldi nelle città in Ticino e nella Svizzera interna. Le casette di vacanza
hanno così lentamente sostituito i focolai familiari e le piazzette dei villaggi hanno smesso di
essere un luogo di aggregazione per diventare delle attrazioni per curiose/i e turiste/i.
Ma nelle valli del Ticino c’era chi, non cedendo all’attrazione del nuovo, decise di restarci. Alcune/i
perché troppo anziane/i per cambiare modo di vivere e altri per un’affezione, non sempre espressa,
per le proprie tradizioni. Costoro hanno quindi continuato a vivere le mutazioni di un territorio
erigendosi a guardiani di una cultura montana sospesa nel tempo. Poi con gli anni, altre persone
sono invece emigrate verso le valli, fuggendo dall’aumento sfrenato del ritmo di vita che
l’evoluzione del sistema post-industriale esigeva a lavoratrici e lavoratori.
Oggi, il recente progetto di costruzione di un mega resort di lusso a Monte Bré ricorda in parte gli
avvenimenti di quei tempi. Ma, nell’era della globalizzazione e della speculazione finanziaria, gli
acquirenti sono diventati molteplici e i soldi provengono da svariate parti del mondo.
Nel quartiere di Monte Bré gli investitori hanno aperto il borsellino, comprando terreni a chi quegli
spazi li aveva ereditati e mai veramente valorizzati, oppure a chi pur vivendoci non ha potuto che
cedere di fronte a certe cifre, preferendo la sicurezza dei soldi all’incertezza del domani.
Quelle/i che hanno deciso di fare resistenza sono invece persone che sono affezionate ai monti
sopra Locarno e che, utilizzando ogni mezzo a loro disposizione, si rifiutano di accettare un
cambiamento così radicale del territorio.
Chi oggi si batte contro il mega-progetto s’inserisce in questo complesso contesto, che trova
opposti la modernità, il lusso e la promessa dei soldi facili alla libertà di godere di un ambiente
pulito, vivibile e aperto a tutte e tutti.
Le cittadine e i cittadini che hanno deciso di salvare Monte Bré sono invece portavoce di una serie
di valori comuni e di pubblico interesse, come possono essere la tutela dell’ambiente, delle
tradizioni e dell’identità del territorio. Valori che rimangono però immateriali e che quindi per essere
resi più importanti di quelli economici esigono un ampio coinvolgimento della società civile.
È molto difficile opporsi oggigiorno al diritto della proprietà privata e del libero commercio, chi può
permettersi di muovere grandi cifre sa di essere protetto dalla legge, nonostante si porti avanti un
progetto spropositato e di difficile realizzazione.
Sul piano politico si sono già intuite le posizioni dei municipali, che messi di fronte alle faraoniche
promesse del progetto hanno, in primis, ceduto, per poi ritrattare al momento in cui sono stati
smascherati dagli oppositori al progetto.
Ricorderei loro che ad Andermatt hanno già scommesso su un’idea simile, trasformando il paese in
un resort di lusso, e se da una parte è vero che nel comune l’occupazione e gli introiti sono
aumentati, dall’altra l’amministrazione pubblica e la pianificazione turistica sono oggi dipendenti
dagli alti e bassi di un unico investitore. In gioco è quindi anche l’indipendenza delle nostre
istituzioni.
La speranza di salvaguardare il nostro territorio risiede quindi, oggi come allora, in quelle cittadine
e quei cittadini che non cedono silenziosamente alla legge del più forte, ma che decidono di
rendersi partecipanti attivi nella costruzione di un’identità territoriale.
Il comitato “Salva monte Bré” si è dato il compito di portare fino in fondo la difesa del bene
comune, lottando contro quei pochi privilegiati che vogliono ritagliarsi un loro esclusivo pezzo di
montagna.
Difendere Monte Bré significa quindi difendere un’identità territoriale, indispensabile per poter,
nonostante tutto, continuare a vivere liberamente la montagna.

Gianfranco Cavalli

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