La Posta è un servizio pubblico, non una multinazionale.

La scorsa settimana, a distanza di pochi mesi dal rifiuto dell’iniziativa per i servizi pubblici, la Posta ha annunciato la soppressione di 600 uffici posali entro il 2020. Rispetto ai 1.400 attuali, si tratta di quasi la metà. Si ricorda che nel 2001 esistevano ancora 3.500 uffici postali in tutta la Svizzera. Oggi, già 800.000 abitanti non hanno più accesso a un ufficio postale in un raggio di distanza ragionevole. Inoltre, oltre che costituire una perdita di prossimità per le persone utenti, la chiusura di questi uffici mette in pericolo 1.200 posti di lavoro. Un vero scandalo mentre la Posta annuncia ogni anno centinaia di milioni di beneficio e la sua direttrice riceve un salario di un milione di franchi.!

Di fronte a questa constatazione senza appello, i managers della Posta e le autorità politiche cantano lo stesso ritornello: there is no alternative, perché il numero di lettere e di pacchi spediti è diminuito come pure lo sono i versamenti fatti allo sportello. In altre parole, la colpa è delle e degli utenti.

Per il Partito Svizzero del Lavoro/Partito Operaio e Popolare (PSdL/POP) questo argomenti rappresentano delle scuse che servono soprattutto a mascherare la realtà: dal momento della liberalizzazione della Posta, che raggiunge il culmine con la sua trasformazione in società anonima nel 2013, questo “servizio pubblico” è gestito come una qualsiasi multinazionale, senza tenere in considerazione né i bisogni degli utenti né le condizioni di lavoro del personale.

Al Parlamento, solo il PSdL/POP si è opposto chiaramente a questo modello di gestione. Mentre tutti i partiti di governo si sono battuti contro l’iniziativa “A favore dei servizi pubblici”, il PSdL/POP l’ha sostenuta, come ha pure fatto il consigliere nazionale Denis de la Reussille. Noi non ci scoraggeremo e porremo delle domande al Consiglio federale a proposito della strategia della Posta durante la prossima sessione parlamentare. Ma non aspettiamoci nulla dalle autorità politiche attuali: non cambieranno rotta.

Per fortuna, la popolazione non si lascia abbindolare. Ovunque, dove le chiusure sono annunciate, le persone si organizzano e si battono per mantenere un servizio di prossimità. Proprio come le abitanti e gli abitanti di Zurigo che hanno lanciato una petizione contro la chiusura dell’ufficio a Helvetiaplatz.

Il PSdL/POP sostiene tutti questi movimenti di cittadinanza e fa appello a un’ampia convergenza di lotte per la difesa del servizio pubblico.

PSdL/POP – novembre 2016

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