Messico: solidarietà con i maestri in resistenza

Messico: solidarietà con i maestri in resistenza

La CNTE definisce le azioni del governo terrorismo di Stato e ribadisce il
suo rifiuto nei confronti dell’uso della forza da parte di quest’ultimo.
“Il nostro impegno resta la difesa dell’istruzione pubblica, perché è un
diritto dei bambini e dei giovani messicani”.
 
 I maestri prendono il casello tra Tuxtla Gutiérrez e San Cristóbal de las Casas. La polizia federale si ritira.

22 giugno 2016, Foto di Kuxaelan

“La riforma educativa è un progetto delle organizzazioni finanziarie transnazionali” scrive Martha de Jesús López Aguilar su La Jornada. Anche lei è maestra, fa parte dei milioni di vittime di una riforma che di educativo ha ben poco. Si tratta piuttosto di una riforma amministrativa, burocratica, ma soprattutto lavorativa, che non fa altro che aumentare il livello di privatizzazione del settore dell’insegnamento, oltre che precarizzare ancor di più la situazione delle maestre e dei maestri. Costoro si ritrovano fragilizzati da una decisione presa dall’alto, loro malgrado, senza neppure consultarli e che minaccia pericolosamente diritti acquisiti con fatica. Tra le imposizioni della riforma, troviamo valutazioni e sanzioni il cui unico scopo è la standardizzazione dell’insegnamento, ridotto a una prestazione quantificabile che trasforma i docenti in prede di un sistema sfacciatamente discriminatorio. “Oggi sappiamo che il problema è l’enorme corruzione del regime politico e la sua complicità con le potenti élite economiche non solo nazionali, ma globali. Tutto converge verso una sola resistenza, come nella partita finale di un gioco di scacchi. Il sogno neoliberale è un incubo planetario che deve essere fermato.” afferma Victor M. Toledo in un articolo apparso il 21 giugno sullo stesso giornale.

Queste sono solo alcune delle ragioni che hanno portato il Coordinamento Nazionale dei Lavoratori dell’Educazione (CNTE) ad opporsi alla riforma. Si tratta di una lotta che portano avanti dal 2013 e che ha dovuto fare i conti con il rifiuto, da parte del governo di Peña Nieto, di aprirsi a qualsiasi forma di dialogo. Ed è proprio questa la principale richiesta delle CNTE che, in risposta, non ha ricevuto altro che violenza e repressione. Tale reazione da parte del governo spiega l’indignazione generale e come il movimento delle maestre e dei maestri abbia riscosso sempre più appoggio da parte della popolazione civile, a partire dai padri e dalle madri di famiglia. Le manifestazioni di solidarietà, però, non arrivano solo dall’interno del paese. Anche all’estero -dove l’informazione non arriva grazie ai media ufficiali, ma solo grazie a media liberi e indipendenti- cominciano a rendersi conto di quello che sta succedendo. In Europa sono già state organizzate manifestazioni d’appoggio a Barcellona, Madrid, Berlino, Parigi e Milano, dove martedì 28 giugno si è tenuto un presidio di fronte al consolato messicano, organizzato dal coordinamento dei collettivi studenteschi, dal collettivo universitario The Take e dal centro sociale Cantiere.

immagine2 maesresistPresidio di fronte al consolato messicano
Milano, 22 giugno 2016, Foto di Andrea Cegna

 

In Messico la scuola pubblica è laica e gratuita “e così vogliamo che rimanga” dichiara Paco Ignacio Taibo II in un’intervista al collettivo 20zln, facendosi portavoce del sostegno da parte degli intellettuali messicani.

“Il governo sta rendendo la situazione sempre più tesa, ci sono state rappresaglie, licenziamenti, minacce, l’arresto di alcuni leader sindacali degli insegnanti, fino ad arrivare all’attacco della polizia contro la popolazione di Nochixtlán, e altre comunità nella vicinanza, che stavano bloccando l’accesso alla capitale dello stato di Oaxaca. Il governo ha dato ordine di sparare su manifestanti, su organizzazioni magisteriali e popolari che stavano facendo i blocchi stradali.”

Il bilancio delle vittime degli scontri di domenica 19 giugno a Asunción de Nochixtlán ammonta a 10 morti secondo le fonti ufficiali, mentre secondo altre fonti sarebbero almeno 13. Oscar Nicolás Santiago aveva solo 21 anni ed è morto dissanguato per una ferita da arma da fuoco. La polizia federale è colpevole, degli spari e della negligenza medica dell’ospedale di Nochixtlán, dove ha imposto a medici ed infermieri di rifiutare cure mediche ai manifestanti. I feriti sono un centinaio, tra civili e poliziotti, decine gli arresti e i desaparecidos. Gli stati più toccati sono il Chiapas, Oaxaca, Michoacán e Guerrero. Secondo la CNTE e diversi media liberi l’ordine di sparare sui maestri e il popolo solidale sarebbe arrivato direttamente dagli alti funzionari del governo. Numerosi collettivi, movimenti politici, associazioni civili per i diritti umani, nazionali e internazionali, hanno denunciato la repressione e la criminalizzazione delle proteste magisteriali.

La tensione aumenta e il livello di violenza perpetrato dal governo sarebbe sorprendente, se non fosse per il fatto che si tratta del Messico, dove negli ultimi dieci anni si contano almeno 30’000 desaparecidos, cifra ufficiale secondo il governo messicano, ma che con ogni probabilità è di gran lunga superiore. Forse proprio per questo, le proteste dei maestri sono spesso accompagnate da manifestazioni di solidarietà e richieste di giustizia nei confronti dei 43 studenti scomparsi della Scuola Normale di Ayotzinapa. Domenica 26 giugno 2016 migliaia di persone sono scese in piazza a Città del Messico per una marcia organizzata dal partito Morena contro la repressione, per ricordare i 21 mesi dalla strage di Ayotzinapa e manifestare solidarietà con il magistero.

Tra coloro che hanno espresso la propria solidarietà nei confronti dei maestri e delle maestre in resistenza, non poteva mancare l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) che ha già pubblicato due comunicati in cui si schiera dalla parte del magistero ribelle e denuncia la guerra mediatica del governo che intende screditare il sostegno della popolazione. Non potrebbero che essere sferzanti le parole usate per condannare la brutale repressione statale:

“Li hanno già picchiati, li hanno già gassati con gas lacrimogeni, li hanno già imprigionati, li hanno già minacciati, li hanno già licenziati ingiustamente, li hanno già calunniati, hanno già decretato lo stato d’assedio a Città del Messico. Cosa succederà? Li faranno sparire? Li uccideranno? Davvero? La riforma “educativa” nascerà dal sangue e dai cadaveri delle maestre e dei maestri? Sostituiranno i presidi magisteriali con presidi di polizia e militari? I blocchi di protesta con carri armati e baionette?”

immagine3 maesresistScontri a Oaxaca © La Presse

Sono parole pubblicate il 17 giugno, appena due giorni prima dell’attacco di Nochixtlán e, disgraziatamente, si rivelano un nero presagio. Purtroppo, Taibo si sbaglia e hanno ragione gli attivisti solidali milanesi: “in Messico l’educazione non è gratuita, si paga con la vita”. Probabilmente spaventato dalle reazioni suscitate dalla sua stessa violenza, il governo messicano ha finalmente accettato il dialogo. Il primo incontro è avvenuto mercoledì 22 giugno e la CNTE ha pubblicato un comunicato in cui informa sui risultati di questa prima sessione. Sono stati istituiti dei gruppi di lavoro per rivedere le risposte del Ministero dell’Interno. Lunedì 27 giugno c’è stato un secondo incontro, al quale hanno hanno presenziato anche alcuni familiari delle vittime di Nochixtlán. Il presidente Enrique Peña Nieto, con un ordine dal Canada, ha dichiarato che è disposto al dialogo, ma non sulla riforma. In poche parole, reitera che la sua disponibilità a dialogare non è senza condizioni ma, al contrario, pretende l’accettazione da parte della CNTE della riforma e persino il sostegno nella sua implementazione. Affermando che la sua responsabilità è quella di “rispettare la legge”, il governo si rifiuta di “accettare un dialogo che si propone di derogare la Riforma Educativa”. Considerando che si tratta della principale richiesta del sindacato, l’apparente apertura del governo al dialogo risulta una farsa. Il 22 giugno la CNTE aveva infatti dichiarato che non sono ancora entrati nella fase degli accordi concreti, che non modificano il loro piano d’azione e neppure le richieste, riassunte in tre punti:

– Abrogazione della cosiddetta riforma educativa;
– Una via per la trasformazione dell’istruzione;
– Misure di distensione e revisione delle conseguenze dell’imposizione della riforma amministrativa del lavoro.

La CNTE definisce le azioni del governo terrorismo di Stato e ribadisce il suo rifiuto nei confronti dell’uso della forza da parte di quest’ultimo. “Il nostro impegno resta la difesa dell’istruzione pubblica, perché è un diritto dei bambini e dei giovani messicani”.

Due maestri di San Cristóbal de las Casas, membri della CNTE, raccontano del loro attivismo e spiegano la situazione chiapaneca. Preferiscono rimanere anonimi e non vogliono essere registrati, temono che essere identificati possa farli finire in prigione. Parlano della reazione del governo in seguito allo scontro di Nochixtlán, di come stranamente sia diminuita la presenza della polizia federale. L’interpretazione che danno a questa mossa è politica, si tratterebbe di una strategia per limitare le ripercussioni a livello di immagine sul piano internazionale. Per quel che riguarda la reputazione del governo messicano a livello nazionale, invece, nessuna preoccupazione. “Tanto hanno Televisa e Tele Azteca per manipolare l’informazione mediatica.”

Spiegano che l’omogeneizzazione portata dalla riforma è particolarmente pericolosa per il Chiapas, dove la diversità culturale delle popolazioni indigene è già abbastanza minacciata. In questo contesto, si rivelano ancora più pertinenti le parole di Toledo: “il paradiso neoliberale pretende controllare i territori e i suoi abitanti, e attualmente le più grandi resistenze sono essenzialmente culturali. I popoli indigeni e le comunità sono i più grandi sostenitori degli insegnanti ribelli”.

Parlano dell’agghiacciante livello di corruzione della polizia messicana che, troppo spesso, non conosce neppure le leggi, ma si limita ad obbedire ciecamente a qualsiasi ordine venuto dall’alto. Descrivono gli stati del Chiapas e di Oaxaca come i più colpiti dal fenomeno dell’acquisto di voti che, per comprare, ai politici basta un sacco di cemento. Si tratta di una realtà che non coinvolge esclusivamente queste regioni e che ha portato l’intero popolo messicano a perdere totalmente la fiducia nei confronti della classe politica. Questa potrebbe essere una delle spiegazioni per il successo riscosso dal magistero in resistenza. Attualmente “è l’unica opposizione forte allo Stato”.

Secondo questi maestri, uno dei più grandi meriti dell’insurrezione degli insegnanti è l’aver ispirato altri movimenti sociali. “È cominciato come movimento magisteriale, ma non è più solo dei maestri e delle maestre, è un movimento popolare”. Sono convinti che, anche se le proteste contro la riforma dovessero finire, le coscienze continuerebbero a svegliarsi, o almeno così si augurano.

“Come maestri, non ci resta altra via, scendiamo in strada. Non voglio che i miei figli si ritrovino di fronte ai poliziotti, preferisco farlo io.”

Il Partito Operaio e Popolare sta dalla parte dei maestri e delle maestre messicane in resistenza e condivide le parole dell’EZLN e del Congresso Nazionale Indigeno:

“Contro il vile attacco repressivo che hanno subito i maestri, le maestre e la comunità di Nochixtlán, Oaxaca, -con cui lo Stato messicano ci ricorda che questa è una guerra contro tutte e tutti-; noi popoli, nazioni e tribù che componiamo il Congresso Nazionale Indigeno e l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, diciamo al magistero degno che non è solo, che sappiamo che la ragione e la verità sono dalla sua parte, che la dignità collettiva con cui parla la sua resistenza è infrangibile e che questa è l’arma principale di quelli che, come noi, stanno in basso.”

 

Miria Gambardella

San Cristóbal de las Casas, 28 giugno 2016

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