Le speranze di chi non ha lavoro

Margot Luisoni. Senza salari minimi garantiti si genera una guerra tra poveri.
Il fenomeno della disoccupazione giovanile è molto più esteso di quanto venga descritto dalle autorità e percepito dalla popolazione. Di fatto molti giovani disoccupati non rientrano nelle statistiche, non ricevendo un’indennità di disoccupazione e/o non essendo beneficiari di nessun tipo di aiuto sociale; quindi quando sentiamo parlare di percentuali di disoccupazione giovanile bisogna ricordarsi che questi dati sono inesatti e che vi è un mondo parallelo dei senza lavoro.

Salari inaccettabili
Personalmente faccio parte di questo mondo parallelo o meglio ancora di questo limbo, dove la speranza di trovare un posto di lavoro stabile sembra diventare giorno dopo giorno sempre più flebile e pesante da sopportare e da gestire. Dopo tre anni di apprendistato, ci si aspetta di entrare a pieno diritto nel mondo del lavoro ma in Ticino questa certezza non esiste e allora ci si chiede il perché, visto che la nostra economia attinge a piene mani a lavoratori frontalieri.Retour ligne automatique
Sono una venditrice del commercio al dettaglio e non un’economista o una sociologa abituata a sostenere teorie più o meno complicate, mi limito a guardare la realtà a me vicina, la realtà che vivo quotidianamente, dove vedo imperare la legge del più forte, la legge di chi può imporre salari inaccettabili per sostenere una vita indipendente e dignitosa. Lo sfruttamento della manodopera frontaliera è il tema con la T maiuscola. La mancanza di una legge che imponga salari garantiti dignitosi, consente di creare una concorrenza sleale tra i lavoratori frontalieri e residenti in Ticino, dove questi ultimi escono regolarmente perdenti a causa delle loro esigenze economiche non concorrenziali con i primi. Una lotta tra “poveri”, eticamente indegna di uno Stato che si vorrebbe socialmente all’avanguardia, ma certamente in linea con un mondo imprenditoriale prepotente che non si preoccupa dei danni sociali (oltre che ambientali) che sta facendo. Non siamo alla schiavitù, ma quando le persone vengono trattate come merce non ci siamo lontani. E allora non mi resta che sperare in una politica che si assuma l’impegno di introdurre limiti invalicabili allo sfruttamento dei lavoratori, in particolare con un salario minimo garantito per tutti, siano essi frontalieri o residenti; una politica che pensi a percorsi formativi che rispondano alle reali esigenze del nostro Cantone e non permetta più lo sfruttamento degli apprendisti quale manodopera a basso costo da sostituire in seguito con operai frontalieri sempre a basso costo; una politica che non consenta più l’insediamento di ditte parassita che scelgono il Ticino solo perché qui trovano manodopera disposta a lavorare alle peggiori condizioni.

Solidarietà e giustzizia sociale
Penso che il Partito Operaio e Popolare possa essere l’occasione per reintrodurre nel vocabolario politico ticinese parole che negli anni si sono perse, proposte che vanno a difesa dei salariati in genere e in particolare di quelli più facilmente ricattabili, siano essi residenti o frontalieri. Parole semplici quali solidarietà e giustizia sociale. Insomma: parole e proposte di sinistra!