Basta dittatura del capitale! Potere popolare!

La segreteria. Contro la crisi, vogliamo investimenti pubblici per l‘occupazione. Solo se lo Stato crea posti di lavoro attraverso aziende di proprietà collettiva, invertendo i principi fondamentali del sistema svizzero, è possibile offrire un‘occupazione di qualità, sicura e dignitosa.

L‘attuale modello di sviluppo è superato e il benessere della popolazione in pericolo. I problemi del capitalismo non si risolvono ne‘ con il cambio fisso, ne‘ con il cambio variabile. Lo Stato deve, da subito! iniziare ad investire massicciamente nello sviluppo dell‘economia pubblica, favorendo la creazione di posti di lavoro di qualità. Questa è la rivendicazione!
Come recita la costituzione Svizzera, il benessere di un Paese si vede da chi sta peggio. Invece chi sta meglio, ossia i proprietari delle grandi industrie e delle banche scaricano ogni rischio aziendale sulle spalle di chi sta peggio, provocando un continuo aumento del divario tra ricchi e poveri. La Svizzera del capitale ha fatto strada grazie all‘acquisizione di enormi capitali protetti dal segreto bancario – nonostante quello che fa credere la propaganda – e agli investimenti massicci nel commercio di materie prime, diventando una delle maggiori piazze finanziarie al mondo. Questo tipo sviluppo ha dato molta credibilità alla borghesia del nostro paese nei confronti degli altri speculatori internazionali. Sommando la gestione ultraliberista dello Stato con i pochi diritti per i lavoratori e il potere immenso della finanza, si ottiene la stabilità che il capitale cerca per sviluppare la favola del capitalismo senza crisi. Infatti c‘è ancora chi crede che la Svizzera sia un paese senza problemi, che qui la crisi non si sente. In realtà l‘incertezza dovuta alla forza del Franco l‘ennesima prova che uno sviluppo sereno del sistema borghese non possibile.

Con la crisi si specula sul Franco
Nel 2011 la crisi internazionale del capitalismo, ed in particolare in Europa, ha fatto rafforzare la moneta svizzera al punto di spingere la Banca Nazionale Svizzera a fissare il cambio con l‘euro a 1.20. Il recente abbandono di tale soglia è dovuto all‘immissione, da parte della BCE, di oltre 1000 miliardi di Euro nel mercato finanziario. La conseguenza è stata un ulteriore indebolimento della moneta unica sul Franco creando il rischio di un collasso dell‘economia svizzera. Per resistere a questi attacchi l‘unica via è la lotta. Lo sciopero eroico degli operai della Exten, a cui va la massima solidarietà, dimostra che l‘unità non impossibile, che la determinazione e la fratellanza sono possibili anche nel 2015. Anzi, in Ticino gli scioperi sono sempre più frequenti, ma l‘Unione sindacale non prende l‘iniziativa per contrastare duramente le politiche padronali applicate dai partiti di governo. Il Pop invece spinge per sviluppare un movimento che possa portare i ceti popolari alla vittoria.
La facilità con cui si è fatto un accordo alla Exten, dopo l‘intervento della politica e ottenuto con una settimana di mobilitazione, dimostra che il sistema è ben rodato per calmare le acque. Nel capitalismo però non vi sono certezze per i diritti di chi lavora, per cui chiediamo agli operai della Exten di rimanere organizzati e continuare la lotta, discutendo della loro esperienza con lavoratori in altre aziende .
Per fare passi avanti nella lotta della classe operaia e nella costruzione di un movimento popolare per il socialismo, bisogna riconoscere che senza un profondo cambiamento dello Stato non sarà possibile invertire la tendenza. La partitocrazia a braccetto con il mondo del lobbysmo seguono, tutti o quasi, la dottrina liberale e da anni si fanno un sacco di soldi. Lo sviluppo del sistema finanziario del nostro paese segue un sentiero lungo di quasi due secoli, dove le banche e i monopoli industriali decidono della buona “salute” dell‘economia, mantenendo saldamente in mano le redini dello Stato. La crescita economica dipende dal successo in borsa delle azioni delle principali multinazionali (Ubs, Crédit Suisse, Novartis, Nestlé, Swatch, Glencore, ecc). Questa crescita capitalista tuttavia, per la gente comune, non serve a nulla, perché ingrassa soltanto i grandi azionisti ma non sostiene occupazione e salari dignitosi.
Noi siamo per il socialismo, una società dove l‘essere umano non è dipendente dalla moneta, ma è libero dalla speculazione e dallo sfruttamento. Ricordiamoci che, malgrado 60 anni di socialdemocrazia al governo, i lavoratori e le loro famiglie sono ancora poveri, precari, disoccupati, senza reddito, sfruttati senza permesso di soggiorno, selezionati a scuola, ammalati per il lavoro, infortunati e morti sul lavoro. Per ottenere un vero cambio di società, non bisogna riempire il Consiglio federale, ma le piazze e le strade per imporre le condizioni dei ceti popolari. Basta sottostare ai condizionamenti di un governo di grande coalizione dal centro sinistra all‘estrema destra, passando da liberali e popolari democratici.

Un movimento per cambiare il paese
Coronare con successo delle lotte popolari comporta necessariamente l‘unità dei lavoratori e le loro famiglie. Di conseguenza sosteniamo tutte le organizzazioni che puntualmente o meno condividono il principio della lotta in favore dei lavoratori. Solo i lavoratori e le loro famiglie, organizzati in movimenti sociali rappresentativi dei vari settori dei ceti popolari, uniti in un unico movimento, potranno imporre nuove basi alla società. Momenti come la manifestazione del 28 febbraio possono diventare l‘inizio di un cambiamento, tutto dipende da noi!