In nome del popolo e della democrazia

A scuola ci insegnano che il Parlamento è il luogo della democrazia.

Dato che il popolo può scegliere i suoi rappresentanti, si presume che i suoi interessi siano veramente difesi. È veramente il caso oggi?

La rappresentazione degli interessi
Le imprese e le organizzazioni padronali – mediante le loro lobbies – influenzano fortemente i processi delle decisioni politiche. Un modo importante di influenzarle è attribuire ai politici dei mandati. I numeri lo confermano : i membri dell’attuale Assemblea federale sono legati a 2045 mandati nei consigli di amministrazione. In due anni (dal 2009 al 2011), il numero dei mandati attribuiti è aumentato del14,7 % – un chiaro aumento che dimostra la crescita dei legami diretti con i politici. Senza eccezione, tutti i partiti rappresentati in Parlamento
contano delle e dei politici con mandati nei consigli di amministrazione. Il leader è il gruppo liberale-radicale, con 583 mandati (1), seguito dal gruppo PDC/PEV con 565. Al terzo posto, con 389 mandati, l’UDC. Segue il partito socialista con 310 mandati, i Verdi con 139, e infine il gruppo del PBD con 59 mandati. Beninteso, tutte le banche svizzere, le grandi imprese e le multinazionali sono direttamente rappresentate in Parlamento. Un’occhiata alla loro cifra d’affari offre una panoramica del loro potere : secondo la classifica della Handelszeitung del 3 novembre 2014, le 15 imprese più importanti, fra le quali Vitol SA (276,3 miliardi), Glencore International (209,4), Cargill International SA (122,9), Trafigura (119,7), Mercuria Trading Company (100,8) e
Nestlé (92,1) hanno realizzato una cifra d’affari di 981,1 miliardi di franchi in totale. Per fare un confronto, la Confederazione ha incassato, lo stesso anno, la cifra ridicola di 62,8 miliardi di franchi.

Regali fiscali e smantellamento sociale
Le decisioni politiche del Parlamento sono prese in funzione di questi rapporti di forza. Esse sono vendute al popolo con degli slogan come “promozione economica” e “misure di risparmio necessarie”. I fatti però ci dicono altro.

a) Alleggerimenti fiscali per le imprese e i privilegiati.
Secondo uno studio dell’Istituto di sociologia dell’Università di Basilea
dal titolo “Ricchezza in Svizzera”, le seguenti misure fiscali
costituiscono una “tendenza svizzera secolare” :
• diminuzione relativa della contribuzione delle grandi sostanze ;
• abbandono di un’imposta federale sulla sostanza dal 1959;
• abolizione o la diminuzione dell’imposta di successione in parecchi cantoni a partire dagli anni 80;
• diminuzione delle imposte sul reddito e sulla sostanza;
• abolizione dell’imposta cantonale sui guadagni in capitale.

b) Smantellamento dello Stato sociale
In opposizione, c’è stata la “riforma” dell’assicurazione contro la disoccupazione del 2011, che ha portato a una riduzione delle prestazioni di 600 milioni di franchi all’anno, sulle spalle delle persone disoccupate. La disoccupazione irriducibile che colpisce in Svizzera 150.000 persone è politicamente voluta. Serve innanzitutto ad
abbassare i salari e a dividere le lavoratrici e i lavoratori. Anche le prestazioni dell’AI sono state ridotte con la revisione 6.a e 6.b. Con la scusa di una pretesa “gradazione affinata”, sono state ridotte le rendite AI fino a un terzo della rendita stessa. Le persone interessate a questi tagli, secondo la nostra esperienza, non trovano più un’occupazione parziale nel settore privato o nell’amministrazione,malgrado gli sforzi profusi.
Oggi la “riforma della previdenza di vecchiaia 2020” costituisce un nuovo attacco contro le rendite delle e dei pensionati. Il Consiglio federale propone di elevare l’età di pensionamento delle donne, di abbassare il tasso di conversione delle casse pensioni, di rendere flessibile l’età di pensionamento da 62 a 70 (!) anni, e di aumentare l’IVA. Sono soltanto alcuni esempi di misure dello smantellamento sociale pagate dalle classi popolari e dalle classi medie.

Potrebbe andare tutto molto diversamente :
l’imposta dell’1 % sulla cifra d’affari delle “Big 15” porterebbe a delle entrate di più di 10 miliardi di franchi alla Confederazione. La ridistribuzione della ricchezza disponibile è una questione assolutamente politica e una conseguenza logica della rappresentanza degli interessi nel Parlamento.

La ricchezza solo per alcuni
Evidentemente la rappresentanza degli interessi nel Parlamento ha delle conseguenze anche sulla ridistribuzione della ricchezza in Svizzera. L’1 % della popolazione più ricca possiede il 58,9 della sostanza netta, e dunque più del 99 % della popolazione rimanente.
Solo a Singapore la differenza fra l’1 % dei più ricchi e il resto della popolazione è più grande che in Svizzera. (vedi: lo studio “Ricchezza in Svizzera” dell’Istituto di sociologia dell’Università di Basilea).
Nel 2013 i 300 più ricchi in Svizzera possedevano 564 miliardi di franchi, il che significa che il loro patrimonio è stato moltiplicato di più di 6 volte negli ultimi 25 anni. E chi è più ricco rimane ricco : sui 40 miliardi di franchi lasciati in eredità nel 2010, più della metà si è indirizzata verso dei milionari. La Svizzera in questo modo risulta in testa dei paesi che riproducono al meglio le classi sociali.

La povertà per sempre più persone
In Svizzera il 14,7 % dei bambini è povero. Il 7,7 % della popolazione, vale a dire 590’000 persone, era vittima di povertà nel 2012. La soglia media di povertà si situa per una persona sola a circa 2200 franchi al mese e per una coppia con due figli a circa 4050 franchi. I mezzi di sussistenza (cibo, abbigliamento, igiene, mobilità, divertimenti, ecc.), l’affitto e le assicurazioni sociali devono essere pagati con queste
somme.
185’800 pensionate e pensionati ricevono le prestazioni complementari. Le loro rendite AVS e la loro eventuale prestazione delle casse pensioni non sono sufficienti per coprire le loro spese minime. Secondo i calcoli di Pro Senectute, questa cifra aumenta regolarmente : ogni anno 5000 persone la cui rendita non è sufficiente per vivere vi si aggiungono. Senza i servizi complementari dell’AVS, circa 300’000 persone non potrebbero vivere più o meno decentemente. Non bisogna dimenticare inoltre tutti coloro che non hanno prestazioni complementari poiché, non sapendo di averne diritto, non le richiedono.

Liberalizzazione e privatizzazione
Le condizioni sociali non sono dovute al caso. Sono la conseguenza logica, un prodotto del regime economico capitalista, del libero mercato, che viene oggi promosso con la parola chiave della globalizzazione. La privatizzazione e la liberalizzazione sono le politiche al servizio dei profitti delle imprese e dei proprietari. Per le lavoratrici e i lavoratori, questo significa un deterioramento delle condizioni di lavoro e delle condizioni di vita. È quanto successo all’ospedale della Providence a Neuchâtel: dopo essere stato acquistato dal gruppo privato Genolier, la convenzione collettiva (CCT Santé 21) è stata denunciata e i servizi non sanitari e che no
dipendono dalle cure sono stati delocalizzati. Le conseguenze : diminuzione dei salari e riduzione di posti di lavoro. Ciò è stato possibile con l’accordo del governo neocastellano che ha permesso al gruppo Genolier di rimettere in questione il CCT, nonostante un regolamento del Consiglio di Stato che precisa che il CCT deve essere rispettato per garantire degli investimenti pubblici nella salute ! Piuttosto un esempio di privatizzazione e di liberalizzazione nel senso dei diktat capitalisti,chiamata oggi globalizzazione.
Come se non bastasse, occorre aggiungere che la Svizzera è uno dei paesi che protegge di meno contro i licenziamenti e dove il lavoro interinale è più diffuso, rendendo le condizioni di lavoro particolarmente precarie.

Negoziati non democratici su scala planetaria
Ciò che noi oggi conosciamo della globalizzazione non è che l’inizio. Una prova : gli “accordi di libero scambio”. Dal 2012 la Svizzera negozia con l’ UE, che conta 28 paesi, e con altri 20 paesi sotto la direzione degli Stati Uniti, gli accordi di libero commercio “Trade in Services Agreement” (TISA), un accordo sul commercio dei servizi.
Concretamente : l’approvvigionamento di acqua, la fornitura di energia, la finanza, la salute e la formazione dovrebbero essere deregolate in tutto il mondo, cioè liberalizzate e privatizzate. Le conseguenze sulle condizioni di vita e di lavoro delle e dei salariati sarebbero fatali : il numero dei contratti di lavoro precari e dei “working poors” (persone che hanno bisogno di più lavori per coprire i loro bisogni vitali) aumenterebbe. I negoziati, per i quali in Svizzera è responsabile la SECO, sono condotti in modo segreto e non democratico. Il Parlamento svizzero, e ancora meno il grande pubblico, sono stati informati solo tardivamente sullo stato dei negoziati, in maniera insufficiente e unicamente sotto la pressione della popolazione. I paesi del Sud, America del Sud, Africa e Asia conoscono da decenni queste politiche che hanno distrutto la loro economia e portato la popolazione alla miseria.

Le multinazionali denunciano gli Stati
Secondo questi accordi di libero scambio, tutti i settori dei servizi – per i quali ci sono dei fornitori privati accanto ai fornitori pubblici – dovrebbero essere sottoposti alle regole “della libera e autentica concorrenza”. Se non è il caso, le multinazionali hanno il diritto di denunciare uno Stato per “perdita di profitto”. Le imprese hanno lo stesso statuto giuridico degli Stati nazionali. La causa non sarà trattata da un tribunale pubblico, ma da un tribunale che dipende dalla Banca mondiale. Questi regolamenti sono già conosciuti in alcuni accordi di libero scambio esistenti. Due esempi concreti dove le decisioni prese democraticamente dai Parlamenti sono state rovesciate: l’impresa energetica svedese “Vattenfall” ha promosso una causa contro la Germania per i suoi piani di uscita dal nucleare, Philip Morris pretende due miliardi di dollari dall’Uruguay, perché il paese ha inasprito la sua legge contro il fumo.

Un mostro uscito da un film dell’orrore
Secondo la volontà delle multinazionali, sono gli “accordi di libero scambio” che dovrebbero costruire il futuro. È per questo che l’UE negozia con gli USA dal luglio 2013 il cosiddetto”Transatlantic Trade and Investment Partnership” (TTIP). Si tratta della creazione della più grande zona di libero scambio del mondo, con l’obiettivo di costruire uno spazio economico comune per più di 800 milioni di consumatori.
Lo scopo, sotto l’alibi dell’armonizzazione delle leggi da una parte e dall’altra dell’Atlantico, è quello di massimizzare il profitto. Ciò riguarda i prodotti alimentari e industriali, come pure gli ambiti quali il diritto del lavoro, la salute e la protezione dell’ambiente e del clima.
La statunitense Lori Wallach, direttrice di “Public Citizen” – la più grande organizzazione di protezione dei consumatori del mondo – e avvocata specialista di diritto commerciale definisce il TTIP un “colpo di Stato al rallentatore”. Scrive : “L’obiettivo dichiarato è di firmare fra due anni un accordo che fondi una zona di libero commercio transatlantico “Transatlantic Free Trade Area (Tafta)”. Il progetto TTIP-Tafta è come un mostro uscito da un film dell’orrore, che non può essere ucciso. I vantaggi che una simile “Nato economica” offrirebbe alle imprese sarebbero obbligatori, durevoli e praticamente irreversibili, poiché nessuna regola potrebbe essere modificata senzal’accordo di tutti gli Stati firmatari.”

I veri responsabili della distruzione dell’ambiente
Mentre è più che mai necessario trovare delle soluzioni alla distruzione della natura, questo vasto progetto di liberalizzazione e di privatizzazione darà un potere infinito alle multinazionali. Nei paesi del Sud si potrà continuare a saccheggiare le risorse naturali in tutta impunità, con l’impatto tragico sull’ambiente che ciò rappresenta. Nei paesi del Nord si potrà continuare a promuovere, nella ricerca del massimo profitto, un modo di vivere, di produrre e di consumare che mette in pericolo l’equilibrio ecologico del pianeta.
Le multinazionali svizzere non restano indietro in questa corsa per il controllo delle risorse naturali. Nestlé, campionessa della privatizzazione dell’acqua nei paesi del Sud, Glencore, regina del commercio delle materie prime, o ancora Syngenta, grande inquinatrice dei corsi d’acqua in tutto il mondo: sono alcuni esempi dell’effetto nefasto della mancanza di controllo da parte dei popoli su queste grandi imprese.

La distruzione dell’ambiente è una conseguenza diretta dell’appropriazione del capitale sul Pianeta e della sua ricerca illimitata di profitti. Questi fatti non possono essere contraddetti. Sotto le condizioni della produzione capitalista, sono state rese possibili enormi devastazioni. Viviamo un processo per il quale la natura, per lo sfruttamento da parte del capitale, è impoverita in maniera drammatica. Non possiamo separare i problemi ambientali dalla lotta di classe. Questo, per il semplice fatto che lo sfruttamento della forza del lavoro e della natura viene fatto in parallelo. Sosteniamo che i problemi ambientali fanno parte della lotta di classe. Essi l’accentuano e l’intensificano. I problemi dell’ambiente non possono essere risolti nel quadro del capitalismo.

L’autodeterminazione dei popoli.
Capitalismo è sempre sinonimo di guerra. Le multinazionali corrono alla ricerca delle materie prime e della forza lavoro a buon mercato nei paesi del Sud, facendo così dei grandi saccheggi. Con gli slogan “intervento umanitario”, esse nascondono il vero volto delle loro aggressioni. Nel corso degli ultimi anni, la situazione in Libia, nel Mali e nella Repubblica Centro africana, tra l’altro, si è aggravata a causa di questi interventi. La Siria e l’Ucraina sono confrontate con delle guerre civili mentre i poteri imperialisti aizzano violenze attraverso un sostegno militare. Noi difendiamo l’autodeterminazione dei popoli contro le ingerenze. Solo i popoli stessi possono decidere del loro sviluppo. Per questa ragione, noi condanniamo parimenti il blocco economico contro Cuba.

Il più grande cimitero del mondo
A partire dalla costituzione dell’UE, è in corso un politica europea coordinata di smantellamento sociale, di deregolamentazione dei contratti di lavoro e dei sistemi di protezione sociale, di privatizzazione delle imprese e dei servizi pubblici. Le conseguenze: pressione sui salari dovuta alla concorrenza crescente fra i paesi, sviluppo dei settori a basso salario, aumento dell’età di pensionamento, rincaro dei costi della salute, disoccupazione dei giovani e di lunga durata, povertà in aumento, crescita dell’insicurezza sociale, accesso alla formazione sempre più complicato, paura del futuro. Una politica che pagano le classi popolari e che l’UE impone in tutti i paesi europei mediante la sua Troika (BCE, FMI e Commissione europea). La Grecia ne è l’esempio più evidente.
Ufficialmente l’UE è descritta come una “comunità di valori” che mantiene la pace in Europa e nel mondo, che serve gli ideali della democrazia e dei diritti umani e che garantisce la stabilità economica e i progressi sociali. In realtà tutto questo si è rivelato un’enorme menzogna. L’UE è una costruzione imperialista che difende all’interno e all’esterno gli interessi capitalisti delle multinazionali e del capitale.
All’interno si opera un processo di rafforzamento della sorveglianza dei cittadini e di rafforzamento degli strumenti statali di repressione, in particolare con il pretesto di lottare contro il terrorismo. La crisi in Ucraina mostra che l’UE non offre alcuna protezione contro la guerra.
Allo scopo di difendere gli interessi delle potenti multinazionali, l’UE arriva fino a sostenere delle forze apertamente fasciste e a condurre delle guerre. Alle porte della “fortezza Europa”, migliaia di bambini, di donne e di uomini muoiono ogni anno nel loro disperato tentativo di attraversare il Mediterraneo. A causa della politica dell’UE, esso è diventato il più grande cimitero del mondo.

Il cerchio si chiude !
Perché la gente scappa? Certamente non per il piacere di farlo. La fuga è spesso l’ultima occasione di sopravvivenza. Scappa dalla povertà e dalla miseria, che sono spesso causate da guerre civili e da guerre fra nazioni. Sono guerre condotte per gli interessi imperialisti di qualche paese e dell’UE. Anche la Svizzera trae profitto da queste guerre che si combattono su scala planetaria. Delle imprese svizzere di estrazione saccheggiano da decine di anni degli enormi territori, fra gli altri africani. Realizzano enormi profitti grazie allo sfruttamento vergognoso degli esseri umani e della natura, mentre nelle regioni in questione le donne e gli uomini muoiono di fame. I motivi della fuga di queste persone sono molto spesso provocate dalla corruzione dei dirigenti e dagli interessi delle multinazionali, la cui sede principale si trova spesso in Svizzera. Sono le stesse multinazionali che – come scrivevamo qui sopra – sono le più rappresentate in Parlamento, per difendere e imporre politicamente i loro interessi Abbiamo bisogno di un cambiamento radicale

Perché il PSdL/POP partecipa alle elezioni?
Beninteso, per opporsi alla politica della destra e per lottare conto le ingiustizie più stridenti.Ma questa domanda merita una risposta più approfondita.

La crisi e i rapporti di forza
Da molto tempo il capitalismo si sviluppa verso un capitalismo finanziario. È quello che Lenin chiamava già nel 1917 la fase suprema del capitalismo: l’imperialismo. Questo sviluppo consiste fra l’altro in un passaggio di potere dalle imprese individuali a dei grandi gruppi industriali-finanziari monopolisti su scala planetaria. Le decisioni sono prese sempre più da finanzieri lontani dal luogo e dalla realtà della produzione, ciò che costituisce evidentemente un fattore negativo. Il capitale è diventato sovranazionale. In un tale sistema, è logico che la crisi abbia avuto inizio come crisi finanziaria, prima di estendersi agli altri settori dell’economia. In ogni caso, la soluzione della crisi non può essere ricercata in un ritorno a un capitalismo nazionale più “famigliare”. Ciò non sarebbe né desiderabile né possibile, poiché la crisi attuale, come altre nella storia del capitalismo, è una crisi strutturale del sistema. Le sue cause non devono essere ricercate in errori o in una cattiva gestione da parte di qualche finanziere senza scrupoli, ma sono contenute nella natura stessa del capitalismo e nelle sue contraddizioni interne. Si tratta di una crisi di sovra-accumulazione, che si risolverà, in funzione dei rapporti di forza, o da un adattamento del sistema (che provocherà a sua volta nuove crisi – come la storia ha mostrato) o da una nuova organizzazione di produzione.

L’accentuarsi delle contraddizioni
Fino ad ora, le misure prese per risolvere la crisi sono imposte dal grande capitale e dai suoi rappresentanti politici e hanno lo scopo di salvare il sistema capitalista. Sono le e i salariati, le e i piccoli indipendenti, le e i disoccupati, la maggioranza delle e dei pensionati e molti giovani che ne sopportano le conseguenze. In tal modo, le condizioni di lavoro e di vita di molta gente in Europa e in Svizzera sono fortemente cambiate. Chi ha ancora un lavoro è sotto pressione. Oggi anche quei ceti delle classi popolari e delle classi medie che si trovavano in posizione più favorevole si impoveriscono. Le giovani generazioni sono particolarmente toccate. Per molti, e a volte malgrado la loro buona formazione, la situazione è peggiore di quella dei loro genitori e dei loro nonni, proprio mentre la ricchezza prodotta da tutta la società è sempre maggiore.

Questa situazione porta a un aumento delle contraddizioni sociali.
Un’occhiata alla proprietà e all’evoluzione dei salari in Svizzera ne è una prova. Per noi, queste contraddizioni non possono essere risolte nel quadro del sistema capitalista. Come dicevano Karl Marx e Friedrich Engels, rispondendo alla domanda di sapere come la borghesia superi le sue crisi: “Da un lato imponendo la distruzione massiccia delle forze produttive, dall’altro conquistando dei nuovi mercati e sfruttando più a fondo quelli vecchi. Come, di conseguenza? Preparando delle crisi più generali e più potenti e riducendo i mezzi di prevenirle.”(1848, Manifesto del Partito comunista).

A chi appartiene il mondo ?
La resistenza contro la barbarie del capitalismo appare anche in Svizzera ! Lo sciopero del personale di cura de “La Providence” a Neuchâtel, quello del personale di “Spar” nel comune argoviese di Dättwil, quelli nelle cave in Ticino e dei Trasporti pubblici di Ginevra sono degli esempi recenti di lotte che provano la voglia dei lavoratori di battersi per i propri diritti e per la salvaguardia di un servizio pubblico di qualità. In diverse regioni troviamo sempre dei comitati locali che si battono contro la chiusura o la privatizzazione dei sevizi pubblici. Di tutto questo noi sentiamo e leggiamo poco, poiché la stampa borghese ne parla solo in maniera marginale, quando ne parla !
In molti paesi le persone si battono per i loro diritti, resistono contro il fatto che la popolazione debba sopportare le conseguenze della crisi.
Gli scioperi generali nei paesi del Sud, in particolare, hanno dimostrato che è possibile resistere alle offensive del capitale.
“Indignatevi !” è diventato un segnale per centinaia di migliaia di giovani.” A chi appartiene il mondo e chi lo dirige ?” La questione della proprietà si pone sempre più spesso e il capitalismo è sempre più sotto accusa. Noi sosteniamo che la proprietà privata dei mezzi di produzione è la base della dominazione capitalista.

Delle risposte reazionarie
Di fronte a questo aumento della collera popolare, la classe dirigente usa il nazionalismo, l’egoismo, il razzismo e l’odio verso le e i migranti per indirizzare la protesta popolare verso una risposta reazionaria alla crisi. In Svizzera i partiti e le rivendicazioni populisti guadagnano terreno da anni. L’ultimo esempio è l’iniziativa Ecopop, da considerare fra le iniziative xenofobe che avvelenano la Svizzera dagli anni ’70. In tutta Europa l’estrema destra e a volte addirittura le forze fasciste guadagnano terreno. Questo pericoloso sviluppo deve essere combattuto in maniera decisa e coerente.Il rafforzamento delle forze della sinistra progressista e democratica ènecessario.

Sulla base del marxismo
Come diceva Rosa Luxembourg più di 100 anni fa, “Socialismo o barbarie!” Nella lotta contro la barbarie e per il socialismo, noi partiamo dalle condizioni di vita e dagli interessi oggettivi delle persone. Le persone toccate dalla crisi, dal razzismo e dalla
xenofobia devono battersi per i loro interessi. Il PSdL/POP ritiene che uno dei suoi compiti principali consiste nel mobilitarle per la lotta comune. Per questo la lotta extraparlamentare, così come il rafforzamento dell’organizzazione e della disponibilità alla lotta da parte del movimento operaio e dei movimenti sociali, è un elementocentrale del nostro lavoro.
Non si tratta solo di una riforma dell’economia, dello Stato, delle strutture sociali, per eliminare gli effetti negativi. Si tratta di trasformare la società. Per questo, il PSdL/POP si fonda sulle basi del marxismo. Il nostro scopo è la costruzione di una società nuova, socialista, vale a dire la nazionalizzazione dei principali settori dell’economia (in particolare le banche), una economia che funzioni per il bene di tutti e non per il profitto dei pochi e una democrazia realmente popolare, a partire dai luoghi di lavoro, dove il potere appartenga veramente al popolo e non a qualche lobbie privata.

Ma non vogliamo fermarci qui.
Il nostro ideale è la società comunista, cioè una società senza classi, nella quale la vita ha un senso per tutti, nella quale lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, la dominazione e l’alienazione sono eliminate e dove l’equilibrio ecologico è ricostituito. I valori di tale società saranno l’uguaglianza dei diritti, il rispetto reciproco, la pace e l’assenza di costrizione e di miseria. In tal senso, noi siamo un partito rivoluzionario, che si distingue da tutti gli altri partiti politici in Svizzera. Questa rivoluzione sociale sarà il risultato di una lunga lotta di un movimento popolare largo, che resterà fedele ai principi dell’unità e della solidarietà fra i lavoratori del mondo intero. È il motivo per il quale la solidarietà internazionale è un valore fondamentale del PSdL/POP. Noi ci opponiamo alle guerre imperialiste. Noi condanniamo ogni tentativo di imporre l’egemonia neocoloniale e di appropriarsi delle risorse che appartengono ai popoli.

Per tutte queste ragioni !
Le elezioni federali non sono uno scopo in sé per il PSdL/POP, bensì una opportunità fra le altre di impegnarsi per una trasformazione della società. Noi vogliamo dare voce alle lavoratrici e ai lavoratori, come a tutte e tutti coloro che oggi non hanno una autentica rappresentanza nel Parlamento. In effetti, malgrado qualche sfumatura, tutti i partiti rappresentati in Parlamento sostengono il sistema capitalista, che sfrutta senza pietà gli esseri umani e la natura in nome del profitto.
La lotta parlamentare non risolverà i problemi del capitalismo, tuttavia essa permette di far sentire meglio le rivendicazioni della popolazione, delle lavoratrici e dei lavoratori, ed eventualmente di ottenere dei miglioramenti. Nello stesso tempo, gli interessi che sono rappresentati al Parlamento possono essere meglio smascherati e combattuti. Noi vogliamo mostrare che anche nella ricca Svizzera esistono delle forze che non sostengono la dittatura del capitale. Per tutti questi motivi il PSdL/POP partecipa alle elezioni. Come diceva Lenin: “Utilizzare il terreno parlamentare per la nostra causa rivoluzionaria !”

Rivendicazioni

Lavoro
Siccome la ricchezza sociale è fondata sul lavoro, quest’ultimo per noi rappresenta un diritto fondamentale per tutti gli esseri umani.
Ogni lavoro è importante e ha lo stesso valore. Vogliamo eliminare lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Il PSdL difende la creazione di un nuovo Codice del Lavoro, e in particolare l’istituzione di un Tribunale del Lavoro.

Concretamente rivendichiamo:
• l’applicazione dell’uguaglianza tra il salari degli uomini e delle donne;
• l’introduzione di un salario decente di almeno 4000 fr. (22.— fr. l’ora) e di un salario minimo per le apprendiste e gli apprendisti;Retour ligne automatique
• l’introduzione di un salario massimo;
• l’introduzione della settimana di 35 ore senza riduzione di salario e con l’assunzione di nuovo personale;
• nessuna deregolamentazione degli orari nei grandi magazzini, una armonizzazione su scala nazionale può farsi solo a condizione di limitare al massimo di 11 ore al giorno;
• l’abolizione della precarietà, e cioè la messa in atto di una vera protezione contro i licenziamenti abusivi, il diritto al reintegro e la proibizione del lavoro interinale, del lavoro su chiamata; e dei salari al merito.
• il rafforzamento della protezione della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro, in particolare impegnando le imprese a responsabilizzarsi di fronte ai loro impiegati;
• il diritto di riunirsi in assemblea del personale durante le ore di lavoro, di eleggere dei delegati sindacali dell’impresa e il diritto di sciopero esteso.
E non rinunceremo… fintanto che, nella società socialista, il lavoro non serva più ad arricchire un piccolo numero attraverso lo sfruttamento degli uomini e della natura, ma serva ad assicurare il benessere di tutte e tutti.

Sicurezza sociale
Le pensioni e le assicurazioni sociali non sono un obolo, ma un diritto garantito dalla Costituzione. La salute non è un bene di lusso che solo una minoranza si può offrire.
Concretamente noi rivendichiamo:
• lo stop immediato allo smantellamento delle assicurazioni sociali e la nazionalizzazione di tutto il sistema della sicurezza sociale per metterlo sotto il controllo democratico;
• una sanità pubblica, gratuita e di prossimità;
• l’integrazione del secondo pilastro (casse pensioni) nel primo (AVS) così come l’introduzione delle pensioni popolari e la facilitazione del pensionamento anticipato per i mestieri pesanti;
• asili nido e dopo-scuola gratuiti;
• un congedo parentale di almeno un anno diviso tra i due genitori, con la garanzia del salario e del mantenimento del posto di lavoro;
• un’assicurazione per le cure dentarie.
E non rinunceremo… prima che, nella società socialista, tutti gli esseri umani vivano nella dignità e l’inquietudine per le cure per sé e per la famiglia abbiano fine.

Alloggio
Gli alloggi esistono per abitarci e non per aumentare enormemente i profitti dei proprietari degli immobili. L’alloggio a un prezzo abbordabile è un diritto fondamentale e la qualità dell’alloggio, strettamente legata a quella della salute, devono essere garantiti.
Concretamente rivendichiamo:
• la fine delle espulsioni;
• il controllo degli affitti da parte dello Stato;
• la proibizione della speculazione sugli alloggi e sui terreni;
• un diritto generale di prelazione al valore di stima per i Comuni e le cooperative di abitanti al momento della vendita di immobili e terreni edificabili;
• la nazionalizzazione e il controllo democratico della proprietà fondiaria;
• la creazione di alloggi per studenti e apprendisti.
E non rinunceremo… prima che, nella società socialista, il diritto di disporre dei terreni non sia trasformato in un semplice diritto di utilizzo.

Formazione
Gli istituti di formazione sono il riflesso della società. Si ha tendenza a insegnare ciò che serve all’economia. Questo contrasta con un’educazione emancipatrice che ci permetta di superare lo sfruttamento e il dominio di classe.
Concretamente rivendichiamo.
• un sostegno finanziario maggiore dello Stato per le istituzioni culturali;
• un aiuto mirato per i bambini e le famiglie delle lavoratrici e dei lavoratori e degli immigrati;
• la proibizione dell’influenza dell’economia privata sul contenuto della ricerca e dell’insegnamento;
• una formazione gratuita per tutte e per tutti dalla scuola dell’infanzia fino alla fine degli studi superiori;
• un minimo di due giorni di scuola alla settimana per gli apprendisti;
• un aumento del numero dei posti di apprendistato;
• maggiori diritti per le apprendiste e gli apprendisti e una migliore protezione;
• un aumento del corpo insegnante per le scuole elementari e secondarie;
• una prevenzione attiva nelle scuole contro l’alcool, la droga, il tabacco;
• una scuola laica.
E non rinunceremo… prima che, nella società socialista , la formazione non sia più al servizio degli interessi economici ma serva alla formazione della personalità e della società.

Ricchezza
La ripartizione ineguale della ricchezza è il segno più evidente del capitalismo. Un numero ristretto di persone possiede la più gran parte mentre molti non hanno quasi niente. Il mondo è a rovescio. Noi lo aiuteremo a rimettersi diritto.
Concretamente rivendichiamo:
• l’aumento delle imposte sui benefici delle società di capitali;
• l’aumento delle imposte sul capitale delle società di capitali;
• un importante aumento dell’imposta sui guadagni immobiliari;
• l’aumento delle imposte sulle sostanze private di oltre un milione di franchi;
• l’introduzione di un’imposta sulle transazioni finanziarie;
• l’introduzione di un’imposta federale sulle successioni;
• l’armonizzazione dei tassi d’imposta dei comuni e dei cantoni;
• la nazionalizzazione e il controllo democratico delle banche e delle compagnie di assicurazione;
• un aumento delle imposte sulle grosse sostanze, al fine di limitarle.Retour ligne automatique
E non rinunceremo… prima che, nella società socialista i ricchi non siano più ricchi e i poveri non siano più poveri!

Sovranità democratica
Viviamo sotto la dittatura dell’economia e delle multinazionali. La maggior parte della gente non ha niente da dire. Dei cambiamenti radicali sono necessari. Anche le decisioni economiche devono essere prese in maniera democratica.
Concretamente rivendichiamo:
• l’indipendenza delle autorità svizzere di fronte alle istanze sovranazionali quali la UE e la Nato ;
• il mantenimento della Svizzera nella CEHD;
• la fine dei negoziati sull’accordo di libero scambio Ti SA, NO all’adesione all’Unione europea neoliberale e imperialista;
• una rinegoziazione di tutti gli accordi bilaterali con la UE, affinché siano nell’interesse delle classi popolari e non in quelli della piazza finanziaria e delle grandi industrie;
• la protezione di chi critica e denuncia.
E non rinunceremo… prima che la democrazia socialista regni, e che la democrazia non sia più un privilegio di alcuni che hanno molti soldi.

Solidarietà internazionale
La solidarietà internazionale é un valore fondamentale per il Partito Svizzero del Lavoro. Vogliamo una Svizzera che si impegni affinché il fossato tra i ricchi e i poveri su scala mondiale diminuisca, così come per la pace al posto della guerra.Retour ligne automatique
Concretamente rivendichiamo…
• la fine di ogni collaborazione dell’esercito svizzero con gli eserciti della NATO, di Israele e delle monarchie islamiche del Golfo persico.
• il ritiro immediato di tutti i soldati all’estero, in particolare quelli in Kossovo;
• la fine della partecipazione della Svizzera ai progetti di polizia e di esercito europeo;
• il sostegno ai movimenti democratici nei paesi del terzo mondo:
• la realizzazione di relazioni commerciali eque con i paesi in via di sviluppo e i paesi emergenti;
• una politica di cooperazione allo sviluppo all’altezza di almeno l’1% del PIL ,
• la proibizione della speculazione sulle materie prime;
• il riconoscimento dello Stato della Palestina da parte della Svizzera;
• la fine del blocco economico contro Cuba;
• la condanna delle multinazionali che hanno sede in Svizzera e che non rispettano i diritti umani all’estero.
E non rinunceremo… prima che, nella società socialista, il rischio di guerre sia bandito e che ci sia una solidarietà reale verso i popoli oppressi.

Stessi diritti per tutte e tutti
Il sessismo è l’oppressione che crea gerarchia tra i sessi, formando classi distinte, una classe sessuale produttrice e una classe sessuale riproduttrice, sfruttata in maniera differente. Questo modello viene imposto a ognuna e ognuno, e ogni diversità viene repressa socialmente e legalmente.
Concretamente noi rivendichiamo:
• il diritto per ognuna e ognuno a disporre del proprio corpo, con la garanzia di accedere alla contraccezione e all’interruzione della gravidanza;
• la protezione contro le violenze e le discriminazioni basate sul sesso, l’orientamento sessuale e l’identità di genere;
• la fine della psichiatrizzazione delle persone transessuali e il riconoscimento legale del genere vissuto senza sterilizzazione forzata;
• il diritto all’autodeterminazione del genere per le persone transessuali e bisessuali e l’accesso a un trattamento medico, se desiderato;
• l’instaurazione del matrimonio per tutte e tutti.
E non rinunceremo… prima che, nella società socialista, il sessismo, l’omofobia e la transfobia non siano più che un ricordo del passato.

Una Svizzera aperta per tutte e tutti.
Il razzismo contribuisce a mantenere il potere. I capri espiatori servono a dividere le lavoratrici e i lavoratori e a sviare la popolazione dai veri problemi.
Concretamente rivendichiamo:
• il diritto di voto e di eleggibilità per tutte le persone che vivono in Svizzera;
• il passaporto svizzero per tutte le persone nate in Svizzera;
• la legalizzazione dei sans-papier, poiché nessuno è illegale;
• un vero diritto d’asilo, fondato su dei principi di sincera solidarietà tra i popoli, ciò che implica l’uscita dai trattati di Schengen e Dublino;
• una Svizzera aperta alle rifugiate e ai rifugiati con luoghi di accoglienza adeguati per le migranti e i migranti;
• una libera circolazione delle persone in provenienza dal mondo intero, e non solo dai paesi europei come vuole la UE; il diritto al lavoro per ogni persona che vive in Svizzera.
E non rinunceremo… prima che, nella società socialista, il razzismo e la xenofobia non siano più che un ricordo di un oscuro passato.

Ambiente
Le cause dei problemi legati all’ambiente sono la ricerca del massimo profitto il più in fretta possibile, così come lo sfruttamento senza limiti della natura, il tutto sotto gli ordini del grande capitale. Un ambiente sano è un bene che appartiene a tutti gli esseri umani e dunque deve essere conservato.
Concretamente rivendichiamo:
• nessuna privatizzazione delle risorse vitali come l’acqua e l’elettricità;
• l’uscita dal nucleare, la nazionalizzazione e il controllo democratico del settore dell’energia;
• degli investimenti da parte dello Stato nei progetti di ricerca sulle le energie rinnovabili;
• gli accordi energetici con l’UE garanti di una collaborazione per la distribuzione ecologica dell’energia in Europa;
• l’utilizzo gratuito dei trasporti pubblici locali per tutte e tutti;
• una politica che favorisce il trasporto su ferrovia piuttosto che su strada;
• il contingentamento del traffico commerciale alle capacità ecologiche e alle infrastrutture esistenti. In nessun caso accettiamo un nuovo tunnel sotto il Gottardo,
• una diminuzione drastica dell’uso dei pesticidi.
E non rinunceremo.. prima che, nella società socialista, l’economia pianificata abbia assicurato una giusta ripartizione dei beni e delle risorse naturali.

AgricolturaRetour ligne automatique
Le decisioni in materia di agricoltura e alimentazione sono determinate in gran parte da accordi commerciali multi o bilaterali. Noi vogliamo che le contadine e i contadini e la popolazione svizzera siano in grado di decidere autonomamente del tipo di alimenti da consumare.
Concretamente rivendichiamo:
• un’agricoltura contadina diversificata che tenga conto delle nostre risorse naturali, in particolare il suolo, protegga le nostre sementi e rinunci agli OGM;
• aiuti dallo Stato ai piccoli contadini affinché possano pagare i loro impiegati almeno 4000.- fr. al mese per 160 ore di lavoro;
• una produzione agricola che possa mirare alla sovranità alimentare fissando i prezzi per far si che contadini possano vivere degnamente;
• degli standards di produzione definiti secondo le esigenze dei consumatori e dei produttori e non dai dirigenti dell’UE. Di conseguenza noi vogliamo che la Svizzera abbandoni il principio del Cassis di Dijon;
• l’accesso a un’alimentazione sana e sufficiente per tutte e tutti.
E non rinunceremo: fino a quando, nella società socialista, l’agricoltura sia in armonia con la natura e la popolazione locale.

Cultura
In una società di classe, la politica culturale ha pure un carattere di classe. A ciò si deve opporre una cultura democratica.
Concretamente rivendichiamo:
• l’accesso gratuito all’insegnamento della musica, della danza, della pittura e delle attività artistiche in generale;
• una ripartizione più equa del sostegno pubblico alla cultura;
• un incoraggiamento più importante per i giovani artisti attraverso l’offerta di formazioni adeguate;
• la creazione di spazi culturali autogestiti;
• un sostegno più grande dello Stato alle manifestazioni culturali;
• una garanzia dell’accesso alla cultura per tutte e tutti.
E non rinunceremo: prima che, nella società socialista, l’arte e la cultura non siano
diventate dei mezzi di apertura e di riflessione sullo sviluppo sociale.

Approvato il 13.-14 dicembre 2014 dal 22esimo congresso del PSdL.